L’inchiostro del viaggiatore

Come confessare che nomade, se mai lo fossi, sarei comunque come un’ostrica attaccata al suo scoglio? Avevo occhi da sognatore, una faccia scettica e una fronte inquieta in cui ciascuna ruga era il ricordo di uno dei miei peripli tra le isole-sotto-vento, le isole-nel-vento e le isole-sopra-vento. Divenni esotico da capo a piedi. Se a volte tornavo verso l’Europa e le sue “antiche sponde”, la mia vera vita era altrove – alle isole Aleutine. […] Invece di essere uno scrittore viaggiatore perché avevo viaggiato, avrei viaggiato perché ero uno scrittore viaggiatore, che è quasi la stessa cosa.

Alla domanda “Perché viaggiate?” Gilles Lapouge risponde con la necessità di raccontare i suoi viaggi, chiudendo idealmente un cerchio interamente tracciato dall’inchiostro. Da lui, prima scrittore e poi viaggiatore, apprendiamo i segreti di un viaggio di reinvenzione che inizia nei testi scritti e porta a “scoprire” (davvero) soprattutto ciò di cui si è già letto; dunque ispirandosi a chi ha viaggiato prima di lui scrivendone. Compiendo un lavoro preliminare su geografia, mappamondi, carte nautiche, atlanti. Ritornando, ritrovando, attraversando il già accaduto e compiendo in sostanza un viaggio nel tempo invece che nello spazio: «Anche se sono al mio primo viaggio, visito la mia memoria».

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