Archivi tag: Cronache squilibrate

Lavinia Fontana 400

LFontana«Da giovane mi sono ritratta molte volte alla spinetta, sull’esempio della grande Sofonisba Anguissola. La spinetta è l’emblema degli svaghi della donna colta e virtuosa e della sua “soave mansuetudine”, come raccomanda il Baldassar Castiglione nel libro sul perfetto cortigiano. Conosco dunque bene la musica e forse per questo, ora che sento approssimarsi la morte, mi è venuta la voglia di chiudere la mia vita come certi brani musicali che predispongono tutto per l’accordo finale, secondo le regole dell’armonia, ma poi, con uno scarto improvviso, terminano in tutt’altro modo, così che si potrebbe chiamare questo finale una cadenza d’inganno.
Dopo aver dipinto decine di ritratti, vite di santi, e Sacre conversazioni, ora io, Lavinia Fontana, figlia, sposa e madre devota, voglio dipingere una Minerva* completamente nuda, nell’atto di posare la veste, stanca di guerra e disciplina. Sarà questo il mio ultimo quadro.
[...] Ho sempre dipinto come mi è stato chiesto di vivere: decorosamente. [...]
Ora che ho assolto il mio dovere, posso fare un bilancio tra virtù e onori. Questa Minerva che depone i pesanti drappi del decoro e rimane nuda, sono io stessa.
Ora rimpiango di non aver vestito prima un abito più audace e leggero».

*La tela con Minerva che depone le vesti è l’ultimo dipinto pervenutoci di Lavinia Fontana ed è conservato a Roma, nei depositi della Galleria Borghese. La pittrice bolognese morì a Roma l’11 agosto 1614, a 62 anni, e fu sepolta nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

(Francesca Bonazzoli, da L’inganno della scimmia)

Giorgio Morandi 50


Filippo Porcelli]

Né forse alcuno, prima di Morandi, aveva parlato con tale intensità attraverso l’evocazione di oggetti inanimati, poiché, oltre i supremi valori figurativi – le squisite ricerche cromatiche, le audaci soluzioni spaziali – vi è qualcosa, in queste Nature Morte, che oltrepassa, non dico certo il soggetto, ma il loro esser pittura, e sommessamente canta l’umano“.

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Ciao, Gabo

illustrazioneGabriel Garcìa Màrquez: La felicità di scrivere (Video Rai.Tv)
Update: >>leggi direttamente il testo qui

Il capitano guardò Fermina Daza e vide sulle sue ciglia i primi fulgori di una brina invernale. Poi guardò Florentino Ariza, la sua padronanza invincibile, il suo amore impavido, e lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti.
«E fino a quando crede che possiamo continuare con questo andirivieni del cazzo?» gli domandò.
Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese.
«Per tutta la vita» disse.

Ciao Gabo, hai dato un nome al ghiaccio, all’odore di mandorle amare e a certi attimi della vita.

El Greco 400

el greco la visione dell'apocalisse

E questo sguardo che fissa così la vita e la morte io lo chiamo cretese.
(Nikos Kazantzakis, El Greco e lo sguardo cretese, 1961, tr. it. di Giovanni Bonavia, Roma, Biblioteca del Vascello 1994)

Stravagante, bizzarro, eccentrico. Alcuni degli stereotipi con cui Dominikos Theotokopoulos, meglio noto come El Greco, se l’è dovuta vedere per secoli sembrano fatti apposta per dissimulare lo stupore vero, quello a cui induce la sua straordinaria modernità, in anticipo di almeno trecento anni.

E mentre l’omaggio di Toledo per i 400 anni dalla sua morte – fino alla prossima estate – riscatta in modo spettacolare tanta ottusa storiografia spagnola del Novecento, noi ammiratori appartati ci consoliamo con Babis Plaitakis e Nikos Kazantzakis.

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Paul Verlaine 170

verlaine-fetes-galantesIl 30 marzo del 1844 nasceva a Metz Paul Verlaine, del quale mi piace ricordare oggi un breve e prezioso libretto ricevuto in dono più di trent’anni fa in perfetta coincidenza con il senso d’irripetibilità del printemps de la vie emanato dalle sue pagine.

Scriveva Baudelaire, facendo suo il pensiero di un critico contemporaneo, che per indovinare l’anima di un poeta, o almeno la sua principale preoccupazione, sia necessario cercare nelle sue pagine «quel est le mot ou quels sont les mots qui s’y représentent avec le plus de fréquence. Le mot traduira l’obsession».

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Michelangelo 450

sguardoSe non è mai lecito andar contro la verità, tuttavia qualche volta conviene tenerla nascosta. Ed è sempre della massima importanza quanto tu la dica a tempo opportuno, quanto convenientemente, quanto a proposito”.
– Erasmo da Rotterdam, Lettera al cardinale Lorenzo Campeggi (Lovanio, 6 dicembre 1520)

Giulio II si presenta in paradiso ma san Pietro fa spallucce negandogli il via libera. Motivo del rifiuto: Giulio pare non essersi comportato bene, da papa, avendo preferito la logica del potere al Vangelo. Colpe e vizi vengono a galla, e si ride parecchio, fino all’ultima pagina, nonostante la serissima introduzione critica e il robusto apparato di note altrettanto serie.

Iulius exclusus e coelis, in traduzione italiana semplicemente Giulio, è un dissacrante libello in forma di dialogo che cinquecento anni fa – all’indomani del solenne omaggio post mortem tributato a papa Giulio II della Rovere – cominciò a circolare in forma semiclandestina in un’Europa infiammata da conflitti, disordini e prime avvisaglie di quel vento riformatore che Lutero avrebbe usato per spazzare le residue certezze. In quarta di copertina, alcune edizioni ammoniscono (promettendo rivelazioni scottanti): «Lettore, tieni a freno il riso».

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Galileo 450

Galileo Galilei, Sidereus nuncius (Venezia 1610) - Pleiadi
Galileo Galilei, Sidereus nuncius (Venezia 1610)[…] Nel secondo esempio ho disegnato le sei Stelle del Toro, dette PLEIADI (dico sei, in quanto che la settima non appare quasi mai), rinchiuse nel cielo entro limiti angustissimi, ché presso di esse si affollano più di altre quaranta invisibili, di cui nessuna si allontana da qualcuna delle sei predette di oltre un semigrado appena [...] 

Quel che fu da noi in terzo luogo osservato, è l’essenza, ossia la materia, della stessa Via LATTEA, che in virtù del cannocchiale è dato scrutare tanto sensibilmente, da esserne risolte, con la certezza che è data dagli occhi, tutte le dispute che per tanti secoli tormentarono i filosofi, e noi liberati da verbose discussioni. È infatti la GALASSIA nient’altro che una congerie di innumerevoli Stelle, disseminate a mucchi; ché in qualunque regione di essa si diriga il cannocchiale, subito una ingente folla di Stelle si presenta alla vista, delle quali parecchie si vedono abbastanza grandi e molto distinte; ma la moltitudine delle piccole è dei tutto inesplorabile. Ma poiché non soltanto nella GALASSIA si nota quel candore latteo come di nube albeggiante, bensì numerose areole di colore consimile splendono qua e là per l’etere di tenue luce, se in una qualsiasi di esse si rivolga il cannocchiale, c’imbatteremo in un fitto ammasso di Stelle.

Cannocchiale a parte, il nostro cielo ha – purtroppo – meno stelle di quello di Galileo.

>> Sotto il cielo di Galileo