Lontananza

dscf3164Il vento ha svuotato
le sillabe del tuo nome,
non ha contorni il ricordo,
e di me non sai nulla,
anch’io sono per te la lontananza
che non ha occhi né mani,
sono il vuoto di una nube
che cammina sul vuoto.

C’è un confine verso cui muovere,
lasciando questo niente al niente,
un confine dove incontrare
il paese della tua pelle?

Sull’isola, tra gli spini e la sabbia,
un cerchio di cenere.
Una vela cavalca l’orizzonte.

(Antonio Prete, da Se la pietra fiorisce)

Come virgola antiquata

Epitaffio
(Wisława Szymborska, da Sale, 1962,
trad. it. Scheiwiller 2005, 2009)

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>> Wisława Szymborska premio Nobel 1996 (trad. it. del discorso)
>> Una poesia per svelare l’inganno
>> Le poesie di Wisława Szymborska
>> La poetessa delle parole (apparentemente) semplici

>> …e questo bellissimo post di una tra le mie bloggers preferite.

Another place

Antony Gormley, Horizon Field, 2010-2012 (info)

Qualcuno mi è venuto meno, qualcuno che per me valeva mi respinge, si distoglie, scompare. Allontanandosi allontana, sottrae il paesaggio del quale era stato preannuncio, portatore, segnacolo. Non intende essere più, non ha mai inteso essere alcuna di queste cose e rovesciando su di me il mio stesso disinganno smaschera la mistificazione di cui era oggetto.

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Algo en nosotros

Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile
.

(Jorge Luis BorgesFine anno da Fervore di Buenos Aires, 1923)

Settembre

18_8_09

Ora solo il linguaggio può ridire quei gesti
scriverne piano ripetendo l’ardore con cautela
fissando perché restino ancora in questa stanza
le grandi ombre di allora.

Schianta ancora il tuo petto contro il mio
perché questa è l’unica orma dell’amore
l’autunno che replicava le stelle
quasi da un mondo uguale
la finestra, la cornice di abete
l’addolorato trattenersi delle schiene
.

(Antonella Anedda, Settembre, notte)

Ginostra16_8_09

How many roads

Guillaume Apollinaire, Ludovico Ariosto, Charles Baudelaire, Piero Bigongiari, Ives Bonnefoy, Josif Brodskij, George Gordon Byron, Dino Campana, Blaise Cendrars, Samuel Taylor Coleridge, Hart Crane, Gabriele D’Annunzio, Dante Alighieri, Emily Dickinson, Ugo Foscolo, André Frénaud, Johann Wolfgang Goethe, Jorge Guillén, Victor Hugo, Juan Ramon Jiménez, John Keats, Rudyard Kipling, Mario Luzi, Christopher Marlowe, Herman Melville, Pablo Neruda, Gérard de Nerval, Omero, Orazio, Ovidio, Giovanni Pascoli, Octavio Paz, Edgar Allan Poe, Aleksandr Puškin, Percy Bysshe Shelley, Robert Louis Stevenson, Rabindranath Tagore, Torquato Tasso, Charles Tomlinson, Giuseppe Ungaretti, Derek Walcott, Walt Whitman, Carmen Yáñez, William Butler Yeats.

Confesso: ognuno degli autori e dei passi raccolti – comprensivi di testo originale a fronte – mi era già noto, in alcuni casi familiare. Ma non ho saputo resistere al modo in cui le innumerevoli strade del viaggio sono state riunite in questo volume, disegnando non una mappa qualunque bensì nodi, intrecci e [s]confini al di sopra di ogni cronologia e di ogni rotta.

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Per le rime

Ogni cosa piccola è bella
(Sei Shōnagon)

Semplici, colloquiali, accessibili. Brevi e precisi. Sono gli haiku nella riflessione di Barthes e il tranello teso alla smania tutta occidentale di gravare d’un prezzo (e d’un peso) il simbolo e la metafora. Essenziali, come le cose che spesso sfuggono allo sguardo. Intelligibili, eppure insensati: gli haiku sono ospitali, spalancano le loro porte ad ogni interpretazione, si fanno abito a misura dei nostri sensi e dei nostri significati.

Vale la pena
la morte se la vita
vive appena.

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