Ombre/7

Johann Heinrich Füssli, Achille tenta di afferrare l’ombra di Patroclo (Zurigo, Kunsthaus)
Ad Achille l’ombra appare in sogno.
È quella del suo amico Patroclo, che gli chiede di seppellirlo per pacificare il suo spirito errante. La sua natura di ombra, infatti, non gli permette di essere tra i vivi, né di poter essere accettato nell’Ade finché sarà privo di rituale sepoltura, previo quel rogo sul quale l’amico e i compagni deporranno ciocche della loro chioma e offerte sacrificali propiziando il fuoco benevolmente alimentato da Zefiro e Borea.
Achille tenta di abbracciare Patroclo per l’ultima volta, ma abbraccia il vuoto mentre l’ombra – che nelle sue parole pronunciava affetti, volontà, memoria, conoscenza dell’immediato futuro – si dissolve come fumo.
…Tu dormi, Achille, né di me più pensi.
Vivo m’amasti, e morto m’abbandoni.
Deh tosto mi sotterra, onde mi sia
dato nell’Orco penetrar. Respinto
io ne son dalle vane ombre defunte,
né meschiarmi con lor di là dal fiume
mi si concede. Vagabondo io quindi
m’aggiro intorno alla magion di Pluto.
Or deh porgi la man, ché teco io pianga
anco una volta: perocché consunto
dalle fiamme del rogo a te dall’Orco
non tornerò più mai…
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