Sculture d’ombra

Avevo esposto ambienti completamente vuoti, spogli, dove l’unica presenza era l’assenza, le impronte sulle pareti di tutto quello che vi era passato, le ombre delle cose che questi luoghi avevano custodito.

Claudio Parmiggiani dipinge con il fuoco. Ha sistemato contro una parete una libreria piena di volumi ben ordinati sugli scaffali e l’ha inondata di fumo denso fino a impressionare il muro quasi fosse una lastra fotografica. Poi ha rimosso la struttura e i libri. Quel che resta è il fantasma inquietante di un’indefinibile libreria di fuliggine e cenere.

Continua a leggere

La migliore offerta

tornatore

[...] I sentimenti umani, come le opere d’arte, si possono simulare [...]

Vedere l’ultimo film di Tornatore dopo avere letto il libro non toglie nulla al piacere della visione, anche se il lettore conosce già gli esiti della vicenda. Sarà perché le pagine sono sufficientemente potenti da evocare perfettamente le immagini. Sarà perché il “soggettone”, ovvero una delle tappe all’interno della lavorazione del film, nasceva dalla necessità di fissare la trama ma era anche il punto di arrivo di una storia incubata a lungo, come lo stesso regista racconta. Dunque non si tratta di valutare il libro in sé, quanto il suo ruolo all’interno della genesi della storia e gli spunti di riflessione che esso offre (a prescindere dal film, molto bello e molto ben interpretato).

Continua a leggere

A cosa serve Michelangelo?

a_che_serve_mL’idea che non siano Giotto, Donatello, Michelangelo o Bernini a dare valore alla nostra esistenza, ma che, al contrario, siano le nostre iniziative, le nostre mostre, a «valorizzarli», dimostra che la chiave della loro bellezza (estetica, storica e morale) ci è sfuggita di mano. In altre parole, queste opere non ci dicono più niente se non le forziamo in «grandi eventi» trash, che, di fatto, le neutralizzano. [...] Tuttavia è necessario coltivare una speranza. E questa speranza non può che essere legata alla conoscenza. Ma dubito che questa battaglia possa essere vinta se non torniamo a comprendere a cosa serve questo patrimonio. Se non si torna a comprendere che Michelangelo non serve a fare qualcosa (a divertirci o a produrre ricchezza), ma a essere e a diventare qualcosa (più umani, più civili e, magari, anche più felici), non capiremo mai perché dobbiamo salvare Michelangelo: e alla fine lo perderemo anche materialmente. [...] È l’ora di abbandonare la chimera dei beni culturali: dobbiamo avere il coraggio di dichiarare fallita l’improvvisata scuola professionale di una professione che non esiste, e riprendere a insegnare la storia dell’arte come una parte della storia, come una disciplina umanistica, come un sapere critico.
Continua a leggere

Controstoria dell’arte

Mi sa che la storia dell’arte è fatta di cancellazioni, di superamenti, di rinnegamenti. Di annichilimenti degli antecedenti, di accidenti scagliati dai figli contro i padri.

L’antefatto è Il suicidio dell’arte, vero manuale del pensare con la propria testa e manifesto di un artista da sempre “contro”. Questo invece è un viaggio rapidissimo che dura 28 capitoli ma si legge d’un fiato grazie anche al fuoco di fila di humor e giochi di parole nel quale, al di là dell’evidente volontà dell’autore di esprimere in ogni modo un giudizio dissonante, tra il serio e il faceto le cose vengono dette esattamente come stanno.

Continua a leggere

Intervalli

Le perle adornano la maggior parte delle donne dipinte da Vermeer. A volte sono di dimensioni rare e insolite in natura. Più spesso di dimensioni normali, ma sempre montate in orecchini. Di tanto in tanto agli orecchini si accompagnano collane. L’invasione delle perle in Vermeer ha dato da riflettere ad alcuni storici dell’arte, che ne avevano tratto deduzioni alquanto scontate. E cioè che le perle all’epoca di Vermeer fossero un elemento importante della moda femminile e grazie agli esotici viaggi dei mercanti olandesi risultavano tra i gioielli di acquisizione relativamente facile [...] al contrario io mi sono immaginato che Vermeer fosse affascinato dal segreto della nascita e di quel lento – molto lento, quasi statico – accrescimento delle perle. La perla cresce e matura per anni nella conchiglia intorno a un nucleo della grandezza di un granello di sabbia, con un ritmo che è possibile chiamare tempo sospeso.
(Gustaw Herling, Le perle di Vermeer, Fazi, Roma 1997)

Continua a leggere

Un giardino per Borges

Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini;
la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine.

(J.L. Borges, L’immortale)

Il labirinto Borges

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
14 giugno 2011

A venticinque anni dalla morte del grande scrittore argentino (14 giugno 1986 – 14 giugno 2011) la Fundación Internacional Jorge Luis Borges e la Fondazione Giorgio Cini presentano la realizzazione a Venezia, uno dei luoghi prediletti da Borges, del giardino labirinto che l’architetto britannico Randoll Coate disegnò in suo onore e donò alla Fondazione che ne porta il nome. Il Labirinto sarà collocato nello spazio retrostante il Chiostro del Palladio e il Chiostro dei Cipressi, così da costituire una sorta di ‘terzo chiostro’ di dimensioni all’incirca uguali a quelle degli altri due. Lo scopo del progetto è quello di creare un giardino in memoria dello scrittore realizzando uno spazio pieno di significati spirituali, per avvicinare il pubblico al mondo di Borges.
Continua a leggere

Di porpora e d’ali

Un tale volle chiedere a un folle di Dio: «Dimmi, cosa è mai questo mondo? Cos’è mai questa nostra immensa dimora?». Quegli rispose: «Questo mondo di gloria e d’infamia è simile ad una palma dagli infiniti colori. Se qualcuno sfregasse la sua corteccia con le mani, si scioglierebbe come cera. Ma essendo fatto realmente di cera, che altro può essere? E quegli infiniti colori in realtà sono pure apparenze! Poiché tutto è pura unità, ogni dualità è qui inconcepibile, per cui non ha senso dire io e tu. L’interminabile scala della creazione si snoda attraverso infiniti io e noi, e per questo è così facile cadere dai suoi gradini. Più in alto vuoi salire e più stolto ti dimostri, giacché scivolando conoscerai una caduta più rovinosa. Se non morrai a te stesso per vivere in Lui, sarai considerato un ribelle, giacché avrai scelto di associarti a un pugno di mosche. Ma se vivrai in Lui, potrai conoscere il mistero dell’unità: unità purissima, non volgare associazione».

Scultura, suoni, colori e profumi, in omaggio ad ogni possibile corrispondenza e sinestesia. Due installazioni realizzate da Roberto Paci Dalò, fondatore del gruppo Giardini pensiliper due masserie sospese tra il mare, gli olivi e l’Oriente.

Continua a leggere

Ecce cialis

I nostri avi restauravano le statue; noi ne asportiamo i nasi finti e i pezzi di protesi; i nostri discendenti, a loro volta, opereranno senza dubbio in modo diverso. Il nostro punto di vista attuale rappresenta a un tempo un profitto e una perdita. Il bisogno di ricreare una statua completa, dalle membra posticce, può essere dipeso in parte dall’ingenuo desiderio di possedere e di esibire un oggetto in buono stato, come porta in ogni tempo la semplice vanità dei possessori. Ma il gusto del restauro radicale, proprio di tutti i grandi collezionisti a partire dal Rinascimento, e giunto quasi sino a noi, nasce indubbiamente da ragioni più profonde dell’ignoranza, della convenzione [...] Forse più umani di quanto noi non siamo, almeno nel campo delle arti, a cui non chiedevano poi che sensazioni piacevoli, sensibili in modo diverso e solo loro, i nostri antenati non potevano rassegnarsi a questi capolavori mutilati, a segni di violenza e di morte su questi dèi di pietra. I grandi collezionisti di cose antiche restauravano per pietà. E per pietà noi provvediamo a disfare la loro opera. Può darsi anche che siamo più assuefatti alla rovina e alle ferite. [...] Insomma il nostro gusto del patetico ha la propria ragione in questi sfregi; la nostra predilezione per l’arte astratta ci porta ad amare le lacune, le rotture che neutralizzano, per così dire, il possente elemento umano di questa statuaria. Di tutti i mutamenti provocati dal tempo, nessuno intacca maggiormente le statue che gli sbalzi del gusto negli ammiratori.

(Marguerite Yourcenar, Il Tempo, grande scultore)

Mare nostrum

Meditazioni Mediterraneo – in viaggio verso 6 paesaggi instabili
—–
Mediterranea. Voci tra le sponde

Genova, Palazzo ducale
9 settembre – 7 novembre 2010

Potiamo le stesse piante e mastichiamo con cautela lo stesso cibo pieno di spine, scippato alla profondità del mare. Spremiamo il sole accumulato in acini e in olive, dipingiamo di bianco le case e di nero il lutto. Abbiamo costruito prigioni sulle isole perfette dei nostri arcipelaghi, sparso altoforni, raffinerie, petrolchimici sopra le coste più soavi. Sprechiamo la bellezza giocandocela a dadi. Scontiamo il torto con il nostro sangue, che vale meno di un bicchiere d’acqua, che resta poca per debito contratto con il cielo.

(Erri De Luca, in Mediterraneo. Dialogo e disincanto, «Corriere della Sera» 8-9-2010)