La dernière scène
Socrate O amici, che cosa è in realtà la danza?
Erissimaco Non è quello che noi vediamo? Che cosa vuoi di più chiaro sulla danza che la danza stessa?[...]
Socrate Come follemente canta tra la materia e l’etere la fiamma, non è, amici miei, la grande Danza, quella liberazione del nostro corpo tutto quanto posseduto dallo spirito della menzogna, e dalla musica che è menzogna, ed ebbro della negazione della vuota realtà? Guardate, di grazia, quel corpo che balza come la fiamma succede alla fiamma, guardate come schiaccia e calpesta ciò che è reale! Come furiosamente, giocondamente, distrugge il luogo stesso in cui si trova e come si inebria dell’eccesso dei propri mutamenti! [...] E il corpo [...] eccolo finalmente in quello stato paragonabile alla fiamma, in mezzo agli scambi più attivi… Non si può più parlare di «moto»… Non si distinguono più i suoi gesti dalle sue membra.[...]
Erissimaco Ma ecco l’Athikte presentarci ancora un’ultima figura, ecco il suo corpo spostarsi su quell’alluce possente.
Fedro L’alluce che intero pulsa al suolo come il pollice sul tamburo. Che attenzione in quel dito; che volontà la irrigidisce e la mantiene sulla punta! Ma eccola girare su se stessa…
Socrate Gira su se stessa –
ecco, le cose eternamente congiunte cominciano a separarsi. Ed ella gira, gira…
Erissimaco È veramente un penetrare in un altro mondo…
Socrate È il tentativo supremo… Ella gira e tutto ciò che è visibile si stacca dalla sua anima; tutta la melma della sua anima si separa finalmente dalla parte più pura.
Fedro Si è tentati di credere che ciò possa durare in eterno.
Socrate Potrebbe morire, così…
Fedro Gira, gira… Cade!
Socrate È caduta!
Fedro È morta!
Erissimaco Sbatte un poco l’ala l’uccello, prima di riprendere il volo.
Socrate Sembra piuttosto contenta…
Fedro Che ha detto?
Socrate Ha detto qualcosa solo per sé.
Erissimaco Ha detto: Come sto bene!
Athikte Non sento niente. Non sono morta. Eppure non sono viva!
Socrate Di dove ritorni?
Athikte Rifugio, rifugio, o mio rifugio, o Turbine! –
Ero in te, o moto, fuori da tutte le cose…
(Paul Valéry, da L’anima e la danza, in Tre dialoghi, traduzione di Vittorio Sereni)
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