Squilibri

[Leggo per trovare domande]

Mappe dell’anima

Mi siedo qui con il portatile sulle ginocchia e mi si spalanca dinanzi una finestra, dalla quale escono svolazzando tutte le buone intenzioni e gli appunti ed entrano – insieme alle folate improvvise – nebulose indistinte e grumi di universo mondo.

Un pulviscolo di teogonie. In principio è il Caos della mente, poi nascono Gea e il caliginoso Tartaro, infine Eros, il più bello tra gli dèi. Il Caos genera Erebo e la Notte, e dalle tenebre arriverà la luce. Gea partorisce Urano senza gioia né amplessi, ma è il Cielo, accidenti, perché la avvolga in un manto di stelle e sia dimora degli dèi. E genera Ponto, il mare. Vorrà dire qualcosa che le deità siano frutto incestuoso dell’unione tra Terra e Cielo e Terra e Mare?

Gli antichi artigiani della parola sapevano leggere le mappe del cielo e della terra e costruire quelle dell’avventura umana. Lo sapeva Omero, padre di mappe [in]cantate che si impossessa della nostra immaginazione e la conduce ai limiti estremi dell’universo noto e ignoto. E lo sapevano tutti gli scrittori e i poeti dalle cui penne sono nati paesi delle meraviglie, luoghi immaginari o solo immaginati, selve oscure, inferi ed empirei calcati dai loro passi e consegnati a noi, più veri del vero.

È così che un libro diventa una cartografia di sogni, e il sedersi davanti ad un foglio bianco solo l’inizio del viaggio, non il suo compimento. Con l’idea della mappa nell’anima, e geografie infernali, penitenziali, salvifiche, satiriche, metaforiche, interiori o semplicemente impensabili che si fanno mentre cammini, ricomponendo il ricordo di una strada mille volte percorsa e dimenticata.


Si ringraziano per la partecipazione straordinaria: Esiodo, Omero, Virgilio, Marco Polo, Dante, Swift, Tolkien, Joyce

14 Luglio 2006 - Pubblicato da Stefania | Dante Alighieri, Esiodo, James Joyce, John R.R. Tolkien, Jonathan Swift, Marco Polo, Omero, Publio Virgilio Marone | , | Ancora nessun commento.

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