Antony Gormley, Horizon Field, 2010-2012 (info)
Qualcuno mi è venuto meno, qualcuno che per me valeva mi respinge, si distoglie, scompare. Allontanandosi allontana, sottrae il paesaggio del quale era stato preannuncio, portatore, segnacolo. Non intende essere più, non ha mai inteso essere alcuna di queste cose e rovesciando su di me il mio stesso disinganno smaschera la mistificazione di cui era oggetto.
Disertato il paesaggio, monco io stesso della parte che dentro me teneva riuniti luogo e persona, se altri li nomina fingo di non aver udito o di avere la testa altrove, svio il discorso. Cancellando in me un viso cancello il paese che gli era congiunto per affinità inebrianti. Cambio i nomi alle targhe, inverto le insegne, vado in direzione opposta.
Ma è come la montagna di Cézanne: astratta nella sua ripetuta presenza, indicibilmente viva nel suo arioso riproporsi. Il grembo di una medesima vallata mi si apre nuovo e diverso, un già noto pendio è assolato di futuro.
Solo adesso comprendo che come un viso mi era stato preannuncio, portatore, segnacolo di un paesaggio, così è di questo rispetto ad altro che incomincio a intravedere. Ben oltre il paesaggio.
O almeno mi pare. Posso tornare sui miei passi, ricominciare di là.
(Vittorio Sereni, da Gli immediati dintorni, 1962)
Si, andare ben oltre …in “another place”, nè distante nè vicino, semplicemente “altro” da ciò che mi aspetto
Un grande abbraccio
Lù
Trovo che questa prosa poetica di Sereni sia a suo modo perfetta nell’accostamento all’immagine dell’installazione di Gormley nel Voralberg. L’incontro tra verticalità e orizzonte “muove” qualsiasi paesaggio.
Un abbraccio a te.