Squilibri

[Leggo per trovare domande]

In viaggio, ancora

Two roads diverged in a wood,
And I took the one less traveled by,
And that has made all the difference
“.
(R.F., da Conoscenza della notte e altre poesie)

Anche se nato a San Francisco e morto a Boston, il poeta americano Robert Frost è sempre stato legato alle dolci colline del New England e al lavoro contadino praticato con passione intervallandolo con la professione di insegnante.

Basta scorrere i titoli delle sue raccolte poetiche (Di neve in neve, Conoscenza della notte, Un albero testimone, Nella radura…) per percepire come i suoi versi riecheggino il ritmo delle stagioni e della natura colta non solo nel mutare della sua bellezza ma anche in quella sorta di mistero quasi tragico che sembra disvelarsi nell’accostamento di animali, piante, ombre e figure umane quasi sempre isolate in un’atmosfera sospesa e tesa come un filo fragile in procinto di spezzarsi.

Come nel viaggio frenetico – in solitudini vaste almeno quanto le lande attraversate – in cui è dipinto il cavaliere che sosta immobile davanti a campi, boschi e laghi sui quali si stende il manto di neve cadente. La vita non può fermarsi, riecheggia incessante il verso finale and miles to go before I sleep…

Il mio cavallo trova forse strano
che io sosti ove non c’è casa all’intorno,
Tra i boschi e il lago coperti di ghiaccio
nella sera più buia dell’anno.
Fa tinnire i sonagli delle briglie,
quasi a chiedermi se sto sbagliando.
Non c’è altro suono, fuori del fruscìo
del vento lieve e dei fiocchi che cadono.
Profondi e scuri sono i boschi e belli,
ma ho promesse da mantenere
e miglia da percorrere, prima di dormire,
e miglia da percorrere prima di dormire
.

Ovvero l’evocazione della costante e ininterrotta marcia del vivere, dell’essere uomini con la valigia in viaggio inesausto alla volta di sé, condizione necessaria per mantenere alta l’inquietudine positiva e non rischiare di arrestarsi in un’unica interminabile giornata, immobili nell’anima, senza una promessa da mantenere.

Come disse qualcuno, “finché ci sentiremo inquieti potremo stare tranquilli”.

20 Marzo 2005 - Pubblicato da Stefania | James Joyce, Julien Green, Robert Frost | | Ancora nessun commento.

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