Io, Christine
«Nella mia follia, mi disperavo del fatto che Dio mi avesse messo al mondo in un corpo di donna».
Scriveva così Christine de Pizan nella sua Città delle dame, forse senza crederci fino in fondo, rubando qualche briciola al sapere scientifico del padre, medico di corte, patendo l’esclusione ma erodendo pian piano un territorio che non le sarebbe spettato. Scrivendo, appunto.
«Un giorno mentre ero seduta nella mia stanza, come sempre concentrata nello studio delle lettere, attività consueta nella mia vita…»
Scrivendo di una visionaria città abitata solo da donne, regine, guerriere, martiri, scienziate, poetesse, indovine, custodi degli alfabeti e dell’arte del tèssere. A sfidare una tradizione che voleva le donne depositarie di ogni difetto e di tutti i vizi e imponendo di sé l’immagine di donna scrittrice, ritratta alla sua scrivania con penna e raschietto in mano.
«Io, Christine…», letterata, donna e polemista di un Trecento agli sgoccioli, che introduce ogni suo pensiero in prima persona riaffermando ogni volta la consapevolezza di quell’esistenza anomala regalatale dall’istruzione e dalla conoscenza; e di una scrittura nata per uscire dalle anguste stanze dei ginecei, per levarsi altissima nei dibattiti e negli scritti filosofici, politici e religiosi, ovunque la condizione e la natura delle donne fermentassero nella riflessione personale e collettiva.
«Oh Dame, fuggite, fuggite il folle amore che vi propongono. Fuggitelo!». Donne non più fatte «per piangere, parlare e filare» ma finalmente in fuga, lontane dall’abisso del dubbio e della malinconia.
Maria Giuseppina Muzzarelli
Un’italiana alla corte di Francia. Christine de Pizan, intellettuale e donna
Il Mulino, Bologna 2007
Non c’è ancora nessun commento.




Leggere compromette la stupidità



