La minoranza

palermo-trionfo-della-morteIn Messico, i vivi invitano i morti, nella notte di oggi di ogni anno, e i morti mangiano e bevono e ballano e si aggiornano sui pettegolezzi e sulle novità del vicinato. Ma alla fine della notte, quando le campane e le prime luci dell’alba gli dicono addio, alcuni morti si fingono vivi e si nascondono nelle frasche e tra le tombe del camposanto. Allora la gente gli corre dietro con la scopa: «E vattene una buona volta, e lasciaci in pace, non vogliamo vederti fino al prossimo anno». Il fatto è che i defunti non se ne vogliono mai andare. Ad Haiti, un’antica tradizione proibisce di portare la bara in linea retta al cimitero. Il corteo la porta a zig-zag e facendo molti giri, di qua, di là e ancora di qua, per depistare il defunto in modo che non possa trovare la strada per tornare a casa. Ad Haiti, come dappertutto, i morti sono moltissimi più dei vivi. La minoranza vivente si difende come può.

(Eduardo Galeano, Il Giorno dei defunti, da I figli dei giorni)

Lontananza

dscf3164Il vento ha svuotato
le sillabe del tuo nome,
non ha contorni il ricordo,
e di me non sai nulla,
anch’io sono per te la lontananza
che non ha occhi né mani,
sono il vuoto di una nube
che cammina sul vuoto.

C’è un confine verso cui muovere,
lasciando questo niente al niente,
un confine dove incontrare
il paese della tua pelle?

Sull’isola, tra gli spini e la sabbia,
un cerchio di cenere.
Una vela cavalca l’orizzonte.

(Antonio Prete, da Se la pietra fiorisce)

Aestŭs

Era l’ultimo fine settimana di settembre ma in Salento l’estate non voleva morire.
Allora l’ho portata nelle campagne di Specchia, dove la brezza si carica di rosmarino, mirto e lentisco, e i melograni gonfi di frutti ospitano – all’alba e al crepuscolo – sussurri e frulli d’ali che in breve tempo si trasformano in battibecchi condominiali. Fino a che la luce non vince le ultime resistenze, o viceversa la notte, lucida come il più prezioso dei sigilli.
L’ho portata sulla spiaggia deserta di Ugento – 36 gradi postmeridiani – tra scheletri di lidi e di approdi, appallottolando gli abiti come chi si concede a tutti gli effetti un fuori programma, a contare i gusci restituiti dalla risacca e a rimanere a mollo in una trasparenza d’acque che stordisce, tanto breve è diventata la distanza tra il sole ancora alto e il buio pesto.
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Intervalli

Le perle adornano la maggior parte delle donne dipinte da Vermeer. A volte sono di dimensioni rare e insolite in natura. Più spesso di dimensioni normali, ma sempre montate in orecchini. Di tanto in tanto agli orecchini si accompagnano collane. L’invasione delle perle in Vermeer ha dato da riflettere ad alcuni storici dell’arte, che ne avevano tratto deduzioni alquanto scontate. E cioè che le perle all’epoca di Vermeer fossero un elemento importante della moda femminile e grazie agli esotici viaggi dei mercanti olandesi risultavano tra i gioielli di acquisizione relativamente facile [...] al contrario io mi sono immaginato che Vermeer fosse affascinato dal segreto della nascita e di quel lento – molto lento, quasi statico – accrescimento delle perle. La perla cresce e matura per anni nella conchiglia intorno a un nucleo della grandezza di un granello di sabbia, con un ritmo che è possibile chiamare tempo sospeso.
(Gustaw Herling, Le perle di Vermeer, Fazi, Roma 1997)

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Il profumo della neve

Chiediamo alle nostre gioie di ieri e ai nostri dolori dell’altroieri di riempire il vuoto in cui ci troviamo. Sogniamo di ricucire ciò che il tempo ha strappato. Tra il ricordo e l’oblio allestiamo la fiera delle nostre ricorrenze. Chiamiamo all’appello i giorni scomparsi. Li tiriamo fuori dai loro limbi. Per ventiquattr’ore li festeggiamo. Essi fanno una scappata e poi se ne tornano nelle loro residenze d’ombra.

La funzione prima dell’anniversario è quella di rifornirci di buon tempo antico. Ci placa la fame di nostalgia e di infanzia. «La neve profuma di mele, come un tempo», diceva Mandel’stam. La celebrazione di ciò che è stato ci offre un’occasione per le lacrime, il rimpianto o la commozione. Stanchi di vivere senza tracce e senza ricordi, non accettiamo che la morte sia morta. Scoperchiamo le tombe. Disseppelliamo le stagioni passate. L’anniversario ci rassicura. Testimonia che i giorni trascorsi si aggirano sempre nei paraggi. Hanno solo perso i sensi. Il tempo riposa, come una bella addormentata nel bosco nella sua bara di cristallo, ed è capace, se lo si lusinga e lo si accarezza, di risvegliarsi.

[immagine: Erdal Buldun]

Un fierissimo vento

Natura: Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l’intenzione a tutt’altro, che alla felicità degli uomini o all’infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.
[...]
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Donne


(continua)

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Settembre

18_8_09

Ora solo il linguaggio può ridire quei gesti
scriverne piano ripetendo l’ardore con cautela
fissando perché restino ancora in questa stanza
le grandi ombre di allora.

Schianta ancora il tuo petto contro il mio
perché questa è l’unica orma dell’amore
l’autunno che replicava le stelle
quasi da un mondo uguale
la finestra, la cornice di abete
l’addolorato trattenersi delle schiene
.

(Antonella Anedda, Settembre, notte)

Ginostra16_8_09

Thinking different

Blog che pensano e [mi] fanno pensare.
Sembra semplice eppure è circostanza che impone una riflessione sui termini stessi della questione. Intanto sono passati sei giorni e dovrei in qualche modo ringraziare Giulia che ha ritenuto di esprimermi la sua stima anche così.

Il disagio resta, nel prendere in consegna il testimone. Tocca chiedermi cosa significhi il pensare, a queste latitudini virtuali, e la sua capacità di “toccarmi” rinunciando a quanto de visu ho sempre ritenuto imprescindibile per l’instaurarsi di un’affinità: la gestualità, l’espressione, una voce con le sue tonalità emotive e il suo ritmare i pensieri fino a toccare le corde del cuore.

In un modo o nell’altro leggo solo blog che mi fanno pensare. Con intensità diversa, certo, con un “darsi” a volte agli antipodi tra loro ed anche con me. Ma quando qualcosa si muove dentro, capisco che il mio tempo è ben speso. Azzarderei: ben regalato.

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