La notizia è di questi giorni ma il suo ritrovamento risale a due anni fa, un intervallo giustificato dalla necessità da parte del direttore della missione archeologica arrivata dall’Università di Montpellier di studiarlo prima di esporlo al pubblico – da mercoledì scorso – al Museo Archeologico Nazionale di Taranto.
Un coccio grande quanto un francobollo, un frammento di ceramica a vernice nera databile al V secolo a.C. come le migliaia che ancora spuntano dal terreno qui oltre ai vasi integri.
Ancora una volta il cuore del Salento profondo restituisce un frammento della sua antichità, ma questa volta davvero speciale.
Perché quella graffita sulla vernice è una mappa – quel che resta – abbastanza da riconoscere il profilo costiero del tacco dello Stivale, la linea zigzagante dei suoi due mari e le sue città: dalla greca Taras (o meglio, una metà dell’indicazione del suo golfo) alla dozzina di città messapiche (alcune in forma abbreviata) concentrate in questo lembo estremo d’Italia proteso verso finisterrae (Leuca) e l’ombelico del Mediterraneo.
La mappa geografica più antica del mondo classico, ad oggi, ma soprattutto la raffigurazione più antica di una regione reale.
[Hic non sunt leones...]
