Mi riconosci è la storia di un’amicizia speciale, tra dolore per la perdita e volontà di rendere omaggio all’amico-scrittore-maestro scomparso esattamente un anno fa. Inizialmente sono rimasta perplessa: non ero sicura che mi piacesse quella coincidenza di voci, tale che a tratti pareva che la scrittura di Bajani e il suo modo di posare lo sguardo sulle cose avessero l’ambizione di riecheggiare così tanto Tabucchi, le sue atmosfere sospese e il suo modo di abitare la saudade.
Poi ho capito. Leggendo le righe che lo stesso Tabucchi dedica a Bajani nella sezione “Scrittori d’oggi” della sua ultima fatica, vera e propria summa delle storie e delle geografie tabucchiane e di una vita all’ombra del tempo che (si) consuma. Dove si dice di quella tipologia di scrittori che raccontano “dall’interno” e di personaggi di finzione – vicari di chi scrive – che si assumono «il compito di portare dentro di sé le emozioni, i sentimenti e le memorie altrui». Fino all’ultima pagina, quella del ritorno: «se alla “verità” della realtà o alla commedia della vita non lo sappiamo».








