Squilibri

[Leggo per trovare domande]

La storia centrale – oggetti tra realtà e poesia

Il pensiero, spesso, ha occhi.
Dissociando somiglianza e similitudine, dichiarandole ineguali, lasciandole agire l’una privata dell’altra, conservando quella inerente la pittura e allontanando quella prossima alla parola, da un lato le cose sono ciò che sono, dall’altro ciò che nascondono.

La somiglianza non è proprietà delle cose ma del pensiero che di volta in volta la plasma e la modella, e il significato del quadro sta nella combinazione inattesa e misteriosa degli elementi che lo abitano in relazione di similitudine. Similitudine che ne trafigge l’identità.

Una valigia e una tuba, posati su un tavolo, si confrontano con una figura dal volto coperto. E creano un’amosfera psichica e sensitiva sospesa, senza tempo, in cui le immagini non hanno un significato perché sono un significato.

L’invisibile è anche in quel tòpos ricorrente che rimanda al dramma consumatosi nell’infanzia: la madre rinvenuta esanime sul bordo del fiume – vittima di un’irreparabile depressione – lo strazio della memoria, il dramma dell’enigma, associato al dramma dell’uomo che cerca di aggrapparsi continuamente ai significati simbolici perché lo salvino dal vuoto, e nel quotidiano cammina immemore e inavveduto rispetto alla poesia e al mistero.

Senza vedere, appunto.

La mia pittura non implica alcuna supremazia dell’invisibile sul visibile [...] La mente ama ciò che è sconosciuto. Ama le immagini il cui significato è sconosciuto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto.

15 Luglio 2005 - Pubblicato da Stefania | René Magritte | , | Ancora nessun commento.

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