Mi riconosci

mi riconosciMi riconosci è la storia di un’amicizia speciale, tra dolore per la perdita e volontà di rendere omaggio all’amico-scrittore-maestro scomparso esattamente un anno fa. Inizialmente sono rimasta perplessa: non ero sicura che mi piacesse quella coincidenza di voci, tale che a tratti pareva che la scrittura di Bajani e il suo modo di posare lo sguardo sulle cose avessero l’ambizione di riecheggiare così tanto Tabucchi, le sue atmosfere sospese e il suo modo di abitare la saudade.

Poi ho capito. Leggendo le righe che lo stesso Tabucchi dedica a Bajani nella sezione “Scrittori d’oggi” della sua ultima fatica, vera e propria summa delle storie e delle geografie tabucchiane e di una vita all’ombra del tempo che (si) consuma. Dove si dice di quella tipologia di scrittori che raccontano “dall’interno” e di personaggi di finzione – vicari di chi scrive – che si assumono «il compito di portare dentro di sé le emozioni, i sentimenti e le memorie altrui». Fino all’ultima pagina, quella del ritorno: «se alla “verità” della realtà o alla commedia della vita non lo sappiamo».

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Memoria errante

“Il terzo giorno dell’anno 47 a.C. arse la biblioteca più famosa dell’antichità. Le legioni romane invasero l’Egitto e, durante una delle battaglie di Giulio Cesare contro il fratello di Cleopatra, il fuoco divorò la maggior parte delle migliaia e migliaia di rotoli di papiro della Biblioteca di Alessandria.
Un paio di millenni dopo, le legioni nordamericane invasero l’Iraq e, durante la crociata di George W. Bush contro il nemico che lui stesso aveva inventato, venne ridotta in cenere la maggior parte delle migliaia di libri della Biblioteca di Baghdad.
In tutta la storia dell’umanità c’è stato un solo rifugio di libri a prova di guerre e di incendi: la biblioteca errante fu un’idea che venne al Gran Visir di Persia, Abdul Kassem Ismael, alla fine del X secolo.
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Another place

Antony Gormley, Horizon Field, 2010-2012 (info)

Qualcuno mi è venuto meno, qualcuno che per me valeva mi respinge, si distoglie, scompare. Allontanandosi allontana, sottrae il paesaggio del quale era stato preannuncio, portatore, segnacolo. Non intende essere più, non ha mai inteso essere alcuna di queste cose e rovesciando su di me il mio stesso disinganno smaschera la mistificazione di cui era oggetto.

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Febbraio, notte

Ma la malinconia ci rivela come in essa la musica trascini con sé motivi di acuta sofferenza; e questo perché il suo ascolto richiama alla memoria le ore trascorse in una Stimmung, in uno stato d’animo, di perduta serenità.

(Eugenio Borgna, La solitudine dell’anima)

Non come spine, ma davvero spine, una per ogni dito, ogni parola una spina, nel mese più breve dell’anno un intero roveto premuto sul bianco della pagina.

Meta/sogni

«Falemos, se quiserdes, de um passado que não tivéssemos tido» [Parliamo, se volete, di un passato che potremmo non avere mai avuto]. Così, col piuccheperfetto del congiuntivo, una delle protagoniste del Marinaio inaugura un raro e smaltato uso dei verbi che le tre Vegliatrici proseguiranno per tutto il dramma. Come tradurre in italiano un piuccheperfetto del congiuntivo che in portoghese indica un’azione irreale nel passato? [...] Forse la magia del Marinaio, quella sua atmosfera sospesa, congelata in un tempo fuori dal tempo che pare non appartenere a nessuno [...] dipende in gran parte dallo strano e straordinario uso dei modi verbali [...] dunque, principalmente, il congiuntivo, verbo dell’eventualità, dell’incertezza e dell’irrealtà*

No, non sappiamo perché le cose accadono, e parlar del passato – per chi sia sognato lo spazio di un attimo, una notte appena – «deve ser belo, porque é inútil e faz tanta pena». Guardare il mare e dimenticare di vivere. Esiste una nostalgia del mai esperito che incalza insieme al mare che vediamo e che profuma di tutti i mari che non vedremo mai. Sarà per questo che «à beira-mar somos tristes quando sonhamos» di esser ciò che non siamo mai stati?…

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Cinque libri e una catena

5libriIncatenata da Guido, dovrei riuscire a indicare due libri che mi piacerebbe leggere, nonché avere la faccia tosta di consigliarne altri tre.

Ammetto che la mia lista dei desideri è sempre desolatamente vuota; semplicemente perché i percorsi che portano ai libri sono misteriosi, imprevedibili e inattesi; il desiderio insorge all’improvviso e viene soddisfatto praticamente “in tempo reale”, prima ancora che io possa cadere nella tentazione di archiviarlo…

Quanto ai consigli per gli acquisti, mi è già capitato di esprimermi in proposito: impossibile. I lettori sono mondi a sé, sospettosi e diffidenti, navigatori solitari e strenui difensori del privilegio della scoperta. Esistono tanti libri quanti sono i lettori, persino tra i simpatizzanti degli stessi autori. Che fare?

Provo ad onorare la sfida e la catena, ma declino ogni responsabilità sventolando il decimo diritto di Pennac*.

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Lontananze perdute

Quando il sole fa rosseggiare i nuvoli dell’orizzonte, le cose che per la distanza si vestivano d’azzurro saranno partecipanti di tal rossore, onde si farà una mistione infra azzurro e rosso, la quale renderà la campagna molto allegra e gioconda; e tutte le cose che saranno illuminate da tal rossore, che sono dense, saranno molto evidenti e rosseggieranno; e l’aria per esser trasparente avrà in sé per tutto infuso tal rosseggiamento, onde si dimostrerà del colore de’ fiori de’ gigli.

Oggi la lontananza non è più lontana. È prossima, transitabile, persino domestica. È infatti nelle case, sul monitor del computer, sul display dei cellulari, nel suono che giunge agli auricolari. La tecnica del nostro tempo è infatti la tecnica del lontano. L’avverbio greco tēle – lontano – che compare già nei primi poeti greci, va a comporre gli elementi e gli strumenti della tecnica contemporanea. Telefono, televisione, telematica. Tutto quel che è lontano – isole, deserti, città, avvenimenti, paesaggi, costumi di ignote popolazioni – viene oggi verso di noi, bruciando il tempo e lo spazio della lontananza.
[...]
Non sopprimere la lontananza, non ridurne lo spessore, la ricchezza delle sue varianti, la profondità delle sue figure, i territori incommensurabili del suo spazio. Un proposito all’altezza della nostra epoca. E la narrazione, la poesia, le arti tengono aperto lo spazio della lontananza, perché la rappresentano come tale. Perché esigono la collaborazione immaginativa e meditativa di colui che legge, di colui che osserva.

Nasce dalle suggestioni di questo bellissimo Trattato della lontananza il piccolo punto di fuga di settembre, come sempre sulle pagine di Fulmini e Saette.

Euthymia

Uno studio dà al suo proprietario, al suo lettore privilegiato, quello che Seneca chiamava euthymia, una parola greca che – spiegava Seneca – significa «benessere dell’anima», e che lui traduceva come tranqvillitas. L’euthymia è l’aspirazione ultima di ogni studio. Euthymia, il ricordo senza distrazioni, l’intimità del momento di lettura, un tempo segreto all’interno di una giornata «pubblica» – ecco cosa cerchiamo in uno spazio di lettura privato

Anche questa volta il mio punto di fuga è amichevolmente ospitato sulle pagine di Fulmini e Saette.

La fanciulla, il gatto, lo specchio

Balthus

Martigny, Fondation Pierre Gianadda
16 giugno – 23 novembre 2008

«I suoi temi riguardavano soprattutto le sottili perversioni quotidiane, la vita della strada o negli interni borghesi, le gite in montagna solo apparentemente innocenti. Schivo e isolato, l’artista non concede interviste, vieta ai fotografi di riprenderlo e si racconta che, in occasione di una sua retrospettiva alla Tate Gallery di Londra, egli abbia preteso che in catalogo non venissero inserite altre notizie biografiche oltre alla frase: “Balthus è un pittore del quale non si conosce nulla“».

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[Ri]letture

Dietro l’imperturbabile bellezza di questa Madonna e del suo Bambino imbronciato e pensoso – pannello centrale del Trittico di San Domenico di Carlo Crivelli – c’è anche una storia di avventure rocambolesche, viaggi, smembramenti e manomissioni. È il mio “punto di fuga” di giugno, che potete leggere qui grazie alla amichevole ospitalità di Fulmini e Saette.

Per la ri/lettura delle “mie” donne pericolose (quelle che leggono e sognano abitando molti “altrove”) ringrazio invece Habanera e il suo prezioso Nonblog.