Archivi tag: Cronache squilibrate

Giorgio Morandi 50


Filippo Porcelli]

Né forse alcuno, prima di Morandi, aveva parlato con tale intensità attraverso l’evocazione di oggetti inanimati, poiché, oltre i supremi valori figurativi – le squisite ricerche cromatiche, le audaci soluzioni spaziali – vi è qualcosa, in queste Nature Morte, che oltrepassa, non dico certo il soggetto, ma il loro esser pittura, e sommessamente canta l’umano“.

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Ciao, Gabo

illustrazioneGabriel Garcìa Màrquez: La felicità di scrivere (Video Rai.Tv)
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Il capitano guardò Fermina Daza e vide sulle sue ciglia i primi fulgori di una brina invernale. Poi guardò Florentino Ariza, la sua padronanza invincibile, il suo amore impavido, e lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti.
«E fino a quando crede che possiamo continuare con questo andirivieni del cazzo?» gli domandò.
Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese.
«Per tutta la vita» disse.

Ciao Gabo, hai dato un nome al ghiaccio, all’odore di mandorle amare e a certi attimi della vita.

El Greco 400

el greco la visione dell'apocalisse

E questo sguardo che fissa così la vita e la morte io lo chiamo cretese.
(Nikos Kazantzakis, El Greco e lo sguardo cretese, 1961, tr. it. di Giovanni Bonavia, Roma, Biblioteca del Vascello 1994)

Stravagante, bizzarro, eccentrico. Alcuni degli stereotipi con cui Dominikos Theotokopoulos, meglio noto come El Greco, se l’è dovuta vedere per secoli sembrano fatti apposta per dissimulare lo stupore vero, quello a cui induce la sua straordinaria modernità, in anticipo di almeno trecento anni.

E mentre l’omaggio di Toledo per i 400 anni dalla sua morte – fino alla prossima estate – riscatta in modo spettacolare tanta ottusa storiografia spagnola del Novecento, noi ammiratori appartati ci consoliamo con Babis Plaitakis e Nikos Kazantzakis.

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Paul Verlaine 170

verlaine-fetes-galantesIl 30 marzo del 1844 nasceva a Metz Paul Verlaine, del quale mi piace ricordare oggi un breve e prezioso libretto ricevuto in dono più di trent’anni fa in perfetta coincidenza con il senso d’irripetibilità del printemps de la vie emanato dalle sue pagine.

Scriveva Baudelaire, facendo suo il pensiero di un critico contemporaneo, che per indovinare l’anima di un poeta, o almeno la sua principale preoccupazione, sia necessario cercare nelle sue pagine «quel est le mot ou quels sont les mots qui s’y représentent avec le plus de fréquence. Le mot traduira l’obsession».

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Michelangelo 450

sguardoSe non è mai lecito andar contro la verità, tuttavia qualche volta conviene tenerla nascosta. Ed è sempre della massima importanza quanto tu la dica a tempo opportuno, quanto convenientemente, quanto a proposito”.
- Erasmo da Rotterdam, Lettera al cardinale Lorenzo Campeggi (Lovanio, 6 dicembre 1520)

Giulio II si presenta in paradiso ma san Pietro fa spallucce negandogli il via libera. Motivo del rifiuto: Giulio pare non essersi comportato bene, da papa, avendo preferito la logica del potere al Vangelo. Colpe e vizi vengono a galla, e si ride parecchio, fino all’ultima pagina, nonostante la serissima introduzione critica e il robusto apparato di note altrettanto serie.

Iulius exclusus e coelis, in traduzione italiana semplicemente Giulio, è un dissacrante libello in forma di dialogo che cinquecento anni fa – all’indomani del solenne omaggio post mortem tributato a papa Giulio II della Rovere – cominciò a circolare in forma semiclandestina in un’Europa infiammata da conflitti, disordini e prime avvisaglie di quel vento riformatore che Lutero avrebbe usato per spazzare le residue certezze. In quarta di copertina, alcune edizioni ammoniscono (promettendo rivelazioni scottanti): «Lettore, tieni a freno il riso».

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Galileo 450

Galileo Galilei, Sidereus nuncius (Venezia 1610) - Pleiadi
Galileo Galilei, Sidereus nuncius (Venezia 1610)[…] Nel secondo esempio ho disegnato le sei Stelle del Toro, dette PLEIADI (dico sei, in quanto che la settima non appare quasi mai), rinchiuse nel cielo entro limiti angustissimi, ché presso di esse si affollano più di altre quaranta invisibili, di cui nessuna si allontana da qualcuna delle sei predette di oltre un semigrado appena [...] 

Quel che fu da noi in terzo luogo osservato, è l’essenza, ossia la materia, della stessa Via LATTEA, che in virtù del cannocchiale è dato scrutare tanto sensibilmente, da esserne risolte, con la certezza che è data dagli occhi, tutte le dispute che per tanti secoli tormentarono i filosofi, e noi liberati da verbose discussioni. È infatti la GALASSIA nient’altro che una congerie di innumerevoli Stelle, disseminate a mucchi; ché in qualunque regione di essa si diriga il cannocchiale, subito una ingente folla di Stelle si presenta alla vista, delle quali parecchie si vedono abbastanza grandi e molto distinte; ma la moltitudine delle piccole è dei tutto inesplorabile. Ma poiché non soltanto nella GALASSIA si nota quel candore latteo come di nube albeggiante, bensì numerose areole di colore consimile splendono qua e là per l’etere di tenue luce, se in una qualsiasi di esse si rivolga il cannocchiale, c’imbatteremo in un fitto ammasso di Stelle.

Cannocchiale a parte, il nostro cielo ha – purtroppo – meno stelle di quello di Galileo.

>> Sotto il cielo di Galileo

Rodin. Il marmo, la vita

RODIN-17

Rodin
Il marmo, la vita

Milano, Palazzo Reale – Sala delle Cariatidi
17 ottobre 2013 – 26 gennaio 2014

La lingua della scultura era il corpo. E questo corpo, quando lo si era visto per l’ultima volta? Strato su strato, gli abiti lo avevano occultato, come una tinteggiatura sempre rinnovata, ma sotto lo schermo di queste incrostazioni l’anima l’aveva mutato, bulinando incessantemente l’espressione dei volti. Era divenuto un altro. Un simile corpo non poteva essere meno bello dell’antico, doveva possedere una bellezza ancora più grande. Per più di due secoli la vita lo aveva tenuto tra le mani lavorandolo, ascoltandolo, cesellandolo incessantemente. La pittura sognava questo corpo, lo trasfigurava con la luce e lo penetrava di crepuscolo, lo circondava di ogni tenerezza e di ogni estasi, lo carezza va come un petalo e si lasciava trasportare da esso come da un’onda, – ma la scultura, suo luogo di appartenenza, non lo conosceva ancora.
[...]
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