Mélancolie
Génie et folie en Occident
Paris, Galeries nationales du Grand Palais
13 octobre 2005 – 16 janvier 2006
Una mostra tematica massimamente in tema, con un orizzonte che travalica il dato puramente iconografico per rivolgersi alle espressioni di ogni arte e di ogni tempo, da Aiace alla Melencholia di Kiefer, passando per Dürer, Goya, Füssli, Van Gogh, Picasso, Munch, De Chirico, Sironi…
Trecento lavori ispirati alla malinconia, o piuttosto a quella diffusa affezione che il male di vivere avvicina alla depressione.
Trecento modi non tanto di interpretare l’immagine e la lettura letteraria, quanto di rendere visibile la rappresentazione di un sentire, reso tramite la descrizione dell’anima dentro il suo dolore attraverso noti e meno noti capolavori.
Il filo rosso è tematico anche all’interno del tema, la cronologia, le idee e i luoghi comuni rimescolati, l’attualità pressante, con tutte le implicazioni del caso.
Su tutto, quelle vibrazioni cromatiche dell’umor nero in cui palpita l’«atra voluttà», la mancata dolcezza del vivere illuminato dal sole, quel sentimento disperato che Dante fa abitare nel quinto cerchio del suo Inferno, perché «tristi nell’aere dolce che dal sol s’allegra, / portando dentro accidioso fummo».
Quel gesto, malinconico per antonomasia, che fa posare il capo sulla mano reclinandolo appena, e cela – dicono – genio e follia.
E quel sentire che solo la poietiké (la pittura, la scultura, la musica, la poesia: l’arte) riesce a penetrare davvero.
