Inverno del cuore

Che questo non sia più dinanzi a me
da distante oso volgere il viso:
strade aperte, cielo, terre – e il sorriso
di nessun volto caro che le confonda.*

Di uomini come Stefano ce ne sono fin troppi: cinquant’anni, single di ritorno, tormentato dai risvegli e dal disordine della propria tana come da un generale senso di disfatta, gravato da un supplementare tributo d’ansia nel guardarsi allo specchio – con particolare attenzione ai territori tradizionalmente e virilmente più rappresentativi – e tuttavia senza rimpianti, geloso dei propri spazi fisici e mentali, convinto che nulla (di sé) sfugga al suo controllo.

Tutta la pena dei possibili amori
giorno e notte ho sentito tornare:
confusi un tempo e remoti, ma uguali
nel rifiutarmi una gioia serena.*

Un piatto succulento che rischierebbe di venire a noia se non fosse per l’irruzione improvvisa di una donna dotata di “grazia senza tempo” e capace di “trasformare la realtà”. Un elemento imprevisto e misterioso per uno che “apprezza” le donne (compresa la ex moglie) senza innamorarsene, collezionando una serie ininterrotta di  disimpegnate ouvertures e di OP (Opere Prime, ovvero agguerrite aspiranti al titolo di “giovane scrittore” a qualunque costo). Per uno che nella sua casa conta anche stanze indecifrabili piene di “fughe di oggetti e fughe dagli oggetti” e d’improvviso si lascia invadere da “una che si muove in una nuvola di profumo mai suo: pesche messe a macerare nel vino, mazzetti di viole nel cassetto, sapone e pane e chissà cos’altro. Una che fa respirare gli oggetti e strofina l’estate fino a a farle scivolare via la polvere”.

Nessuna notte futura più dolce
sarà di quella notte lontana,
quando allo sguardo di noi rassegnati
ogni discordia fu di nuovo piana.*

È la storia di un uomo che non sa amare, un libro dolceamaro di seduzioni e maschere, di corrispondenze e malintesi, nel quale la stagione dei rigori non è meteorologica bensì emotiva. Verso la quale converge l’intero meccanismo del se-ducere scardinando un cuore invernale che non è mai passato attraverso quella “vertiginosa perdita del sé” che ci lascia possedere dal corpo o dall’anima di un altro essere. Ruoli non convenzionali – anzi, rovesciati, visto il cinismo con cui il gioco è orchestrato da parte femminile – per un inganno necessario che “ti estrae dal mucchio”; che sia amore, intimità crescente o semplicemente “sentito dire” trascorso sulla pelle altrui, mai riconosciuto né esperito.

Accanto a lei innamorata nel sonno
forse il distacco sembrava più lieve.
Il male per questo dolce volere
dell’amica che dorme, una donna.*

E la nuova dimensione dell’attesa, quella sfuggente di felicità propiziata dalla disposizione d’animo dell’idiozia. Felicità inattesa, sì da dilatare il tempo. Felicità pericolosa, perché sfida ad ogni altra solitudine. Felicità e terrore. Fino alla gelosia, che “non è un sentimento, è la forza primitiva del dolore [...] vedo nel tuo amore per un altro essere umano, specchiata, la tua indifferenza per me”. Lo vediamo persino piangere, Stefano, senza aver ancora capito la “lezione”, l’illusione, l’inganno, né la deriva della sua esistenza, né il gioco crudele che fa delle umane corrispondenze frutti diversi di un diverso fraintendimento.

Quando ogni cosa che soli ci ha avuti
stupiva come di un tradimento, -
ora tu sai che la candela brucia
se per angoscia il tuo lume si è spento.*

*(Rainer Maria Rilke, 1 Novembre 1913)


Lidia Ravera
Le seduzioni dell’inverno
Nottetempo, Roma 2008

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3 pensieri su “Inverno del cuore

  1. Mi hai fatto tornare in mente Rilke che leggevo al liceo… da tempo non lo riprendo in mano!
    Ciao cara Stefania, sono tornata!!

  2. Ciao Patty,
    ti ringrazio e ti aspetto quando vuoi. Tornerò a trovarti, ho dato solo un’occhiata veloce tra i tuoi libri… :)

    Simona!
    Ben ritrovata (e con che novità!) :D
    Ho visto la tua nuova “tana” (certo che avere un consorte instancabile ti fa sfoggiare un template più bello dell’altro…), domani torno con calma e aggiorno anche i links.
    Un abbraccio affettuoso.

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