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Un museo per la scultura

Chi è stato almeno una volta a Matera, sa. Del vivere in grotta. Dei letti prosciugati di fiumi primordiali. Sa della fatica di costruire per via di levare e di quel modo ancestrale e rupestre di insediarsi che è solo mediterraneo, di Puglia e di Lucania come di Licia, di Frigia e Cappadocia. Sa di quelle gravine aspre come canyons, della roccia forata e nuda, ossificata da somigliare a un calvario, degli anfratti e dei pertugi, degli strapiombi e delle risalite.

E sa delle cento chiese indistinguibili dalle case, cresciute nel ventre dei Sassi, scavate, costruite, dipinte. Abitate. In posti come questo umano e divino si toccano e talvolta s’incontrano. Non conosco luogo migliore perché ciò accada anche tra antico e nuovo. Un museo a cielo aperto e un museo “vero”. Un habitat scolpito dalla natura e opere scolpite dalla mano dell’uomo.

Si chiama MUSMA, secondo l’acronimo, il Museo della scultura contemporanea di Matera che nasce dalle donazioni degli artisti ospitati dal 1978 ad oggi dalle «Grandi mostre nei Sassi», allestite annualmente nelle chiese rupestri della Madonna delle Virtù e di S. Nicola dei Greci. Nasce dunque già ricco e si inaugura oggi nel settecentesco palazzo Pomarici, ubicato nella Civita, la parte più alta e “costruita” dei Sassi. Nasce ricco di un centinaio di artisti, nomi quali Fausto Melotti, Jean Tinguely, Adolfo Wildt, Medardo Rosso, Sebastian Matta, Pericle Fazzini, Stanislav Kolibal, David Hare, José Ortega, Giosetta Fioroni, Michele Cascella e poi Picasso, Pomodoro, Manzù, e delle loro opere – soprattutto sculture – in bronzo, marmo, pietra, ferro, acciaio, terracotta, gesso, ceramica, cartapesta, tufo.

Una babele di voci e di materie a documentare protagonisti e percorsi della scultura del Novecento, da Duilio Cambellotti (con i prestigiosi pezzi degli anni Venti) a Carla Accardi (forme coniche), da Emilio Isgrò (con un poderoso libro-scultura del ‘93) a Leoncillo e ai suoi maestosi pannelli in ceramica. A cui vanno aggiunti disegni, incisioni, gioielli, medaglie, libri d’arte, monografie e cataloghi, questi ultimi destinati alla Biblioteca del museo intitolata a Vanni Scheiwiller, fino all’ultimo fedele sostenitore delle attività culturali di Matera.

Un museo siglato dalla suggestiva immagine di Mario Cresci, una mano che plasma l’argilla in un’impronta che le confonde, tanto da non distinguere dove finisca una e inizi l’altra. Un po’ come la città dei Sassi, scolpita e scavata prima ancora che costruita, dove non è facile capire quando si esaurisca l’impronta della natura e cominci la mano di Dio.

14 Ottobre 2006 - Pubblicato da Stefania Mola | Adolfo Wildt, Arnaldo Pomodoro, Carla Accardi, David Hare, Duilio Cambellotti, Emilio Isgrò, Fausto Melotti, Giacomo Manzù, Giosetta Fioroni, Giò Pomodoro, Jean Tinguely, José Ortega, Leoncillo, Mario Cresci, Medardo Rosso, Michele Cascella, Pablo Picasso, Pericle Fazzini, Sebastian Matta, Stanislav Kolibal, Vanni Scheiwiller | , | Ancora nessun commento.

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