Una piccola ape furibonda
Spartite le acque
del mio dolore, oggi come ieri senza misura, senza ascolto, io venni pecora nera carica di desideri in un deserto senza erba a morire.
Furono anni quelli in cui il senso mi attanagliava la carne e la giovinezza era piena di rose entro cui sarei morta baciandomi l’ultimo sospiro. Amavo me stessa come l’unica corda, come un grande violino che non ha un dio, e mi fecero seppellire mani e piedi perché non lavorassi più la mia terra.
Tornai indietro mille, duemila volte a trovare le tracce perdute della mia casa, dei quattro alberi che avevo piantato in onore dei figli. Nessuno credeva che avessi un grande giardino.
Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Pensa che in un albero c’è un violino d’amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita. Te l’ho già detto: i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.
Ogni poeta è un sacerdote e sopporta pene indicibili per regalare la propria parola agli altri. «È un improbo recupero di forze per avvertire un po’ di eternità». La gente cerca di amalgamarlo col volgo, di confonderlo con il pantano, di farlo morire di asfissia tra polvere e reati, e il poeta muore veramente, vinto dalla stanchezza e dalla preghiera che non riesce più a risorgere.
Mai più?
Letteratura d’evasione
«Si deve a un professore di letteratura inglese se in Massachusetts un uomo può rubare un’automobile ed essere condannato a leggere dei bellissimi libri. Nel senso che può scegliere se scontare la pena in galera o partecipare a un seminario di letteratura di dodici settimane all’Università di Dartmouth. Per osservare debolezze, fallimenti e crimini da una più ampia prospettiva. Un’utopia, come sostengono gli scettici? Può darsi, ma con un lato concreto: costa meno della detenzione – 500 dollari a condannato, contro i 30mila di un anno in carcere – e garantisce un indice di criminalità più basso.
Da quando Robert Waxler, l’ideatore del programma Changing Lives Through Literature, si è messo in testa di usare i libri per redimere i criminali del Massachusetts, la percentuale di recidività è infatti scesa dal 42 al 18 per cento. Non male per un professore di letteratura che aveva l’ambizione di portare i romanzi di Steinbeck e Faulkner fuori dai confini del campus. Il letterato cinquantenne nel 1991 aveva scommesso la propria reputazione sull’efficacia del programma. A fronte dei risultati ha convinto altri otto Stati americani, Gran Bretagna e Canada ad adottarlo.
Imago coeli
Galileo
Immagini dell’universo dall’antichità al telescopio
Firenze, Palazzo Strozzi
fino al 30 agosto 2009
Nell’anno dedicato all’astronomia e a Galileo Galilei c’è tempo ancora fino alla fine del mese per non lasciarsi sfuggire l’omaggio di Firenze all’uomo che, con le sue scoperte, rivoluzionò il modo di pensare e interpretare il creato, sconvolgendo la concezione astronomica corrente e sovvertendo la filosofia aristotelica.
Di Augusto l’eletto, si diceva che avesse il corpo chiazzato di macchie congenite sparse sul petto e sul ventre: sette macchie disposte, si diceva, nell’identico modo “delle sette stelle dell’Orsa“.
Das letzte Stück
«Adesso che E la nave va è finito, non sono più in grado di dire quale era il sentimento originario. Ricordo che parlavo di personaggi dal fascino struggente, come quello che hanno le fotografie di persone sconosciute. Dicevo di voler fare un film con lo stile delle prime pellicole, che doveva essere tutto in bianco e nero, anzi rigato, con macchie di umidità, come in un reperto di cineteca. Un falso, insomma, e proprio questo mi seduceva, perché penso che il vero cinema debba essere così. Forse questa volta ho impiegato un pochino più di tempo nella scelta delle facce. Mi pareva di aver bisogno di volti che potessero verosimilmente sembrare quelli di persone che non esistono più, scomparsi nel tempo, e che ci toccano, ci incuriosiscono, perché quel modo [...] di remota lontananza, di toccante estraneità [...] di fissarci con uno sguardo perduto per sempre, con la voglia di rivelarci il senso di una storia, il racconto di un’esistenza».
(Federico Fellini, L’arte della visione, Donzelli, Roma 2009)
How long
Torino, Fondazione Merz
9 aprile – 7 giugno 2009
“Per anni non ho avuto uno studio. Raccoglievo il polline dall’inizio della primavera fino ad agosto-settembre e poi, in autunno inoltrato, cominciavo ad essere davvero libero, non essendo legato ad alcuno spazio. Il mio studio era lì dove raccoglievo il mio polline“.
Quanto tempo richiedono centinaia di piccole montagne di riso e una linea di piramidine di polline, una materia fluttuante, provvisoria, lieve, una materia che l’artista non crea, naturale eppure fuori della natura? Tanto tempo e pazienza. Una liturgia di gesti. E mani che reinterpretino le forme e ridistribuiscano le sequenze, scrivendo brani di tempo e di spazio nuovi. E riso che non sia più cibo per il corpo ma qualcosa che appartiene all’armonia dell’universo e delle sue leggi.
Che cosa sarebbe la virtù senza la pazienza? Soltanto buon carattere. Ma in un certo campo di attività questo non basta e non rende. Può addirittura essere letale. Un certo campo di attività richiede pazienza, un mucchio di pazienza. Forse perché è l’unica virtù facilmente riconoscibile in un certo campo di attività, quelli che vi lavorano coltivano la pazienza in tutti i modi possibili, ossessivamente.
(Iosif Brodskij, Profilo di Clio)
Terrae motus
Quella notte stessa ricevetti le prime telefonate. Gli artisti chiedevano: possiamo fare qualcosa? Subito ebbi l’idea che l’arte c’entrava in qualche modo. Si doveva rispondere all’evento catastrofico. C’era dell’energia nell’arte, tanta energia da potersi contrapporre a quella scatenata dalla Terra.
[Forse perché la mia storia personale ha una familiarità irrisolta con i terremoti e con le emozioni laceranti che questi eventi portano con sé. Forse perché tra il 1976 e il 1977 – al seguito del lavoro di mio padre – ero in Friuli e nel 1980 tra Irpinia e Basilicata a toccare con mano le macerie, le cose deprivate del loro nome e la vita che se n'era andata. Forse perché ricordo nei polmoni l'odore di polvere, briciole e silenzio che non ha uguali, lo stesso che emanano le centinaia di immagini che scorrono davanti agli occhi da ore. Forse. Ma è da stamane all'alba che la medesima emozione mi preme nuovamente addosso, e non solo per la consuetudine e l'affetto che mi legano alle terre d'Abruzzo. Forse perché ogni terrae motus non solo interrompe bruscamente storie ed esistenze ma costringe a guardare senza filtri le nostre barchette fragili, i gusci di noce inadeguati con cui affrontiamo il mare aperto. Ci sfolla tutti, ci rimette raminghi a transitare sotto il cielo, senzatetto. Ospiti, cittadini aggiunti, ultimi inquilini]
Dov’è quella stanza, ragazza di autunno dell’80?
Ogni vento portava la polvere di tufo
scossa dal terremoto e strofinata in faccia.
Dov’è la tua schiena al soffitto, arrossata
per le carezze di carta vetrata del giovane amaro?
Dopo di te cent’anni di pazienza.
Ora tra noi si recita l’età,
per disgusto di essere attraenti.
Qualunque destino è stato minore, perduto il migliore con te.
(Erri De Luca, ivi)
La febbre dei libri
Se le umane cose non sono che sogni, la vita di Alberto Vigevani – di cui ricorre oggi il decimo anniversario della scomparsa – dev’essere stata un sogno straordinario.
Scrittore, poeta («anzi: un poeta che ha scritto romanzi», secondo Lalla Romano), ma soprattutto editore e libraio antiquario, tra tutti i libri che ebbe la fortuna e la capacità di avere tra le mani amò proprio quell’Hypnerotomachia Poliphili ubi humana omnia non nisi somnium esse docet stampata da Aldo Manuzio nel 1499, e all’insegna del Polifilo consacrò tanto la sua libreria quanto la casa editrice da lui fondata.
Sombras

Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza e Fundación Caja Madrid
10 febbraio – 17 maggio 2009
De pictura initiis incerta nec instituti operis quaestio est. [...] omnes umbra hominis lineis circumducta [...] Fingere ex argilla similitudines Butades Sicyonius figulus primus invenit Corinthi filiae opera, quae capta amore iuventis, abeunte illo peregre, umbram ex facie eius ad lucernam in pariete lineis circumscripsit, quibus pater eius inpressa argilla typum fecit [...]
“La questione degli inizi della pittura è molto incerta [...] tutti comunque concordano che nacque dall’uso di tracciare con delle linee il contorno dell’ombra umana [...] Butade siconio, vasaio, per primo trovò l’arte di foggiare ritratti in argilla, e questo a Corinto, per merito della figlia che, presa d’amore per un giovane e dovendo quello andar via, tratteggiò il contorno della sua ombra proiettata sulla parete dal lume di una lanterna; su queste linee il padre impresse l’argilla, riproducendo i tratti del volto”.
(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXV, 15; 151)
Oggi

Porto con me una pietra di Napoli. La vado a mettere nel muro della casa che avrò in Israele. Là noi costruiremo con i sassi che ci hanno tirato addosso.
(Erri De Luca, Il giorno prima della felicità)
del mio dolore, oggi come ieri senza misura, senza ascolto, io venni pecora nera carica di desideri in un deserto senza erba a morire.







Leggere compromette la stupidità





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