«Il racconto nasce da uno “stato di tensione”, da una concentrazione di energie. Questa tensione, che forse appartiene più alla vita che alla letteratura, precede le preoccupazioni strutturali. Il “brusio del mondo” è l’humus da cui germoglia l’opera letteraria. I consigli pratici di Parazzoli sono preziosi: dal bloc notes per gli appunti alla prima fase di scrittura, che serve a dare sfogo a quella prima energia, ai vari modi possibili “di attaccarsi al treno che corre” (l’ispirazione, diciamo).
“Oggi si sente forte la necessità di avere una specie di concept da cui si sviluppa la trama, ma quando nel pensiero di chi scrive subentrano le richieste dell’editoria, si parte male. L’editoria oggi vuole dei bollini da marketing, un marchio riconoscibile da vendere: vuole la violenza o il sublime, l’aggancio alla realtà o il suo opposto, la trama forte eccetera. L’idea, piccola o immensa, da cui nasce un’opera letteraria scatta invece nel punto esatto in cui la linea orizzontale dell’esperienza interseca quella verticale dell’arte. Per Pavese è il ronzio della mosca dentro a un bicchiere…”».
[Paolo Di Stefano intervista Ferruccio Parazzoli (autore di Inventare il mondo. Teoria e pratica del racconto) nella pagina della Cultura del «Corsera» di lunedì 23 novembre 2009]
Raccontarsi è un gesto di generosità o di narcisismo?
I libri parlano di altre vite e di altri mondi sprigionandone l’irresistibile profumo. Quando il loro richiamo irrompe in un’esistenza irreprensibile e già paga d’ogni altra soddisfazione, ecco insorgere l’inquietudine e il sottile turbamento del non capire da dove venga la smania improvvisa di rispondere.
«Ero 