Guido Cagnacci, o dell’anima carnale

Guido Cagnacci
protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni
Forlì, Musei San Domenico
20 gennaio – 22 giugno 2008
Ci sono secoli cui basta un’onesta dissimulazione di ciò che è, mai disgiunta dalla necessaria finzione di ciò che non è. Tempi in cui nulla è ciò che sembra e persino la sensualità vitale di un corpo si spegne in un «ricordo mormorato».
Poi ci sono secoli in cui un Galileo comincia a leggere l’universo come un libro infinito, un Caravaggio immerge nel vero persino la raffigurazione della storia sacra e una combriccola formata da tipi come Shakespeare, Cervantes e Racine mette in scena – sotto gli occhi di tutti – sentimenti, passioni e affetti. Il meglio degli abissi dell’animo umano.
Un Galileo del pennello – definito sensualista da Longhi – può essere considerato Guido Cagnacci, lettore dell’universo magmatico dei tumulti passionali, uomo di scandali, pittore girovago, identità sotto falso nome, artefice di mirabili anime fatte di carne dove è il mormorio ad essere un ricordo, non il corpo.
- su «La Repubblica» del 18-1-2008
- sul «Corriere della Sera» del 19-1-2008
- sul «Sole 24Ore» online




Leggere compromette la stupidità




Carissima Stefania,
mi scuso per l’OT, ma mi piacerebbe sapere se hai ricevuto la mia risposta alla tua email. Grazie.
No, Patrizia, non ho ricevuto nulla.
Invece mi è tornato indietro il pacchetto, dopo più di 30 giorni di peregrinare. Ma di questo ti avrei scritto stasera, incerta se mangiarmi vivo qualcuno alle Poste o ritentare.
Ehilà io mi allontano qualche giorno e mi ritrovo un arretrato?E mò come faccio?
In Ot.
Non hai ricevuto la mia mail?
Baci
Ehi… arretrato… non esageriamo! Non si vede che è almeno dall’inizio dell’anno che le mie letture restano dove sono (nella testa e nella penna, preferibilmente)?
M@il: ci credi se ti dico che stasera ho ricevuto una tua mail del giorno 17?
Alla quale provvedo domani di buon’ora, me lo concedi?
Eccome se ci credo…sebbene io sia allibita.
Non ci si può fidare delle PPTT.
Non ci si può fidare degli “sms”.
Non ci si può fidare della posta elettronica.
Ci saranno rimasti solo i segnali di fumo?
Intanto spero che la mail che ti ho appena inviato faccia fumo da sé.
Ti ho letta e ti ho pure risposta.
Stefania, osservavo il suo “David con la testa di Golia” e mi chiedevo come mai ricorra tanto spesso nel ‘600 questo tema. L’Allori , rimanendo il tema, ma anche la Gentileschi hanno affascinato.
Potere seduttivo della morte? Bohhhhhh
Errata Corrige.
L’Allori e la Gentileschi agli Uffizi.
Marzia, tra questi e quelli via mail mi hai caricato di compiti a casa per il weekend…
Scherzo!
Il tema di Davide e Golia in effetti è nel Seicento che trova la sua massima diffusione. A parte alcune implicazioni connesse con la posizione “trionfante” della Chiesa controriformata, direi che si prestava in modo eccellente al bisogno di teatralità. Poi però, mi sembra che con l’Allori (Cristofano) e la Gentileschi tu faccia riferimento – invece – all’altro tema iconografico assai cruento, quello di Giuditta e Oloferne. O sbaglio?
Ne riparliamo in mail.
Ok ok aspettarossi paziente e impazientemente leggerossi il tuo discettamento richiestoterossi.
Vero..è l’altro tema, ma sempre decapitazioni sono o sbaglio?
Non vorrei che la mia formazione catechistica faccia acqua.
Sempre decapitazioni, e sempre previo stordimento. Premeditate.
Davide colpisce Golia prima con la fionda, Giuditta “approfitta” di un Oloferne stordito dall’ebbrezza. E i pittori trovano materia degna di Dario Argento (alcuni accennando a raffinati lavori di pura macelleria)…