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Ri/corsi

isis

«Tutto quanto i russi, gli ucraini, i kirghisi potessero imparare a scuola (non foss’altro che a leggere e scrivere) finirebbe per volgersi contro di noi. Un cervello illuminato da alcune nozioni di storia giungerebbe a concepire alcune idee politiche, e questo non andrebbe mai a nostro vantaggio. Meglio installare un altoparlante in ogni villaggio: dare alcune notizie alla popolazione, e soprattutto distrarla».

(Parere espresso da Hitler l’11 aprile 1942 sulle Direttive del 5 febbraio 1942 per la frequenza scolastica dei bambini polacchi nell’area di Poznan)

Lavinia Fontana 400

LFontana«Da giovane mi sono ritratta molte volte alla spinetta, sull’esempio della grande Sofonisba Anguissola. La spinetta è l’emblema degli svaghi della donna colta e virtuosa e della sua “soave mansuetudine”, come raccomanda il Baldassar Castiglione nel libro sul perfetto cortigiano. Conosco dunque bene la musica e forse per questo, ora che sento approssimarsi la morte, mi è venuta la voglia di chiudere la mia vita come certi brani musicali che predispongono tutto per l’accordo finale, secondo le regole dell’armonia, ma poi, con uno scarto improvviso, terminano in tutt’altro modo, così che si potrebbe chiamare questo finale una cadenza d’inganno.
Dopo aver dipinto decine di ritratti, vite di santi, e Sacre conversazioni, ora io, Lavinia Fontana, figlia, sposa e madre devota, voglio dipingere una Minerva* completamente nuda, nell’atto di posare la veste, stanca di guerra e disciplina. Sarà questo il mio ultimo quadro.
[...] Ho sempre dipinto come mi è stato chiesto di vivere: decorosamente. [...]
Ora che ho assolto il mio dovere, posso fare un bilancio tra virtù e onori. Questa Minerva che depone i pesanti drappi del decoro e rimane nuda, sono io stessa.
Ora rimpiango di non aver vestito prima un abito più audace e leggero».

*La tela con Minerva che depone le vesti è l’ultimo dipinto pervenutoci di Lavinia Fontana ed è conservato a Roma, nei depositi della Galleria Borghese. La pittrice bolognese morì a Roma l’11 agosto 1614, a 62 anni, e fu sepolta nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

(Francesca Bonazzoli, da L’inganno della scimmia)

Giorgio Morandi 50


Filippo Porcelli]

Né forse alcuno, prima di Morandi, aveva parlato con tale intensità attraverso l’evocazione di oggetti inanimati, poiché, oltre i supremi valori figurativi – le squisite ricerche cromatiche, le audaci soluzioni spaziali – vi è qualcosa, in queste Nature Morte, che oltrepassa, non dico certo il soggetto, ma il loro esser pittura, e sommessamente canta l’umano“.

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Ciao, Gabo

illustrazioneGabriel Garcìa Màrquez: La felicità di scrivere (Video Rai.Tv)
Update: >>leggi direttamente il testo qui

Il capitano guardò Fermina Daza e vide sulle sue ciglia i primi fulgori di una brina invernale. Poi guardò Florentino Ariza, la sua padronanza invincibile, il suo amore impavido, e lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti.
«E fino a quando crede che possiamo continuare con questo andirivieni del cazzo?» gli domandò.
Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese.
«Per tutta la vita» disse.

Ciao Gabo, hai dato un nome al ghiaccio, all’odore di mandorle amare e a certi attimi della vita.

El Greco 400

el greco la visione dell'apocalisse

E questo sguardo che fissa così la vita e la morte io lo chiamo cretese.
(Nikos Kazantzakis, El Greco e lo sguardo cretese, 1961, tr. it. di Giovanni Bonavia, Roma, Biblioteca del Vascello 1994)

Stravagante, bizzarro, eccentrico. Alcuni degli stereotipi con cui Dominikos Theotokopoulos, meglio noto come El Greco, se l’è dovuta vedere per secoli sembrano fatti apposta per dissimulare lo stupore vero, quello a cui induce la sua straordinaria modernità, in anticipo di almeno trecento anni.

E mentre l’omaggio di Toledo per i 400 anni dalla sua morte – fino alla prossima estate – riscatta in modo spettacolare tanta ottusa storiografia spagnola del Novecento, noi ammiratori appartati ci consoliamo con Babis Plaitakis e Nikos Kazantzakis.

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