Mappe
Siamo pagine di aste a tratti inclinate e qualche sbavatura d’inchiostro, molte cancellature e diverse omissioni, di scrittura fitta e riempite di fretta dai giorni che consumano il nostro taccuino e corrono, dal margine alto del foglio passando dal centro – lì dove osa l’infanzia sovvertendo ogni direzione – e scendendo verso sud-est, oltre finisterre, lembo estremo dove la crosta sottile della felicità, gli echi dei passi e la scrittura finiscono.
Spesso non c’è sollievo più grande di quel voltare pagina e posare lo sguardo di nuovo sul primo rigo a nord-ovest, antica uscita d’emergenza dischiusa sul possibile.
Conoscevano le mie pene, i bisogni, gli scontenti. In ognuno di loro c’era una frase, una lettera che era stata scritta solo per me. Sono stati la vita seconda, che insegna a correggere il passato, a dargli una presenza di spirito che allora non ebbe, a dargli un’altra possibilità. I libri insegnano ai ricordi, li fanno camminare. Li ho letti per intero, non ne ho lasciato nessuno a mezzo, per quanto fosse deludente o presuntuoso l’ho seguito fino all’ultima linea. Perché è stato bello per me girare la pagina letta e portare lo sguardo in alto a sinistra, dove la storia continuava. Ho girato il foglio sempre alla svelta per proseguire da quel primo rigo, in alto a sinistra.




Leggere compromette la stupidità




Ciao Stefania.
Ma sai che non avevo mai sentito parlare de “Il Fauno di marmo”?Mi pare sia appetibile,leggendo che nasce influenzato “dalla tradizione ottocentesca del Gran Tour “.
Tu lo hai letto?
Ti ho letta. Tranquilla: ero in riflessione sulla “fast life” che i nostri ritmi costringono a vivere…
Il fauno di marmo appartiene alle letture predilette tra il liceo e l’Università. È da lì che viene l’immagine della felicità come crosta sottile che basta un nonnulla ad incrinare. E noi che ci camminiamo sopra? Facile…
p.s. E menomale che ti avevo scritto al volo, venerdì sera, in una pausa al Pentagramma. Quando sono tornata a casa, finita la cena, quando già mi pregustavo una serata finalmente tranquilla, con marito e figlio a letto presto per malesseri passeggeri, e mia figlia intenta in cose sue… un altro imprevisto. Da uscire di casa in fretta e furia e tornarci ormai a notte fonda, e abbastanza frastornata. Menomale che ti avevo scritto.. (ed ora ti ho rimesso in coda d’attesa, abbi pazienza…).
in alto a sinistra può essere sollievo, e attesa, curiosità; ma la scrittura fitta, per quanto frettolosa, sottrae alla consunzione, è – almeno – domanda, traccia, memento; dunque probabilmente vale anche quando la crosta s’è incrinata
La tua immagine è bellissima… Mi fa venire in mente quanto scrive Vecchioni nel Libraio di Selinunte: tutte le parole scritte dagli uomini sono forsennato amore non corrisposto; sono un diario frettoloso e incerto che dobbiamo riempire di corsa, perché tempo ce n’è poco. Un immenso diario che teniamo per Dio, per non recarci a mani vuote all’appuntamento.
Mettiamola così.