Squilibri

[Leggo per trovare domande]

Una piccola ape furibonda

Spartite le acque del mio dolore, oggi come ieri senza misura, senza ascolto, io venni pecora nera carica di desideri in un deserto senza erba a morire.
Furono anni quelli in cui il senso mi attanagliava la carne e la giovinezza era piena di rose entro cui sarei morta baciandomi l’ultimo sospiro. Amavo me stessa come l’unica corda, come un grande violino che non ha un dio, e mi fecero seppellire mani e piedi perché non lavorassi più la mia terra.
Tornai indietro mille, duemila volte a trovare le tracce perdute della mia casa, dei quattro alberi che avevo piantato in onore dei figli. Nessuno credeva che avessi un grande giardino.


Tu non sai: ci sono betulle che di notte levano le loro radici, e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni. Pensa che in un albero c’è un violino d’amore. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita. Te l’ho già detto: i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.


Ogni poeta è un sacerdote e sopporta pene indicibili per regalare la propria parola agli altri. «È un improbo recupero di forze per avvertire un po’ di eternità». La gente cerca di amalgamarlo col volgo, di confonderlo con il pantano, di farlo morire di asfissia tra polvere e reati, e il poeta muore veramente, vinto dalla stanchezza e dalla preghiera che non riesce più a risorgere.
Mai più?

1 Novembre 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Alda Merini | , | 4 Commenti

Elogio dell’isola

mare“Da piccoli abbiamo tutti vissuto su un’isola. Ogni caccia al tesoro presuppone un’isola con campi, muretti a secco e viottoli su cui saltellare. Tutte le volte che qualcuno si acceca mentre gli altri amici corrono a nascondersi, dietro a tronchi o aratri o in fessure tra due muri, si sperimenta la vita delle isole. Ogni bruciatura e bernoccolo avviene sempre su un’isola, tutte le volte che si guarda il cielo in attesa che arrivi qualcosa a portare novità, si tengono i piedi su un’isola.

Henry James lesse L’isola del tesoro di Stevenson e nel saggio L’arte del romanzo commentò: «Pur essendo stato anch’io bambino, non sono mai andato alla ricerca di tesori seppelliti». Stevenson gli rispose dalle pagine del saggio Un’umile rimostranza: «Se James non ha mai cercato tesori nascosti, si può dimostrare che non è mai stato bambino»”.

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15 Agosto 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Edmund Spenser, Francesco Longo | , , | 5 Commenti

Sud

isolaSul muro dirimpetto c’è una carta geografica del mondo. È capovolta, con l’Antartide in alto. Si accorge che la fisso.
«Sei del nord», dice, «quelli del nord restano scemi a guardare il loro bel pianeta sottosopra. Per noi invece il mondo sta così, col sud in alto».
Me ne sto a occhi persi sulla carta.
«Teste di nord, teste cieche siete. Si capisce la terra solo se la rigiri così. Guarda i continenti: spingono verso nord, vanno a finire tutti dall’altra parte. Perché si sono staccati dall’Antartide e stanno viaggiando verso il basso del pianeta, precipitano laggiù. Si lasciano dietro gli oceani. E anche le correnti marine partono da qui, da sud, perché qui è il principio, l’alto della terra. Ed è terra, l’Antartide con montagne e vulcani, non acqua raffreddata come il vostro ghiacciolo. Il nord disegna carte false col suo bel polo in cima, mentre per noi è solo acqua sbattuta, oceani di ponente e di levante».

La carta capovolta ora mi sembra giusta, m’insegna a stare sull’antipodo. La fuga creduta verso il fondo, si rovescia in alto. Sto in cima a uno scoglio e aspetto il tuffo.

(Erri De Luca, Tre cavalli, Feltrinelli, Milano 2000)

13 Agosto 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Erri De Luca | | Ancora nessun commento.

De/sidera

stevens-vialattea– Signore, siete un gran esibizionista. Io mi ero chiesto tante volte: ma perché ha fatto tutte quelle stelle? Se è vero che ha creato l’universo per gli uomini, manco in milioni di anni gli uomini potranno raggiungerle. E allora? E allora le avete fatte per voi, per dirvi «quanto sono bravo»; non nascondetevi dietro un dito!

– Ma tu vuoi mettere quando gli uomini guardano il cielo in una notte d’estate? Son lì a bocca aperta: esiste forse uno spettacolo più grande?

(Roberto Vecchioni, Scacco a Dio, Einaudi, Torino 2009)

10 Agosto 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Roberto Vecchioni | | Ancora nessun commento.

Una cosa piena di mistero

«Noi partiamo da zero, e le parole no; che è la cosa importante, la più importante, sempre. Giacché, sebbene si cresca nella lingua, quando si iniziano a usare le parole per creare una narrazione la cosa è ovviamente tanto diversa dall’usare anche le stesse parole per dire “Pronto” al telefono, quanto lo è mettere la pittura sulla tela. Tentare questo salto nel buio è il motivo preciso per cui gli autori di narrativa scrivono. E di certo hanno scoperto quell’audacia, e concepito quel desiderio, dalla lettura [...].

In effetti, imparare a scrivere potrebbe essere parte dell’imparare a leggere. Per quanto ne so io, la scrittura scaturisce da un’altissima devozione alla lettura. [...] Lettura e scrittura sono esperienze – di tutta una vita – nel corso delle quali noi, che incontriamo parole usate in certi modi, ci lasciamo convincere da loro a penetrare la presenza, il potere della fantasia. Il quale, scopriamo, è soprattutto il potere di rivelare, senza limite alcuno.

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5 Agosto 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Eudora Welty | , | 2 Commenti

Lunae dies

moon_symphonyLe lacrime e i sospiri degli amanti,
l’inutil tempo che si perde a giuoco,
e l’ozio lungo d’uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desideri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che in somma qua giù perdesti mai,
là su salendo ritrovar potrai
.

20 Luglio 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Ludovico Ariosto | , , | 2 Commenti

Oggi

Porto con me una pietra di Napoli. La vado a mettere nel muro della casa che avrò in Israele. Là noi costruiremo con i sassi che ci hanno tirato addosso.

(Erri De Luca, Il giorno prima della felicità)


27 gennaio 1945-2009

27 Gennaio 2009 Pubblicato da Stefania Mola | Erri De Luca | , | 5 Commenti

Affetti speciali

La parola che preferisco è “pane”. Mi commuove e mi placa il suo suono piano e breve, privo di sibili, durezze, arrotature della lingua. Ovvio che confondo significato e parola, ma non sono tante le parole che significano così bene la loro sostanza. Credo di avere letto che l’etimo remoto di “pane” è lo stesso di “padre”, ma sono troppo pigro per verificare. Ne mangio molto, senz’altro troppo, anche a stomaco pieno – si vede che mi manca.

[Michele Serra, s.v. Pane, in Dizionario affettivo della lingua italiana, Fandango, Roma 2008. Il Dizionario è in fieri: chiunque può lasciare qui la sua parola del cuore e raccontarla. Quanto all'etimo di pane e di padre, bando alla pigrizia...]

15 Settembre 2008 Pubblicato da Stefania Mola | Giorgio Vasta, Matteo B. Bianchi, Michele Serra | , | 7 Commenti

Siamo [anche] ciò che leggiamo

A me allora nessuno scrisse una lista di libri da leggere, perché non ce n’era bisogno, perché i libri ci venivano tra le mani, si proponevano e si imponevano da soli, a me e agli amici. Tutti leggevamo gli stessi libri, perché quelli erano i libri da leggere e non altri. [...] La differenza tra il tempo in cui io leggevo i libri che ti ho segnalato e oggi è enorme, parlo non solo della differenza nel leggere e scegliere i libri da leggere, ma del rapporto che da lettore si stabilisce con questi libri.

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8 Settembre 2008 Pubblicato da Stefania Mola | Raffaele La Capria | , | 7 Commenti

Pass[agg]i


Cenere sulla manica di un vecchio
è tutta la cenere
che lasciano le rose bruciate.
[...]
Perché le parole dell’anno passato
appartengono al linguaggio dell’anno passato
e le parole dell’anno prossimo
attendono un’altra voce.

(Thomas S. Eliot, Little Gidding, II – in Quattro quartetti)

31 Dicembre 2007 Pubblicato da Stefania Mola | Thomas S. Eliot | , | 5 Commenti