Archivi categoria: Thomas S. Eliot

Il gran rifiuto

baudinoIl massimo del tempo della mia vita l’ho dedicato ai libri degli altri, non ai miei. E ne sono contento.
(Italo Calvino)

Gli aspiranti scrittori che almeno una volta nella loro vita si fossero visti respingere al mittente il libro della loro vita ed ora inveiscono contro gli editori, massa di abietti e incompetenti nemici della cultura, si consolino pensando a Friedrich Hölderlin, letteralmente sbeffeggiato e portato al delirio da due tipi del calibro di Goethe e di Schiller, o a Herman Melville, collezionista insuperato di rejection slips. Racconta Arthur Conan Doyle come il manoscritto del suo primo libro intorno a Sherlock Holmes tornasse regolarmente indietro «con la precisione di un piccione viaggiatore», naturalmente senza essere stato neppure letto. Ancora, T.S. Eliot, respinto dall’editore inglese Lane con la motivazione preconfezionata per eccellenza («non appartiene al genere che teniamo ad aggiungere al nostro catalogo»), ma certo migliore dell’affilato giudizio di Virginia Woolf su James Joyce. A parte Orwell, la cui Fattoria degli animali subì una vera e propria censura politica. Samuel Beckett, invece, collezionò diversi rifiuti prima di incontrare un editore speciale come Jérôme Lindon e di intraprendere la via del successo con le Éditions de Minuit.

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Rinascimento a stelle e strisce (3)

L’occhio è il primo cerchio, l’orizzonte che esso forma il secondo e attraverso la natura questa figura primaria è ripetuta all’infinito. Il cerchio è l’emblema più alto nella cifra del mondo. Sant’Agostino descrisse la natura di Dio come un cerchio in cui il centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo. E lungo tutto il corso della nostra vita stiamo a leggere il senso così traboccante di questa che è la prima di tutte le forme.

È l’immagine che – nei fatti – forma la cultura e lo spirito americani, riformulata seguendo un filo antico – innestandolo su nuove basi – da R. Waldo Emerson, fondatore del cosiddetto Trascendentalismo. È una realtà conclusa ma mobile, quella che immagina il centro degli States nel Texas come nel Nevada, nell’etnia anglosassone come in quella tedesca, italiana, irlandese, messicana, nera.

L’America è una ma tante anime, ha una identità forte che però si interroga e si rimette continuamente in gioco, e in questo radicato senso di appartenenza – fedele e mobile – risiede il germe di libertà sana, di novità rispetto alle certezze eurocentriche e alla staticità dei nostri concetti di appartenenza.

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Stella maris

Signora il cui santuario sta sul promontorio,
prega per tutti quelli che sono in mare, quelli
il cui mestiere è pescare

[...]
Anche per quelli prega ch’erano in navi e il viaggio
finirono sulla sabbia, del mare sulle labbra,
o nella gola oscura che non li renderà
o dovunque raggiungerli non può l’eterno angelus
della campana del mare
.
(T.S. Eliot)

Per lungo tempo una certa parte della critica ha sostenuto che esistessero non uno, ma ben due poeti rispondenti al nome di Thomas Stearns Eliot.

Il primo, quello “vero”, era l’autore del poemetto La terra desolata, massima espressione dell’umano disagio e del disorientamento culturale tra le due guerre.

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