
It will be summer – eventually, esordisce una Emily Dickinson che con il pensiero è già oltre. Con un’immagine che coincide perfettamente con il campo maturo, infuocato e schiacciato da un cielo saturo solcato dai corvi con cui Vincent van Gogh stila il suo testamento pochi giorni prima del suicidio.
Un inizio che è già fine. Gli eventi celesti – e non l’umana disperazione – hanno la paternità di questa intuizione: superato il punto solstiziale il sole inizia a decrescere sull’orizzonte, inaugurando il semestre del sole discendente che si conclude con il solstizio d’inverno, il tempo in cui l’astro – almeno a più nordiche latitudini – sembra morire.
Il sole solstiziale è un sole “colpito a morte”, un sole che muta direzione nel momento stesso in cui annuncia l’esplosione dell’estate.
Sarà estate, alla fine, si compiace Emily Dickinson, e tutto ciò che accadrà avrà il senso che merita.
La vita scorre, nonostante. Nonostante il suo pensiero voli basso sul fuoco di spighe come un corvo, e immagini già il giorno in cui la stagione ripiegherà il suo miracolo “come le donne ripiegano le vesti / o i preti i simboli / quando è compiuta la celebrazione”.
E in tanto disincanto, il segno inconfondibile e forte della femminilità nel gesto quotidiano di ripiegare e riporre gli abiti scelto per mettere da parte anche il miracolo della natura e della sua energia vitale, da cui – nonostantei corvi bassi sul suo orizzonte – non può fare a meno di essere sedotta e affascinata.