Squilibri

[Leggo per trovare domande]

La fine dei libri

Arcimboldo_Librarian_StokholmI libri hanno gli stessi nemici dell’uomo: il fuoco, l’umido, le bestie, il tempo e il loro stesso contenuto.

Se i libri potessero parlare – e Richard de Bury lo immagina senza troppe difficoltà – aggiungerebbero ai loro nemici la donna, il peggiore di tutti. Vecchia tradizione, d’altronde,  quella della bestia bipede [...] che ci fa a pezzi e ci deride con discorsi volgari dimostrando così che in casa siamo solo delle suppellettili superflue, ripresa in modo accattivante poco più di un secolo fa da Octave Uzanne, bibliografo e poligrafo amico di Proust, che attraverso una scrittura divertita e ironica nei confronti di bibliomani e bibliofolli costruisce tre racconti per un unico tema: la morte dei libri.

Libri colpevoli di invadere spazi vitali e quotidiani ma, soprattutto, di istigare al pensiero critico e indipendente. Movente perfetto per fare di una donna trascurata per una vita dal suo amato a causa di un’incurabile bibliofilia la responsabile di una feroce strage in biblioteca, associandola ad altri “nemici” più scontati (la tecnologia, l’incuria e l’indifferenza) e ad alcune sorprese. «Mio caro bibliofilo, non volete dirci cosa succederà alle lettere, ai letterati e ai libri di qui a un centinaio d’anni?». Ecco allora una parata di nuovi media (nuovi nel 1894) per noi ampiamente superati ma paragonabili – per impatto e possibilità – alla tecnologia che mette in subbuglio i nostri tempi con la promessa di diventare concorrente temibile per libri e affini cartacei.

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5 Novembre 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Octave Uzanne, Paul Valéry, Richard de Bury | | 2 Commenti

Una piccola ape furibonda

Spartite le acque del mio dolore, oggi come ieri senza misura, senza ascolto, io venni pecora nera carica di desideri in un deserto senza erba a morire.
Furono anni quelli in cui il senso mi attanagliava la carne e la giovinezza era piena di rose entro cui sarei morta baciandomi l’ultimo sospiro. Amavo me stessa come l’unica corda, come un grande violino che non ha un dio, e mi fecero seppellire mani e piedi perché non lavorassi più la mia terra.
Tornai indietro mille, duemila volte a trovare le tracce perdute della mia casa, dei quattro alberi che avevo piantato in onore dei figli. Nessuno credeva che avessi un grande giardino.


Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Pensa che in un albero c’è un violino d’amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita. Te l’ho già detto: i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.


Ogni poeta è un sacerdote e sopporta pene indicibili per regalare la propria parola agli altri. «È un improbo recupero di forze per avvertire un po’ di eternità». La gente cerca di amalgamarlo col volgo, di confonderlo con il pantano, di farlo morire di asfissia tra polvere e reati, e il poeta muore veramente, vinto dalla stanchezza e dalla preghiera che non riesce più a risorgere.
Mai più?

1 Novembre 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Alda Merini | , | 4 Commenti

Il gran rifiuto

baudinoIl massimo del tempo della mia vita l’ho dedicato ai libri degli altri, non ai miei. E ne sono contento.
(Italo Calvino)

Gli aspiranti scrittori che almeno una volta nella loro vita si fossero visti respingere al mittente il libro della loro vita ed ora inveiscono contro gli editori, massa di abietti e incompetenti nemici della cultura, si consolino pensando a Friedrich Hölderlin, letteralmente sbeffeggiato e portato al delirio da due tipi del calibro di Goethe e di Schiller, o a Herman Melville, collezionista insuperato di rejection slips. Racconta Arthur Conan Doyle come il manoscritto del suo primo libro intorno a Sherlock Holmes tornasse regolarmente indietro «con la precisione di un piccione viaggiatore», naturalmente senza essere stato neppure letto. Ancora, T.S. Eliot, respinto dall’editore inglese Lane con la motivazione preconfezionata per eccellenza («non appartiene al genere che teniamo ad aggiungere al nostro catalogo»), ma certo migliore dell’affilato giudizio di Virginia Woolf su James Joyce. A parte Orwell, la cui Fattoria degli animali subì una vera e propria censura politica. Samuel Beckett, invece, collezionò diversi rifiuti prima di incontrare un editore speciale come Jérôme Lindon e di intraprendere la via del successo con le Éditions de Minuit.

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20 Ottobre 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Alberto Moravia, Anaïs Nin, Arthur Conan Doyle, Beppe Fenoglio, Carlo Sgorlon, Cesare Pavese, Elio Vittorini, Friedrich Hölderlin, George Orwell, Gina Lagorio, Guido Morselli, Herman Melville, Italo Calvino, James Joyce, Lalla Romano, Luciano Bianciardi, Marcel Proust, Mario Baudino, Natalia Ginzburg, Rosetta Loy, Samuel Beckett, Thomas S. Eliot, Virginia Woolf, Vladimir Nabokov | , | 10 Commenti

Letteratura d’evasione

waxler«Si deve a un professore di letteratura inglese se in Massachusetts un uomo può rubare un’automobile ed essere condannato a leggere dei bellissimi libri. Nel senso che può scegliere se scontare la pena in galera o partecipare a un seminario di letteratura di dodici settimane all’Università di Dartmouth. Per osservare debolezze, fallimenti e crimini da una più ampia prospettiva. Un’utopia, come sostengono gli scettici? Può darsi, ma con un lato concreto: costa meno della detenzione – 500 dollari a condannato, contro i 30mila di un anno in carcere – e garantisce un indice di criminalità più basso.

Da quando Robert Waxler, l’ideatore del programma Changing Lives Through Literature, si è messo in testa di usare i libri per redimere i criminali del Massachusetts, la percentuale di recidività è infatti scesa dal 42 al 18 per cento. Non male per un professore di letteratura che aveva l’ambizione di portare i romanzi di Steinbeck e Faulkner fuori dai confini del campus. Il letterato cinquantenne nel 1991 aveva scommesso la propria reputazione sull’efficacia del programma. A fronte dei risultati ha convinto altri otto Stati americani, Gran Bretagna e Canada ad adottarlo.

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10 Settembre 2009 Pubblicato da Stefania Mola | John Steinbeck, Livia Manera, Robert Waxler | , | 9 Commenti

Settembre

18_8_09

Ora solo il linguaggio può ridire quei gesti
scriverne piano ripetendo l’ardore con cautela
fissando perché restino ancora in questa stanza
le grandi ombre di allora.

Schianta ancora il tuo petto contro il mio
perché questa è l’unica orma dell’amore
l’autunno che replicava le stelle
quasi da un mondo uguale
la finestra, la cornice di abete
l’addolorato trattenersi delle schiene
.

(Antonella Anedda, Settembre, notte)

Ginostra16_8_09

2 Settembre 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Antonella Anedda | , | 2 Commenti

Elogio dell’isola

mare“Da piccoli abbiamo tutti vissuto su un’isola. Ogni caccia al tesoro presuppone un’isola con campi, muretti a secco e viottoli su cui saltellare. Tutte le volte che qualcuno si acceca mentre gli altri amici corrono a nascondersi, dietro a tronchi o aratri o in fessure tra due muri, si sperimenta la vita delle isole. Ogni bruciatura e bernoccolo avviene sempre su un’isola, tutte le volte che si guarda il cielo in attesa che arrivi qualcosa a portare novità, si tengono i piedi su un’isola.

Henry James lesse L’isola del tesoro di Stevenson e nel saggio L’arte del romanzo commentò: «Pur essendo stato anch’io bambino, non sono mai andato alla ricerca di tesori seppelliti». Stevenson gli rispose dalle pagine del saggio Un’umile rimostranza: «Se James non ha mai cercato tesori nascosti, si può dimostrare che non è mai stato bambino»”.

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15 Agosto 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Edmund Spenser, Francesco Longo | , , | 5 Commenti

Elogio dell’ozio

consoleshelvesI giorni sono propizi perché in una ideale “biblioteca degli oziosi” trovino posto Seneca, Epitteto, Bertrand Russell, Itsuo Tsuda; perché la pigrizia sia elogiata con un pizzico di ironia da Paul Lafargue, l’ozio creativo riabilitato dalle parole di Mimmo De Masi e lo status di lusso sancito a tutti gli effetti da Armando Torno.

E a margine, tra l’incertezza di dividersi fra riflettere e agire e la tentazione di riappropriarsi dei tempi più consoni al pensiero, al corpo e allo spirito, rileggere Stevenson, che per l’argomento rivendica il «pari diritto ad affermare le sue prerogative di quanto ne abbia l’operosità stessa» insinuando il sospetto che persino la lettura (attività che nelle pause si riscatta spesso da tempi più frenetici e disattenti) possa trasformare l’ozio da benefico in affaticato, «perché, come ci ricorda il vecchio proverbio, se un uomo legge molto, gli resterà poco tempo per pensare».

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14 Agosto 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Armando Torno, Bertrand Russell, Domenico De Masi, Epitteto, Itsuo Tsuda, Lucio Anneo Seneca, Paul Lafargue, Robert L. Stevenson | | Ancora nessun commento.

Sud

isolaSul muro dirimpetto c’è una carta geografica del mondo. È capovolta, con l’Antartide in alto. Si accorge che la fisso.
«Sei del nord», dice, «quelli del nord restano scemi a guardare il loro bel pianeta sottosopra. Per noi invece il mondo sta così, col sud in alto».
Me ne sto a occhi persi sulla carta.
«Teste di nord, teste cieche siete. Si capisce la terra solo se la rigiri così. Guarda i continenti: spingono verso nord, vanno a finire tutti dall’altra parte. Perché si sono staccati dall’Antartide e stanno viaggiando verso il basso del pianeta, precipitano laggiù. Si lasciano dietro gli oceani. E anche le correnti marine partono da qui, da sud, perché qui è il principio, l’alto della terra. Ed è terra, l’Antartide con montagne e vulcani, non acqua raffreddata come il vostro ghiacciolo. Il nord disegna carte false col suo bel polo in cima, mentre per noi è solo acqua sbattuta, oceani di ponente e di levante».

La carta capovolta ora mi sembra giusta, m’insegna a stare sull’antipodo. La fuga creduta verso il fondo, si rovescia in alto. Sto in cima a uno scoglio e aspetto il tuffo.

(Erri De Luca, Tre cavalli, Feltrinelli, Milano 2000)

13 Agosto 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Erri De Luca | | Ancora nessun commento.

De/sidera

stevens-vialattea– Signore, siete un gran esibizionista. Io mi ero chiesto tante volte: ma perché ha fatto tutte quelle stelle? Se è vero che ha creato l’universo per gli uomini, manco in milioni di anni gli uomini potranno raggiungerle. E allora? E allora le avete fatte per voi, per dirvi «quanto sono bravo»; non nascondetevi dietro un dito!

– Ma tu vuoi mettere quando gli uomini guardano il cielo in una notte d’estate? Son lì a bocca aperta: esiste forse uno spettacolo più grande?

(Roberto Vecchioni, Scacco a Dio, Einaudi, Torino 2009)

10 Agosto 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Roberto Vecchioni | | Ancora nessun commento.

Imago coeli

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Galileo
Immagini dell’universo dall’antichità al telescopio

Firenze, Palazzo Strozzi
fino al 30 agosto 2009

Nell’anno dedicato all’astronomia e a Galileo Galilei c’è tempo ancora fino alla fine del mese per non lasciarsi sfuggire l’omaggio di Firenze all’uomo che, con le sue scoperte, rivoluzionò il modo di pensare e interpretare il creato, sconvolgendo la concezione astronomica corrente e sovvertendo la filosofia aristotelica.

Di Augusto l’eletto, si diceva che avesse il corpo chiazzato di macchie congenite sparse sul petto e sul ventre: sette macchie disposte, si diceva, nell’identico modo “delle sette stelle dell’Orsa“.

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8 Agosto 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Gaio Svetonio Tranquillo, Galileo Galilei, Gioachino Chiarini | , | Ancora nessun commento.