«Cinque minuti», disse Marcel tirandosi su.
«Fra parole e silenzi. Come da contratto».
«Dobbiamo usarlo bene questo tempo».
«Sta a noi».
Potrei dirvi che H è un’isola in balìa della luna, ma dovrei dirvi anche che è una terra divisa in due e che amori e accoppiamenti accadono proprio in quella “terra di mezzo” soggetta ai capricci delle maree.
Potrei evitare di indicare in questa “divisione” la scontata metafora della vita umana e dedicarmi – magari – al gioco di infinite coincidenze sincroniche [e inevitabili] di cui si è vivi, che fanno di ogni nuova combinazione tra vite in bilico una sorpresa e di ogni coordinata spazio-temporale un brandello sfilacciato e relativo.
Potrei aggiungere che il mare, lì dove la linea dell’orizzonte di H finisce, spesso è persino in discesa, e che anomalie e soluzioni vengono spinte con forza attraverso la posta pneumatica, ma dovrei impantanarmi in complesse disquisizioni circa l’esistenza di una prospettiva “altra”, quella dell’altrove che l’isola – ogni isola – rappresenta per eccellenza.
Potrei sorvolare sul fatto che le donne, lì, si innamorino al primo sguardo delle parole giuste pronunciate al momento giusto da uomini capaci di ricomporre frammenti e riflessi in un’illusione di realtà. Che gli uomini amino farsi svegliare da un servizio automatico con voce d’angelo inclusa e che ciò non è che una delle innumerevoli “coincidenze” necessarie alla sopravvivenza giacché il risveglio è pur sempre il momento difficile in cui il sogno lasciato alle spalle sembra restringersi «come un vestito lavato male» senza che vi sia verso di rientrarvi.
«Non è dato a tutti di vederli, gli angeli».
«Ma io non sono “tutti”».
«Siamo fragili, sapete?», continuò Julie come se Marcel non avesse detto niente. «Non riusciamo a reggere il peso dello sguardo».
Potrei…. ma «la sveglia è innocente, mentre una persona in carne e ossa che ci aspetta proprio là dove siamo più indifesi e ci tira via dalla terra di mezzo dove siamo momentaneamente parcheggiati, dai sogni, insomma, può risultare inopportuna». Perché bisogna trovare un buon motivo per andarsene, dai sogni [lì dove non sono ammesse presenze stabili, ma solo provvisorie e – dunque – possibili].
Per dirvi invece che – talora – un difetto di sincronia, dunque una mancata coincidenza all’interno di quella dimensione misteriosa che tutti abitiamo, si paga con l’esilio in quella “terra di mezzo” che sta tra la veglia e il sonno, luogo che non esiste se non come gioco di specchi nel [e del] quale non si hanno ricordi. Accade quando due individui che si incontrano non si riconoscano e non ricompongano i pezzi dei loro sogni come avrebbero dovuto, insomma. Accade ad H, ma anche altrove [ed è tutto quello so].
Ma poi quello che era stato rimaneva dov’era: entrambi sapevano che anche il passato, come tutte le cose, risente di un certo degrado se si usa troppo spesso, succede che si logora, e non è più come prima.
Andrea Ferrari
H
Fazi, Roma 2008
sono contento che ti sia piaciuto, bella recensione
Mi è piaciuto, sì. Sono in debito con te.
Sempre molto bello… Giulia
Non c’entra, ma non prendermi in giro…
In quest’estate preannunciata e già troppo calda per me, mi prende bene Corman McCarthy.
Lo so…
Giulia, sei sempre la benvenuta, qui.
Daniele, non mi permetterei mai…
Piuttosto, sarà l’età: auguri, oggi.
Grazie!
Sei proprio gentile a ricordartene.
[Sogno meno di zero ma non dimentico nulla, nel bene e nel male]
Cara Stefania, per fortuna c’è questo clone.
Ormai tutte le volte che cerco di collegarmi al tuo blog su Splinder il mio antivirus comincia a dare i numeri e interrompe la connessione. Mi dispiace molto perchè ero affezionata a quel sito, anche per la bellissima musica, ma da ora in poi ti seguirò qui.
Ho cambiato anche i link al tuo ” Donne [molto] pericolose”, che oggi ho riproposto su Nonblog, riportando il tutto a questo blog.
Ho sempre il tuo permesso? Ormai lo do per scontato ma se ci fosse qualcosa che non va avvertimi, senza nessun problema.
Interessante questo libro… mi sa che dovrò proprio leggerlo visto che si parla di me.
Ti abbraccio e ti ringrazio
H.
Sono io che ti ringrazio, Habanera.
Per l’attenzione con cui vai a riscoprire pagine che io stessa ho “archiviato” e un po’ dimenticato. Se qualcuno visita la home e poi va via mi fa riflettere, perché significa che non sono riuscita a “incuriosirlo” al punto di fargli venir voglia di leggere l’intero post. Ma quando addirittura qualcuno sfoglia le pagine a ritroso, cerca, si sofferma… gliene sono grato. Vuol dire co/incidere e riuscire a comunicare, ché d’essere monadi autoreferenziali va bene a pochi, non a me, di certo.
Pian piano riuscirò a copiare e incollare tutti i post. So che questo clone su WordPress mi risolverà i problemi di inaccessibilità ormai incontrollabili del blog su Splinder. Quando ne hai voglia, sono qui.
Grazie ancora.