Cinque libri e una catena
Incatenata da Guido, dovrei riuscire a indicare due libri che mi piacerebbe leggere, nonché avere la faccia tosta di consigliarne altri tre.
Ammetto che la mia lista dei desideri è sempre desolatamente vuota; semplicemente perché i percorsi che portano ai libri sono misteriosi, imprevedibili e inattesi; il desiderio insorge all’improvviso e viene soddisfatto praticamente “in tempo reale”, prima ancora che io possa cadere nella tentazione di archiviarlo…
Quanto ai consigli per gli acquisti, mi è già capitato di esprimermi in proposito: impossibile. I lettori sono mondi a sé, sospettosi e diffidenti, navigatori solitari e strenui difensori del privilegio della scoperta. Esistono tanti libri quanti sono i lettori, persino tra i simpatizzanti degli stessi autori. Che fare?
Provo ad onorare la sfida e la catena, ma declino ogni responsabilità sventolando il decimo diritto di Pennac*.
23 Luglio 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Cesare Pavese, Claudio Magris, Daniel Pennac, Nina Berberova, Silvia Ronchey, Toti Scialoja | Ad libritum, Liber in fabula | 7 Commenti
Lontananze perdute
Quando il sole fa rosseggiare i nuvoli dell’orizzonte, le cose che per la distanza si vestivano d’azzurro saranno partecipanti di tal rossore, onde si farà una mistione infra azzurro e rosso, la quale renderà la campagna molto allegra e gioconda; e tutte le cose che saranno illuminate da tal rossore, che sono dense, saranno molto evidenti e rosseggieranno; e l’aria per esser trasparente avrà in sé per tutto infuso tal rosseggiamento, onde si dimostrerà del colore de’ fiori de’ gigli.
Oggi la lontananza non è più lontana. È prossima, transitabile, persino domestica. È infatti nelle case, sul monitor del computer, sul display dei cellulari, nel suono che giunge agli auricolari. La tecnica del nostro tempo è infatti la tecnica del lontano. L’avverbio greco tēle – lontano – che compare già nei primi poeti greci, va a comporre gli elementi e gli strumenti della tecnica contemporanea. Telefono, televisione, telematica. Tutto quel che è lontano – isole, deserti, città, avvenimenti, paesaggi, costumi di ignote popolazioni – viene oggi verso di noi, bruciando il tempo e lo spazio della lontananza.
[...]
Non sopprimere la lontananza, non ridurne lo spessore, la ricchezza delle sue varianti, la profondità delle sue figure, i territori incommensurabili del suo spazio. Un proposito all’altezza della nostra epoca. E la narrazione, la poesia, le arti tengono aperto lo spazio della lontananza, perché la rappresentano come tale. Perché esigono la collaborazione immaginativa e meditativa di colui che legge, di colui che osserva.
Nasce dalle suggestioni di questo bellissimo Trattato della lontananza il piccolo punto di fuga di settembre, come sempre sulle pagine di Fulmini e Saette.
1 Settembre 2008 Pubblicato da Stefania Mola | Antonio Prete, Caspar David Friedrich, Giacomo Leopardi, Leonardo da Vinci, Novalis | Ad libritum, Arti e dintorni | 7 Commenti
Euthymia
Uno studio dà al suo proprietario, al suo lettore privilegiato, quello che Seneca chiamava euthymia, una parola greca che – spiegava Seneca – significa «benessere dell’anima», e che lui traduceva come tranqvillitas. L’euthymia è l’aspirazione ultima di ogni studio. Euthymia, il ricordo senza distrazioni, l’intimità del momento di lettura, un tempo segreto all’interno di una giornata «pubblica» – ecco cosa cerchiamo in uno spazio di lettura privato…
Anche questa volta il mio punto di fuga è amichevolmente ospitato sulle pagine di Fulmini e Saette.
6 Luglio 2008 Pubblicato da Stefania Mola | Alberto Manguel, Colantonio, Lucio Anneo Seneca, Mario Praz, Niccolò Machiavelli | Ad libritum, Arti e dintorni | Ancora nessun commento.
La fanciulla, il gatto, lo specchio

Martigny, Fondation Pierre Gianadda
16 giugno – 23 novembre 2008
«I suoi temi riguardavano soprattutto le sottili perversioni quotidiane, la vita della strada o negli interni borghesi, le gite in montagna solo apparentemente innocenti. Schivo e isolato, l’artista non concede interviste, vieta ai fotografi di riprenderlo e si racconta che, in occasione di una sua retrospettiva alla Tate Gallery di Londra, egli abbia preteso che in catalogo non venissero inserite altre notizie biografiche oltre alla frase: “Balthus è un pittore del quale non si conosce nulla“».
16 Giugno 2008 Pubblicato da Stefania Mola | Angela Vettese, Balthus, Federico Fellini, Jean Clair, Vittorio Sgarbi | Ad libritum, Arti e dintorni, Cronache squilibrate | 5 Commenti
[Ri]letture
Dietro l’imperturbabile bellezza di questa Madonna e del suo Bambino imbronciato e pensoso – pannello centrale del Trittico di San Domenico di Carlo Crivelli – c’è anche una storia di avventure rocambolesche, viaggi, smembramenti e manomissioni. È il mio “punto di fuga” di giugno, che potete leggere qui grazie alla amichevole ospitalità di Fulmini e Saette.
Per la ri/lettura delle “mie” donne pericolose (quelle che leggono e sognano abitando molti “altrove”) ringrazio invece Habanera e il suo prezioso Nonblog.
9 Giugno 2008 Pubblicato da Stefania Mola | Carlo Crivelli | Ad libritum, Arti e dintorni | 13 Commenti
Ea quae sunt
Un uomo nuota in un laghetto dalle sponde fiorite. I suoi abiti da falconiere sono ammucchiati a riva e non si tratta di un attimo di relax. È una raffigurazione “elementare”, senza pretese, eppure non priva di suggestione: che ci racconta come un bravo falconiere debba possedere notevoli doti fisiche, oltre ad elevate qualità mentali e morali, e tra queste l’abilità nel nuoto per poter seguire il suo falcone quando questi – catturata la sua preda – incomincia a lacerarne le carni sull’altra sponda dello stagno…
È il mio punto di fuga di oggi, ospitato come di consueto su Fulmini e Saette.
1 Maggio 2008 Pubblicato da Stefania Mola | Anna L. Trombetti Budriesi, Federico II di Svevia | Ad libritum, Arti e dintorni | Ancora nessun commento.
Riveder le stelle
Per lungo tempo pensando a questa scena la si indicava come «il primo notturno della storia dell’arte italiana», finché – grazie alla ripulitura – qualcuno ha intravisto l’alba, mentre il restauro riaccendeva le stelle una ad una.
Ne ho fatto un piccolo punto di fuga, oggi, qui.
1 Aprile 2008 Pubblicato da Stefania Mola | Piero della Francesca | Ad libritum, Arti e dintorni | 4 Commenti
[Cum]versari
«In turco, la parola muhabbet significa sia “conversazione” che “amore”. Si dice in entrambi i casi “fare muhabbet“. Mi piace l’idea che la conversazione sia una finestra nel cuore o nella mente dell’altro».
(Alberto Manguel, Diario di un lettore)
4 Dicembre 2007 Pubblicato da Stefania Mola | Alberto Manguel | Ad libritum | 11 Commenti
Per Anna Banti
In uno dei miei primi post raccontai di non amare il prestito dei libri: né il prestarli né il chiederli in prestito, naturalmente. Mi piace regalarli ad personam, mi piace pensare che dal momento del dono inizi il loro viaggio nella vita di chi li possiede. Non amo particolarmente che i miei libri siano neppure sfogliati da altri, soprattutto quando portano i segni del mio rapporto esclusivo con loro. Quando sono scritti di me oltre che dalla penna dell’autore e dall’inchiostro della tipografia. Solo un paio di volte ne ho sfilato uno dallo scaffale per trasformarlo in dono con un atto non ripetibile e non sostituibile, come certi incontri della vita.
9 Novembre 2007 Pubblicato da Stefania Mola | Anna Banti, Roberto Longhi | Ad libritum | Ancora nessun commento.
Tempeste di sabbia

Lo sanno tutti: la carta è paziente. Sopporta la menzogna, l’infamia, i refusi, la coscienza sporca, il pessimo stile, il pathos da quattro soldi. Tutto.
(Sigizmund Kržižanovskij, La carta perde la pazienza)
Tutto o quasi. Un giorno qualunque la carta si ribella sbarazzandosi dei caratteri tipografici e di ogni parola. Le lettere, esauste, deluse e capeggiate da una “A” battagliera oltre misura, abbandonano le pagine dei libri sciamando da biblioteche e librerie come nubi di gas combusti. Sfiancati da un lavoro ingrato, gli alfabeti in fuga spalancano una voragine apocalittica sotto i piedi della cultura veicolata dalla carta stampata.
Storiella che mi fa tornare in mente un altro divertente ammutinamento. Accadde a lui, giocatore di sensi e significati intento alla quotidiana igiene orale, di espellere le parole davanti allo specchio e di scoprirle vive e guizzanti, intente a guadagnare terreno e indipendenza proclamando a gran voce i loro diritti. Sono parole che sgusciano di vita propria, beffarde, decise a ribellarsi e a reclamare per sé un significato appropriato e in linea con il proprio suono, ripudiando quello consueto e imposto senza curarsi del ritmo e dell’orecchio.
Dopo un estenuante patteggiamento è lo scrittore a perdere la pazienza. Tanto da dover ricorrere alle maniere forti, infilando con le buone o le cattive le parole nolenti in una bottiglia e permettendo loro di uscirne solo previa attribuzione di un significato per volta e per ciascuna, che piaccia o no. Le parole giocano tutte le loro carte, ricorrendo a ostruzionismo e imbrogli, mentendo sulle generalità, azzardando maldestri quanto infruttuosi tentativi di sottrarsi al loro destino. Alla fine, riconquistata la libertà, fuggono in ogni direzione facendo perdere le loro tracce. Il non sapere dove siano finite, al di là di una transitoria inquietudine, non è poi un male irreparabile.
[Anche spazientirsi – a volte – dischiude inaspettate possibilità].
«Già, ma ora c’è un grosso guaio. Perché ognuna di loro prese un certo significato e se lo tenne, d’accordo: però chi appunto prese quel dato significato? Questo è il problema. Non so se mi spiego; capite la questione? Tutto fu fatto all’amichevole, sulla parola; nell’agitazione del momento io non pensai ad annotare i vari passaggi e le varie attribuzioni di significato; a me non è rimasto niente in mano, nessun documento probante. Sicché adesso, alle corte, lo sanno loro cosa significano, non io. È terribile.
Inoltre sono un tantino preoccupato. Sì, ho riferito che uscendo dalla bottiglia fuggirono chissà dove: ma sempre in casa saranno restate, e un giorno o l’altro, vedrete, mi risalteranno addosso».
(Tommaso Landolfi, Parole in agitazione, da Un paniere di chiocciole, Firenze 1968;
scelto da Italo Calvino qui)
30 Agosto 2007 Pubblicato da Stefania Mola | Italo Calvino, Sigizmund Kržižanovskij, Tommaso Landolfi | Ad libritum, Pagine personali | Ancora nessun commento.
Chi legge
E anche tu intanto sei oggetto di lettura, o Lettore: la Lettrice ora passa in rassegna il tuo corpo come scorrendo l’indice dei capitoli, ora lo consulta come presa da curiosità rapide e precise, ora indugia interrogandolo e lasciando che le arrivi una muta risposta, come se ogni sopraluogo parziale non le interessasse che in vista d’una ricognizione spaziale più vasta. Ora si fissa su dettagli trascurabili, magari piccoli difetti stilistici, per esempio il pomo d’Adamo prominente o il modo che hai d’affondare la testa nel cavo del suo collo, e se ne serve per stabilire un margine di distacco, riserva critica o confidenza scherzosa; ora invece il particolare scoperto incidentalmente viene valorizzato oltremisura, per esempio la forma del tuo mento o uno speciale tuo morso nella sua spalla, e da questo suo avvio lei prende slancio, percorre (percorrete insieme) pagine e pagine da cima a fondo senza saltare una virgola. Intanto, nella soddisfazione che ricevi dal suo modo di leggerti, dalle citazioni testuali della tua oggettività fisica, s’insinua un dubbio: che lei non stia leggendo te uno e intero come sei, ma usandoti, usando frammenti di te staccati dal contesto per costruirsi un partner fantasmatico, conosciuto da lei sola, nella penombra della sua semicoscienza, e ciò che lei sta decifrando sia questo apocrifo visitatore dei suoi sogni, non te.
Segni particolari: lettrice
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