
La speranza è alla prossima pagina. Non chiudere il libro.
Ho girato tutte le pagine del libro senza incontrare la speranza.
La speranza, forse, è il libro.

La speranza è alla prossima pagina. Non chiudere il libro.
Ho girato tutte le pagine del libro senza incontrare la speranza.
La speranza, forse, è il libro.
Vi è una cesura evidente nella biografia di Edmond Jabès.
Un prima in cui l’energia della presenza erompe nel dominio dell’immagine. E un dopo tutto consacrato all’interrogazione e alla necessità di illuminare l’assenza grazie a una nuova costellazione di parole. Un dopo di ascolto a margine di ogni foglio e di libro in libro, sulla scia di un adieu che rinuncia alla scrittura ma non alla vita che in essa continua a pulsare.
Nel quale le parole «non hanno altro legame che quest’assenza» disponendosi nella pagina perché sia evidente il bianco che le separa, il vuoto che le sostiene, il silenzio da cui nasce il dire: come nella grande musica, «non occorre forse un bianco tra i vocaboli per renderli leggibili, una frazione di silenzio tra le parole, per renderle udibili?».