Incontri

“Chi ha esperienza della letteratura vive indirettamente molte vite diverse…”

Lettura, evento fragile – “irriducibilmente ipotetico” e istintivamente esplorativo – che attraversa “la materia vulnerabile della parola divenuta segno”, capace – a libro chiuso – di riverberare le vite abitatrici delle pagine nei luoghi del nostro esistere.

Lettore, protagonista e ruolo attivo, che – ricorda Novalis – fa di un libro ciò che vuole, ché “quando leggiamo le parole di un testo le riempiamo della nostra esperienza” e costruiamo – reinventandolo – uno spazio “più vero e più vivo della realtà circostante”, solitaria e individuale rifrazione di verità spesso inesplorate del nostro essere.

In questo silenzioso attraversamento di sé la lettura si trasforma in incontro – intenso e assai poco convenzionale – tra due vite e due storie. E due solitudini, abitate “da una molteplicità senza termine di voci e di ombre misteriosamente solidali”. Creando, tra autore e lettore, una vera e propria relazione etica grazie al testo e al suo precipuo e continuo fluire mutando “l’ordine sempre imperfetto e congetturale delle certezze parziali”. Testo che è “segno di vita cui si deve continuare a dare vita”: perché “la tradizione e il passato sono reali solo quando vengono toccati, e a volte sottomessi, dall’immaginazione poetica del presente”, quasi fossero “fantasmi che tornano a vivere solo in quanto un essere vivo dà loro voce e vita”.

C’è, in questa “attitudine a creare rapporti, a definire somiglianze e differenze, a riconoscere i nodi problematici”, una bella responsabilità per il lettore, dalla cui “risposta” rispettosa dei dettagli e della materialità della parola dipendono il senso e l’esistenza del testo, la sua integrità e la possibilità di essere fino in fondo se stesso: “come non parlare di rispetto, se nel testo si riconosce un’epifania dell’altro, una traccia fragile e finita dell’umano”, un’alterità e una differenza verso le quali – leggendo – la nostra stessa identità sperimenta movimento e tensione? Una tensione [a ricordare, a integrare, a costruire], a detta di Schlegel di ordine propriamente etico e mossa dalla convinzione che nessuno si conosce, fin quando è soltanto se stesso e non nel medesimo tempo anche un altro.


Ezio Raimondi
Un’etica del lettore,
Il Mulino, Bologna 2007

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s