Oggi

11 gennaio 2008

S’anima no morit mai, amico fragile.

Quello che non ho è di farla franca
quello che non ho è quel che non mi manca
quello che non ho sono le tue parole
per guadagnarmi il cielo per conquistarmi il sole.

Quello che non ho è un orologio avanti
per correre più in fretta e avervi più distanti
quello che non ho è un treno arrugginito
che mi riporti indietro da dove sono partito.

Longing

«Sono capace di trattenermi a lungo; non parlo finché le acque scavalcano le banchine e sfondano la diga. Così sono riuscito a rinviare questo libro ben oltre la fine del ventesimo secolo»

Se vi trovate tra le mani un libro di poesie, brevi testi, appunti al volo, canzoni, parole altrui e disegni scanditi dal ritmo anarchico e provvisorio di un diario deragliato dal taccuino.

Se avete l’impressione che l’io scrivente accusi tutti i sintomi di dislocazione temporanea del proprio corpo (tra California e India) e del proprio spirito (in viaggio, e comunque altrove).

Se vi sembra che le parole raccontino con levità e allegria una sorta di commiato che s’increspa appena – in superficie – dissimulando la mancata resa di un ragazzo di settantadue anni di fronte a quella vita che è «una droga che smette di funzionare», prima o poi.

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Magia quotidiana

C’è bisogno di favole, ma anche di magia.

E non tanto di quella dotata dei suoi pur suggestivi apparati rituali, di bacchette magiche o di formule recitate con occhio torvo e sfera di cristallo, quanto di ciò che alla metafora è sotteso.
Quella che conserva nella vita quotidiana tutta la sua efficacia, dissimulata magari da un contatto spirituale con le cose e i nostri simili, con storie di ordinaria sopravvivenza toccate dalla grazia di un fascino semplice.

Il vecchio che somiglia ad uno gnomo ma è instancabile nel reggere il cielo, giorno e notte, in nome e per conto di tutti, potrebbe bastare.

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Se una notte di fine estate uno scrittore

Ad Italo Calvino, uno tra gli scrittori da me più amati, non ho mai dedicato in questo blog lo spazio che sarebbe stato “naturale” (cioè proporzionale alla mia passione per lui), per il reverenziale timore della mia profonda inadeguatezza.

Lo considero da sempre il Maestro che non ho mai avuto la fortuna di conoscere, ma che ho “assorbito” – a beneficio del mio modo di leggere e di scrivere – più di qualsiasi altro, non dimenticando mai che questa edizione di Marcovaldo (che prossimamente passerò a mia figlia con il dovuto rituale propiziatorio), regalatami da mia madre nell’estate del 1975, ha segnato il mio passaggio dalla letteratura per ragazzi a quella “da grandi”.

Oggi, a vent’anni dalla sua morte, l’interesse nei confronti delle sue pagine e della sua lezione “militante” si mantiene alto e vivissimo, anche con tutta una serie di occasioni ed eventi extra libros.

Ed è a questo proposito che riporto qui di seguito il comunicato stampa redatto e inviatomi poco fa da Nicola, a proposito di Chiamalavita, spettacolo che avrà luogo questa sera a Siena. Un invito a riflettere sull’atrocità della guerra ripercorrendo le pagine più belle di Calvino e presentando le canzoni sulla “resistenza” scritte dallo stesso Calvino e pressoché inedite.

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Riletture d’autore

Il 12 e 13 dicembre, a Siena, andrà in scena Non al denaro, non all’amore, né al cielo, il disco che Fabrizio De André realizzò nel 1971 ispirandosi all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e mutuando il titolo da uno dei versi dell’incipit.

La rilettura dell’opera si deve a Morgan, ex leader dei Bluvertigo e, come si apprende dal numero di dicembre del mensile “Rockstar”, l’ambiziosa impresa prenderà corpo in febbraio con la già prevista uscita discografica.

Dopo Creuza de mä, recentemente riproposto nella versione del coautore Mauro Pagani, Non al denaro… è dunque il secondo album di Fabrizio De André ad essere oggetto di una ripubblicazione integrale per mano di un diverso artista.

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Le parole per dirlo

Cosa succede a svegliarsi, un giorno, e accorgersi di non poter dare un nome alle cose? Di non poter qualificare le proprie azioni, i propri sentimenti, gli oggetti e le persone care attraverso le parole? Un senso di profondo smarrimento, immagino, prenderebbe chiunque si trovasse nella suddetta condizione smemorata e privata di suoni articolati, ricordi e pensieri. Una condizione colpevole, per giunta.
Mentre Frullo, che – solo contro tutti – si era rifugiato nelle parole e nei racconti del misterioso e anomalo libraio, è salvo. È in grado di raccontare, e di salvare le persone e le cose che ama.

Racconta – cantando – Roberto Vecchioni:

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