Squilibri

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L’età dell’oro

La gente deve ricominciare a vedere quadri, veri quadri, non oleografie dipinte a mano: deve potersi di nuovo ricordare che la loro materia è una scrittura magica che, con macchie di colore in luogo delle parole, ci trasmette una visione interiore del mondo – il mondo misterioso, arcano, meraviglioso – non un’attività commerciale… l’arte del colore domina l’anima umana non diversamente da quella dei suoni…

Superata la crisi creativa dei primi anni, Gustav Klimt riuscì a compiere la magia, mostrando al pubblico viennese che «la pittura ha qualcosa in comune col pensiero, col sogno, con la poesia…» (Hugo von Hofmannsthal, 1893).

Che certa pittura è capace di svelare ciò che si immagina racchiuso nella segreta profondità dell’uomo:

Un essere crepuscolare, che vegeta, sogna, vive di angoscia, ebbrezze e nostalgie e che per le sue supposte bassezze e odiosità mai si affida alla luce del giorno: un essere consapevole (con molta vergogna) d’essere basato sugli istinti e non sui princìpi“.

Capace, per sua diretta ammissione, di forzare «la botola sprofondata e dimenticata dell’anima», ma anche di restituire l’immagine festosa del mondo e di ogni irripetibile e gioiosa intimità consumata nell’attimo dell’estasi.

5 Luglio 2005 - Pubblicato da Stefania | Gustav Klimt, Hugo von Hofmannsthal | , | Ancora nessun commento.

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