L’enigma del tempo

Sulla questione della natura del tempo, nel corso dei secoli, si sono  arrovellati filosofi, scienziati, letterati senza giungere mai ad una interpretazione soddisfacente, a volte lasciando prevalere una visione riduzionistica, molecolare, altre un punto di vista olistico, globale. Riduzionismo e olismo come esperienze parallele ma – su entrambi – una comune luce. Che potrebbe identificarsi nel principio di indeterminazione di Heisenberg, una combinazione di posizione e velocità entro cui nulla può essere definito e fissato.

Tutto è indeterminato, lo stato della materia, il nostro vivere quotidiano, le città in cui viviamo (è d’obbligo pensare alle Città invisibili), la nostra stessa identità (come Uno, nessuno e centomila insegna). Non ci sono più punti di riferimento, se neppure il tempo può essere definito nella sua direzione, se non sappiamo se potremo mai arrivare a stabilire verso che cosa corre la freccia del tempo?

È un tema estremamente affascinante, un buon esempio di come – in barba alla distinzione tra cultura umanistica e cultura scientifica – la cultura sia una sola. E invoglia a ripartire verso il viaggio turbinoso nei recessi più reconditi della nostra mente e della nostra capacità di interpretare il mondo e lo spazio, lo spazio-tempo – appunto – nel quale ci aggiriamo come tanti Sisifo in procinto di scalare la montagna della conoscenza.

Senza speranze – è forse vero – ma immaginandoci comunque felici, perché “anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo“.

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4 pensieri su “L’enigma del tempo”

  1. A mio avviso non tutto è indeterminato. Anche Bohr per esempio diceva in pratica che la fisica quantistica è uno strumento utile a capire il mondo atomico e subatomico, ed al tempo stesso conferiva realtà certa a quanto misurato dalla fisica classica, ossia la parte della fisica atta a ‘misurare’ ciò che per esempio assume dimensione almeno di ‘molecola’.

    Parlando di -tempo- sicuramente la particella più misteriosa è il ‘tachione’ che è stata teorizzata da più fisici, tra l’altro appare anche in diverse equazioni di fisica teorica. A tutt’oggi non è mai stata sperimentalmente osservata (anche se già si sono avute conferme di esperimenti superluminali).

    Sull’argomento ho scritto un romanzo, uscito recentemente, che arriva ad una conclusione apparentemente sconcertante: l’universo è nato dal futuro. Si badi bene non dal nostro futuro, ma da un ‘luogo’ collocato in un ‘altrove’ futuro. Ed è nato grazie appunto alle proprietà di questa particella chiamata ‘tachione’ di cui accennavo sopra.

    Credo che al Cern di Ginevra faranno un passo avanti anche nella direzione della comprensione del ‘tempo’.

    Ossia, per essere piu precisi ed espliciti: se attraverso gli scontri tra i 2 fasci di protoni nasceranno micro-singolarità come alcuni ipotizzano, il mondo non morirà, penso che invece apparirà qualcosa di inedito per la storia della fisica che ci aiuterà a capire in modo piu profondo il meccanismo del tempo.

  2. Non ne so abbastanza di questi approfondimenti specialistici, ma mi sembra giusto – visto che non lo ha fatto l’autore – indicare che il romanzo in questione si intitola La pietà del male. E che la sua tesi è assai suggestiva.

    Grazie Luca. :D

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