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Elogio dell’ozio

consoleshelvesI giorni sono propizi perché in una ideale “biblioteca degli oziosi” trovino posto Seneca, Epitteto, Bertrand Russell, Itsuo Tsuda; perché la pigrizia sia elogiata con un pizzico di ironia da Paul Lafargue, l’ozio creativo riabilitato dalle parole di Mimmo De Masi e lo status di lusso sancito a tutti gli effetti da Armando Torno.

E a margine, tra l’incertezza di dividersi fra riflettere e agire e la tentazione di riappropriarsi dei tempi più consoni al pensiero, al corpo e allo spirito, rileggere Stevenson, che per l’argomento rivendica il «pari diritto ad affermare le sue prerogative di quanto ne abbia l’operosità stessa» insinuando il sospetto che persino la lettura (attività che nelle pause si riscatta spesso da tempi più frenetici e disattenti) possa trasformare l’ozio da benefico in affaticato, «perché, come ci ricorda il vecchio proverbio, se un uomo legge molto, gli resterà poco tempo per pensare».

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