I materiali prediletti dagli artisti contemporanei? Non più colori e pennelli, e neppure marmo o bronzo, bensì «capelli, peli, unghie, secrezioni e umori, sangue, saliva, muco, urina, sperma, escrementi».
Jean Clair, uno dei massimi storici dell’arte di oggi, già autore, oltre vent’anni fa, del polemico pamphlet Critica della modernità, torna ora all’attacco contro il «disgustoso come categoria privilegiata dell’arte di oggi».
Il nuovo libro-scandalo (per il quale la critica d’avanguardia lo considera nient’altro che un «reazionario») si intitola De immundo, e ripercorre il bizzarro cammino dell’arte «dalla simbologia dell’immagine dipinta» all’attuale arte della «fisicità», fatta di escrementi e di immondizie, dei quali «si fa commercio» e che «si espongono nei musei, come un tempo si faceva con le reliquie».
De immundo è – più che un libro di estetica – un grido di dolore contro quella «teofania negativa» che è alla base della pratica di famosi artisti come Hirst, i fratelli Chapman, Quinn, Barney.
[Alessandro Riva, “Corriere della Sera Magazine”, 6/10/2005]
