Squilibri

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Un paio d’ali

Seamus Heaney celebra l’eroismo epico legato alla dura realtà del lavoro quotidiano: l’eroismo dell’uomo che scava con la vanga nella torba, che coltiva la terra, strappa le erbacce, incanala le acque per irrigare i campi, forgia il metallo, intreccia i tetti di paglia. Un’epopea degli umili, una glorificazione del lavoro manuale, un eroismo senza bagni di sangue che, se incarnato da un santo, si fa rinuncia e dono.

Una di queste figure è san Kevin, che si presta ad essere nido per gli uccelli in una tra le più belle poesie (qui in traduzione italiana ed oggi pubblicata in La misura dello spirito) nate nel solco della grande tradizione incentrata sul rapporto tra l’uomo e gli esseri alati. Una tradizione che ha il suo mito di fondazione in Francesco d’Assisi, e che può contare sull’allodola di Shelley, l’albatros di Coleridge, il corvo di Poe, gli uccelli e Zeusi in Bonnefoy per tratteggiare quella che non è la relazione con un animale qualsiasi, bensì con un alato abitante del cielo.

Se fosse vero, come ricorda Mircea Eliade, che “poter volare, avere ali, diventa la forma simbolica della trascendenza oltre la condizione umana; la capacità di sollevarsi nell’aria indica l’accesso alle estreme verità”.

24 Marzo 2005 - Pubblicato da Stefania Mola | Edgar Allan Poe, Mircea Eliade, Percy Bysshe Shelley, Samuel T. Coleridge, Seamus Heaney, Yves Bonnefoy | | No Comments Yet

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