Una distesa infinita

«Io nel mio lavoro rischio la vita e il mio senno per metà vi è naufragato». Si chiude così l’ultima lettera di Vincent van Gogh al fratello Theo, incompiuta e non datata, quella che gli viene trovata addosso il 27 luglio 1890 dopo essersi sparato al petto.

Nella quale egli, non più che in altre del suo fitto epistolario, ancora una volta sottolineava la malinconia irrimediabilmente contratta a Sud e l’inutilità delle tante cose che avrebbe voluto dire a fronte della stanchezza e dello scoramento derivanti dall’investimento totale delle sue forze nella pittura.

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A sud delle cose

«Albero benedetto, ignoto all’Asia,
albero invincibile e immortale,
nutrimento della nostra vita, olivo color pallido
che protegge Atena, la dea dagli occhi brillanti
».
(Sofocle, Inno all’olivo)

Sono inconfondibili, gli olivi, non ci si può sbagliare. Non sono alberi qualsiasi come non sono terre qualsiasi quelle su cui si schierano compatti addensandosi in grumi cangianti dal verde all’argento, o in filari a perdita d’occhio, patriarchi dalle teste scarmigliate e i corpi nodosi, disegnati dall’impeto di elementi dalla forza primordiale, monumentali e austeri come cattedrali nelle campagne, a ricordare che il sacro – albero, animale o destino che sia – si offre in forme familiari e “vicine”, come una soglia verso un numinoso più a portata di mano di quanto si creda.

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I colori della malinconia

Mélancolie
Génie et folie en Occident

Paris, Galeries nationales du Grand Palais
13 octobre 2005 – 16 janvier 2006

info

Una mostra tematica massimamente in tema, con un orizzonte che travalica il dato puramente iconografico per rivolgersi alle espressioni di ogni arte e di ogni tempo, da Aiace alla Melencholia di Kiefer, passando per Dürer, Goya, Füssli, Van Gogh, Picasso, Munch, De Chirico, Sironi…

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Fiori, amicizia, luce

Oscar Wilde se ne servì come simbolo del movimento estetico da lui fondato, nel Novecento fece impazzire di luce i versi di Montale, ma non mancò di esercitare il suo potere evocativo presso alcuni pittori, dilatando il suo significato fino ad assumere connotazioni nelle quali si concentrò un’intera vicenda artistica ed umana.

Come accadde per Vincent van Gogh, pittore di girasoli per eccellenza e ricorrenza.
E questo, al di là del mito che consacra un fiore dalla forte valenza simbolica, ci racconta molte cose del tormento e dell’anelito di un artista alla continua ricerca dell’energia vitale del colore e della luce, ma riflette anche assai bene quelli che furono gli anni di intensa amicizia con Paul Gauguin, consolidati da una fitta corrispondenza (in cui rientrò a pieno titolo anche il fratello di Vincent, Theo) solo parzialmente pubblicata in Italia.

Agli ultimi febbrili giorni questa avventura estetica e spirituale dagli esiti straordinari – ma anche tormentati e tragici – è dedicato, di questi tempi, Lontano dal mondo, racconto ad altissima densità poetica ed emotiva che parla di sogni, di incontri e di “nostalgia di luce“, di quella dimensione di lontananza che è in realtà desiderio spasmodico di essere dentro all’”incanto e la fine” del mondo e della vita nel loro rivelarsi abbacinante e nel loro “crescere nel cuore” di pari passo con la vocazione artistica.

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Sarà estate

It will be summer – eventually, esordisce una Emily Dickinson che con il pensiero è già oltre. Con un’immagine che coincide perfettamente con il campo maturo, infuocato e schiacciato da un cielo saturo solcato dai corvi con cui Vincent van Gogh stila il suo testamento pochi giorni prima del suicidio.

Un inizio che è già fine. Gli eventi celesti – e non l’umana disperazione – hanno la paternità di questa intuizione: superato il punto solstiziale il sole inizia a decrescere sull’orizzonte, inaugurando il semestre del sole discendente che si conclude con il solstizio d’inverno, il tempo in cui l’astro – almeno a più nordiche latitudini – sembra morire.
Il sole solstiziale è un sole “colpito a morte”, un sole che muta direzione nel momento stesso in cui annuncia l’esplosione dell’estate.

Sarà estate, alla fine, si compiace Emily Dickinson, e tutto ciò che accadrà avrà il senso che merita.
La vita scorre, nonostante. Nonostante il suo pensiero voli basso sul fuoco di spighe come un corvo, e immagini già il giorno in cui la stagione ripiegherà il suo miracolo “come le donne ripiegano le vesti / o i preti i simboli / quando è compiuta la celebrazione”.

E in tanto disincanto, il segno inconfondibile e forte della femminilità nel gesto quotidiano di ripiegare e riporre gli abiti scelto per mettere da parte anche il miracolo della  natura e della sua energia vitale, da cui – nonostantei corvi bassi sul suo orizzonte – non può fare a meno di essere sedotta e affascinata.