Il libro degli elogi
Forse, in ultima analisi, la storia della lettura è la storia di ciascun lettore.
Elogio della Bibbia: che lo si consideri uno dei libri di Dio o soprattutto una creazione dei suoi lettori (poiché ogni traduzione è una lettura), è un libro a tutti gli effetti e pertanto sottoposto a giudizio del lettore, che può trovarlo ripetitivo ma anche ammettere che come primo tentativo di un autore alle prime armi, questo libro del mondo non sia niente male.
Elogio del libro tascabile: pensando a quelle pagine intime che amiamo portarci in un caffè solitario, al mare o a letto e che scandiscono le ore più lievi della nostra vita. Come ogni lettore avveduto sa, al di là dei tomi monumentali e delle legature altere e prestigiose, le virtù di un libro, ben al di là delle parole che contiene, risiedono nella sua capacità di accompagnarci. […] L’essere «tascabile», per quel che riguarda un libro, è una qualità che lo trasforma in una parte del nostro corpo, come sarà, una volta che l’avremo letto, parte del nostro spirito. Un toccasana per questi tempi di solitudini inventate e benestanti, in cui risuona attualissima la frase che Manguel ricorda attribuendola a John Adams che l’avrebbe pronunciata nel 1781 all’indirizzo di suo figlio: “Non sarai mai solo se ti porti in tasca un poeta”.
Mendel dei libri
In quel fantastico capolavoro architettonico che era la sua memoria doveva aver ceduto un pilastro, e l’intero edificio si era sgretolato.
La quarta di copertina – come spesso accade – inganna: «La storia di un uomo che forse non ha letto tutti i libri, ma che tutti li conosce. Il sovrano di un mondo parallelo – un mondo di carta». Mi appare riduttiva almeno quanto l’opinione di Paola Capriolo nelle colonne del «Corsera» di due giorni fa. Perché Mendel (il libro e l’uomo) non è solo questo. O meglio: non solo questo vi è scritto nella storia e tra le righe che non possa essere percepito, anche dal lettore più distratto.
L’ultimo lettore
La lanterna di Anna Karenina non è la lampada di Diogene benché entrambi cerchino un senso. Ciò che fa la differenza non è semplicemente la luminosità/oscurità ma la direzione in cui i segni orientano la ricerca. Anna è una delle tipologie di lettori – tra personaggi reali ed immaginari – che si raccontano nelle pagine di questo libro. Uno dei tanti modi possibili di leggere (senza essere filosofi), di possedere una connaturata e indispensabile lentezza, di essere “fuori tempo”.
D’altronde l’ultimo lettore – per eccellenza don Chisciotte, lettore persino «dei fogli stracciati che ci sono in strada» – è sempre inattuale, sostiene l’autore. Perché è colui che “arriva tardi”. Cerca e trova nelle pagine scritte un senso sul quale costruire la propria vita. Intravede tra le righe nuove connessioni e coglie significati nei luoghi inediti prodotti dal suo lèggere. Mentre la letteratura sospende l’esperienza ricomponendola altrove, in altro luogo ed altro tempo, in un diverso racconto, necessario alla comprensione dei nessi sottesi alla logica del reale.
Due libri in tasca
Si può dire che vivessi con le parole, sicché le cose che scrivevo non erano destinate ad altro uso se non a quello di praticare la scrittura. Non desideravo tanto essere uno scrittore (sebbene in fondo lo sognassi), quanto consacrarmi a imparare la scrittura.
Il mestiere di scrivere è sopravvalutato e troppo spesso giustificato come la risposta ad una “urgenza”. Come l’unico modo per placare il “sacro fuoco”. Tusitala si nasce, e tuttavia la passione per la scrittura da sola non basta a fare lo scrittore. Tanto meno a dichiararsi tale con troppa facilità. La scrittura, suggerisce Stevenson, passa per il come e non per il perché. Un come che si costruisce con pazienza e nel tempo attraverso l’influenza profonda e silente dei libri già scritti.
[Si]lente
«Fa discutere il saggio di Arturo Mazzarella sulla letteratura dopo la rivoluzione digitale secondo il quale una serie di scrittori – Fortini e Magris tra gli altri – continuano a coltivare un’idea della scrittura letteraria, germinata dalla lettura di altri libri, come un viatico della conoscenza. Mentre altri indicano una via diversa in cui letteratura e comunicazione si toccano nella descrizione del caos non come disordine, ma come velocità di scorrimento del reale. Discorso complicato, la cui sostanza è questa: è in atto un mutamento che non si può arrestare, perché il trasformarsi della comunicazione emarginerà la letteratura che preferisce restare chiusa in sé.
God save the Queen
I libri parlano di altre vite e di altri mondi sprigionandone l’irresistibile profumo. Quando il loro richiamo irrompe in un’esistenza irreprensibile e già paga d’ogni altra soddisfazione, ecco insorgere l’inquietudine e il sottile turbamento del non capire da dove venga la smania improvvisa di rispondere.
Che sia l’idea del puro piacere, ad allettare contrapponendosi al dovere? Ché la lettura non ama gli imperativi, non ossequia, è libera da ogni deferenza. Nel suo regno ogni lettore è tale, senza gerarchie, investito della gioia dell’anonimato e della normalità. Per una regina abbracciare una simile causa è probabilmente specchio di una necessità. E mezzo privilegiato per accedere ai sentimenti altrui e alla capacità di calarsi per la prima volta in panni che non le appartengono.
Maestà, corre voce tra gli scaffali che Lei sia in pericolo.
Incontri

“Chi ha esperienza della letteratura vive indirettamente molte vite diverse…”
Lettura, evento fragile – “irriducibilmente ipotetico” e istintivamente esplorativo – che attraversa “la materia vulnerabile della parola divenuta segno”, capace – a libro chiuso – di riverberare le vite abitatrici delle pagine nei luoghi del nostro esistere.
Lettore, protagonista e ruolo attivo, che – ricorda Novalis – fa di un libro ciò che vuole, ché “quando leggiamo le parole di un testo le riempiamo della nostra esperienza” e costruiamo – reinventandolo – uno spazio “più vero e più vivo della realtà circostante”, solitaria e individuale rifrazione di verità spesso inesplorate del nostro essere.
Lettura e fuga
«La lettura è, in se stessa, una potente metafora del viaggio e dell’avventura, dell’oltrepassare confini e trascendere limiti. In un cruciale viaggio letterario, quello della Commedia di Dante attraverso i tre regni dell’aldilà, Virgilio diventa la guida per attraversare l’Inferno e il Purgatorio, mentre Beatrice, la donna ideale, è la guida per il Paradiso. Tutti questi percorsi sono viaggi alla ricerca della conoscenza: conoscenza di sé, dell’altro, dei mondi in cui abitiamo. [...]
Ricordo di essere rimasta sorpresa nello scoprire, verso la fine dell’infanzia, che altre persone consideravano la lettura e la scrittura attività separate. Ma come si poteva fare l’una senza l’altra, mi chiedevo io? E se naturalmente accetto che ci siano molti lettori che non scrivono mai, che non anelano a scrivere – ma una parte di me si chiede se sia proprio vero – non riesco a concepire uno scrittore che non sia stato prima un lettore. Dicendo “lettore” mi riferisco a quell’avida, appassionata relazione con racconti e poesie, con ogni forma della parola scritta: il tipo di letture che tanti di noi hanno fatto da giovani, prima di imparare (o prima che ci insegnassero) a distinguere tra ciò che “valeva la pena” di leggere oppure no. Quel genere di fervore che all’ora di pranzo mi faceva correre a casa da scuola, riempire la cartella del necessario per le lezioni del pomeriggio e poi montare su per le scale a passare il quarto d’ora che mi restava immersa in un libro.
Liber in fabula
«L’amatore della lettura, o lo studioso, ama sottolineare i libri contemporanei, anche perché a distanza di anni un certo tipo di sottolineatura, un segno a margine, una variazione tra pennarello nero e pennarello rosso, gli ricorda un’esperienza di lettura. [...]
Quello che l’infelice non sa è che la biblioteca non è solo il luogo della tua memoria, dove conservi quel che hai letto, ma il luogo della memoria universale, dove un giorno, nel momento fatale, potrai trovare quelli che altri hanno letto prima di te. È un repositorio dove al limite tutto si confonde e genera una vertigine…».
Il video della Lectio magistralis
Il sito ufficiale
Il dossier
Lo speciale TuttoLibri
La Fiera su Wikipedia
Di piacevoli sensazioni
Del (non) lèggere
Delle insidie del sottolineare
Di un’idea regalo
Dell’importanza di un caffè e di un amico
Trovo la televisione davvero molto istruttiva. Ogni volta che qualcuno mette in funzione l’apparecchio, me ne vado nell’altra stanza a leggere un libro.




Leggere compromette la stupidità






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