[Co]incidenze

Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi né identitario, né relazionale, né storico si definirà un non-luogo.

“Chi è legato non è contento”, osserva Solimano nel suo commento al post precedente, e l’occasione di riflettere su rapporti e legami conduce alle storie personali e alla loro incidenza sulla prospettiva da cui si osserva il porsi in relazione con l’altro, anche semplicemente un interlocutore. Incidenze e coincidenze, magari di letture recenti.

Due scenari: l’aeroporto e il teatro. Un uomo, una donna e l’alternanza dei punti di vista e delle prospettive da cui si irradiano – inascoltate da loro stessi – le parole e le storie che si vorrebbero circoscrivere. Un amore finito, individuato con precisione contabile, una serie di ulteriori possibilità cercate svogliatamente, una scansione di tempi da teatro dell’assurdo.

Il tutto sostenuto dall’anonimato, a sottolineare l’indifferenza dell’identità: una storia in cui i protagonisti sono senza nome esattamente come lo spazio dei loro spostamenti e il tempo attraversato dai loro flashback. Senza nome come il vuoto che li separa dall’interlocutore e da ogni altra dimensione, compresa quella del lettore.

Gli spunti di riflessione, al di là della narrazione asciutta e della buona scrittura, sono numerosi, e brucianti. Vi sono le coincidenze, in balìa della cui ambiguità semantica si dis/orientano le vite; coincidenze che non sono solo corrispondenze e incontri ma elogio della provvisorietà e apoteosi del transito, in ogni senso. Vi è il collocarsi fisico in quei non-luoghi nei quali – per definizione – ci si sfiora senza mai incontrarsi.

E ancora, quella “necessaria” incertezza propria di un’umanità in viaggio perenne, “improvvisamente esperta di slot, di radar, di check in” ma in realtà sospesa in una condizione di precarietà. “Nulla nella vita riesce a durare mai a sufficienza”, eppure in questo scenario di attesa interminabile il tempo sembra dilatarsi oltre misura fino ad accogliere passato e futuro rimescolando le carte.

Vi è, dalla prima pagina all’ultima, un’interminabile stagione di solitudine (“totale, disanimata, ingiusta”), che segna l’aridità dei rapporti e incide quel grande freddo di parole non dette, coincidendo (questa volta in senso letterale) con quel male di vivere che nasce dall’incapacità di instaurare relazioni e comunicazioni, di ri/mettersi in gioco e – in ultima analisi – di porsi in ascolto dell’altro. Spesso, nonostante l’amore.

In un certo senso, i non-luoghi e le immagini sono saturi di umanità: prodotti da uomini, frequentati da uomini, ma da uomini esclusi dalle loro relazioni reciproche, dalla loro esistenza simbolica. Sono spazi che non si coniugano né al passato, né al futuro, bensì al presente, senza nostalgia né speranza – sono spazi di “time out”, come si dice nel basket. Richiedono uno sguardo e una parola; uno sguardo per ricostituire una relazione minima che renda loro una dimensione simbolica, sociale; una parola che li integri in un racconto.

(Marc Augé, Narrazione, viaggio, alterità)


Andrea Kerbaker
Coincidenze
Bompiani, Milano 2008

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4 pensieri su “[Co]incidenze

  1. Sembra intrigante, sebbene quell’anonimato mi lascia un po’ perplessa. Il non luogo è invece in tema caldo. Indubbiamente i due sono legati nel romanzo. Lo lefferò.
    Mi torna alla mente , anche se in in contesto completamente diverso, il saggio di Stefano Levi Della Torre
    ” Essere fuori luogo”. E’ un’altra storia, ma il tema del luogo/non luogo come identità, in questo caso del popolo ebraico, è ben approfondito.
    Dovrò comunque rileggerlo,
    Ciao e un bacio.
    Patrizia

  2. E se poi si aggiunge l’ulteriore elemento del tempo, un tempo diverso che ha condotto i due in luoghi diversi ( con altri punti di vista?).
    Otto anni che cosa significano?O dieci, o un’ora?
    Mi chiedo se quando si pronuncia la frase “tra noi nulla è cambiato” con convinzione, non si parli di non-tempo, perché anche un secondo è sufficiente a provocare una mutazione, una diversione.

    sabrina

  3. Patrizia cara,
    ci siamo già dette di questa cosa “di là”, vero?
    Duplico solo il mio saluto più affettuoso. :D

    Cara Sabrina,
    lo dici tu stessa, e ce lo insegna la vita: basta un attimo, una frazione non misurabile dai nostri parametri, perché tutto cambi. Nulla è cambiato è una doppia illusione: crediamo forse che il cambiamento intervenuto nelle cose possa compensare (e riequilibrare) quello che noi stessi abbiamo subìto.
    Comunque, quella del libro è una storia che lascia un po’ “così”: segretamente a covare la speranza che le cose possano andare diversamente, anche quando l’evidenza lo nega.
    Un saluto. :D

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