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L’odore dei libri

Sanno fare anche questo, i libri. Richiamare alla memoria profumi svaporati e annidati chissà dove tra le pieghe della mente o del cuore, grazie al loro odore. Dire che l’odore dei libri sia un ricordo racconta di intersezioni perdute e poi riemerse, certo, ma all’opposto – anche – che i libri freschi di stampa non lo possiedono più, quasi che la carta, l’inchiostro, la colla abbiano smesso di appartenere alla loro storia e che – se ci sarà una storia – questa sarà tutta da scrivere nel rapporto esclusivo e “fisico” con il lettore.

Sarà per questo che i libri antichi, quelli vecchi e mortificati dalla nostra dimenticanza, quelli amati per una breve stagione e poi mai più riaperti benché riposti con cura in una biblioteca, al pari di quelli continuamente ripassati dal contatto irreversibile con la pelle e dalla traccia delebile della matita, sono intrisi in modo speciale dello spazio e del tempo che hanno attraversato.

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Patologie ex libris

Sono i libri a dar forma all’esistenza confondendo le menti, a sottrarre ed aggiungere brani di identità lasciando che nelle pagine si identifichino i giorni del lettore e la sua biografia coincida con una infinita serie di citazioni. La follia di don Chisciotte è nata in biblioteca, e pure quella di Montaigne e di Winckelmann. E ancora continua a nascervi.

Dal piacere del testo e dell’oggetto proliferano scrittori assassini e libri che uccidono, libri mai nati eppure necessari e sognati, e libri barriera tra sé e il mondo, perché si realizzi il privilegio di un colloquio intimo ed esclusivo con interlocutori di ogni tempo e perché la coincidenza tra il bibliofilo e i luoghi dei suoi libri non lo renda vulnerabile, leggibile e percorribile come la biblioteca stessa, scoprendo dietro all’ossessione della morte una sostanziale paura di vivere.

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E a proposito di prestiti e di bibliofolli…

 

…i dubbiosi potranno trovare eccellente conforto leggendo o piluccando Il morbo di Gutenberg, sorta di bibbia rassicurante per malati in stato di avanzata decomposizione dei propri neuroni.
Intanto saranno informati del fatto che il morbo si manifesta in due forme prevalenti, chiamate dall’autore Gutenberg A e Gutenberg B, cui va aggiunta la Gutenberg C in qualità di forma allergica provocata dalle prime due (la bibliofobia!). Tralascio gli approfondimenti, rimandati ad altro eventuale post, per individuare in quei loschi figuri noti come bibliofili, bibliomani e bibliofolli altrettanti stadi di gravità all’interno della Gutenberg A.

È nel suo decorso, inoltre, che si manifestano quei pericolosi episodi che portano il malato a rinunciare al prestito dei propri libri, quando non ad opporsi ad esso con ogni mezzo (anche illecito). A tal proposito, l’autore del suddetto Morbo di Gutenberg ricorda quanto scritto da Giuseppe Marotta nel 1931 (Per la diffusione del libro, in Almanacco letterario Bompiani, p. 38): Continua a leggere