Squilibri

[Leggo per trovare domande]

[De]fluire

Ho recitato Ofelia, conosco la pazzia, e so che ti colpisce per eccesso d’amore…

Il poeta regala voce agli eroi del mito, agli animali, alle piante, alle pietre, all’acqua, alle cose e alle ombre. Mentre l’amore preme dal fondo di quel tempo circolare in cui è lui solo a spiegare la vita e la morte.

…e so cosa significa eccesso d’amore,
quando colui che ami dilegua e tace,
o non riesce a risponderti, e tu muori,
per estinzione, disidratata in pietra.

È l’incanto della poesia, da Orfeo in avanti, quella capacità di rianimare l’inanimato e distillare le vibrazioni altrimenti impercettibili del mondo trasformandole in racconto. Dove la quintessenza profonda delle cose intorno svela la dimensione magica del quotidiano attraverso ogni senso. Dove la morte non ha l’ultima parola ma la tentazione di voltarsi indietro non cancella la soglia del destino.

Ho angoscia della pianura, nel mio cuore
evoca il mare immobile e disanimato
della bonaccia, quando non spira brezza
e le vele penzolano come vampiri al mattino.

Dà voce anche a sé stesso, il poeta, all’amore per la sua donna, per la madre, per ogni casa abitata e poi abbandonata.

Ho abitato più di una casa
e di ognuna niente è perduto.
Di tutte ricordo le voci, i volti, le persone,
l’impercettibile respiro respirato
e trasformato in forma di pensiero
nella memoria che mi tiene in vita.

Il poeta è un camminatore, per nostalgia o resistenza, folle del suo dio, orientato alla salvezza attraverso la memoria e la parola.

Conosco la pazzia e sono affogata,
e adesso so che era soltanto amore.

Mi piace, oggi, ricordare che camminare significa portare con sé l’orizzonte. Anche lungo la linea del tempo.


Roberto Mussapi
La stoffa dell’ombra e delle cose
Mondadori, Milano 2007

11 Ottobre 2007 - Pubblicato da Stefania Mola | Roberto Mussapi | , , | No Comments Yet

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