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La fanciulla, il gatto, lo specchio

Balthus

Martigny, Fondation Pierre Gianadda
16 giugno – 23 novembre 2008

«I suoi temi riguardavano soprattutto le sottili perversioni quotidiane, la vita della strada o negli interni borghesi, le gite in montagna solo apparentemente innocenti. Schivo e isolato, l’artista non concede interviste, vieta ai fotografi di riprenderlo e si racconta che, in occasione di una sua retrospettiva alla Tate Gallery di Londra, egli abbia preteso che in catalogo non venissero inserite altre notizie biografiche oltre alla frase: “Balthus è un pittore del quale non si conosce nulla“».

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Questione di disgusti

I materiali prediletti dagli artisti contemporanei? Non più colori e pennelli, e neppure marmo o bronzo, bensì «capelli, peli, unghie, secrezioni e umori, sangue, saliva, muco, urina, sperma, escrementi».

Jean Clair, uno dei massimi storici dell’arte di oggi, già autore, oltre vent’anni fa, del polemico pamphlet Critica della modernità, torna ora all’attacco contro il «disgustoso come categoria privilegiata dell’arte di oggi».

Il nuovo libro-scandalo (per il quale la critica d’avanguardia lo considera nient’altro che un «reazionario») si intitola De immundo, e ripercorre il bizzarro cammino dell’arte «dalla simbologia dell’immagine dipinta» all’attuale arte della «fisicità», fatta di escrementi e di immondizie, dei quali «si fa commercio» e che «si espongono nei musei, come un tempo si faceva con le reliquie».

De immundo è – più che un libro di estetica – un grido di dolore contro quella «teofania negativa» che è alla base della pratica di famosi artisti come Hirst, i fratelli Chapman, Quinn, Barney.

[Alessandro Riva, “Corriere della Sera Magazine”, 6/10/2005]