Squilibri

[Leggo per trovare domande]

Tutta un’altra storia

- Raccontami una storia, Pew.
- Che storia, piccola?
- Una a lieto fine.
- Non ne troverai una in tutto il mondo.
- Nessun lieto fine, dunque?
- Nessuna fine.

Silver rimase orfana che era ancora una bambina. Aveva un nome di metallo lucente e di pirata nell’anima, un cane, e radici affondate in quel mare da cui un giorno era giunto e ripartito suo padre. Abitava con sua madre confinata in una casa in pendenza, sospesa sul vuoto, fino al giorno in cui lei precipitò. Da quel momento non ebbe più neppure una storia e – per lungo tempo – solo una quantità infinita di inizi.

Continua a leggere…

6 Agosto 2007 Pubblicato da Stefania Mola | Jeanette Winterson, Roberto Vecchioni | , , | Ancora nessun commento.

Storie d’ombra

«Fin dall’infanzia Stevenson è stato per me una delle forme della felicità».
(Jorge Luis Borges)

«La vita romanzesca non è adatta a uno scrittore di romanzi», neppure se decide di trasferirsi nell’isola di Samoa. Però lo stesso scrittore potrà agevolmente finire dentro una vita romanzata ad hoc, e in una finzione che a malapena si distingue dalla realtà. Succede se ad incontrarsi sono un allievo di Borges ed uno dei suoi scrittori amatissimi, con la complicità di certi temi di suggestione inesauribile.

A Samoa, Robert Louis Stevenson viene chiamato Tusitala, narratore di storie e di miti e conoscitore delle insondabili profondità della lingua e dell’anima. L’isola nella quale si stabilisce negli ultimi anni di vita è uno di quei luoghi in cui le cose sono “vere” solo quando abitano una storia. Se non raccontata la realtà – a Samoa – non esiste.

Continua a leggere…

10 Luglio 2007 Pubblicato da Stefania Mola | Alberto Manguel, Angelus Silesius, Jorge Luis Borges, Robert L. Stevenson | , | Ancora nessun commento.

Due di due

Ben lungi dal proclamare l’identità o renderla almeno oggetto di riflessione, la scrittura opera da sempre la sua lacerazione profonda, spalancando la voragine sull’alterità.

Tra l’io scrivente e quello scritto, un abisso senza fondo apparente. Una voce spaventosa che l’uno e l’altro sono pronti a disconoscere. Sentimenti e stati d’animo estranei e multipli. Incontri raccapriccianti con coinquilini indesiderabili che dimorano in dimensioni sconosciute della propria mente. Discese agli inferi e ritorno.

Scissioni e contrapposizioni, sosia e metamorfosi, doppi e plurimi che la grande letteratura tra Otto e Novecento attraversa e affronta. E un’antologia rassicurante: solo il dubbio intorno a se stessa consente alla nostra identità di esistere.

Io sono Kim.
Chi è Kim?

9 Giugno 2006 Pubblicato da Stefania Mola | Adelbert von Chamisso, Ernst T. A. Hoffmann, Franz Kafka, Fëdor M. Dostoevskij, Oscar Wilde, Robert L. Stevenson | , | Ancora nessun commento.

Il compagno segreto

[...] feci in tempo a cogliere il lampo evanescente del mio cappello bianco lasciato indietro per segnalare il luogo dove colui che aveva condiviso in segreto la mia cabina e i miei pensieri, come se fosse un secondo me stesso, si era calato nell’acqua per scontare la sua punizione: un uomo libero, un orgoglioso nuotatore che si dirigeva, a bracciate, verso un nuovo destino.

Qualcuno ha detto che la vita è quella cosa che accade mentre sei intento a fare tutt’altro, un po’ come le persone e i libri che la attraversano, all’improvviso, sospinti dalle onde dell’insondabilità del caso.

Casualmente, una segnalazione privata mi fa scoprire Il compagno segreto, rivista del web monografica a cadenza mensile giunta al numero 9 della serie, e contemporaneamente il suo omonimo cartaceo d’autore scalpita per ricordarmi di essere lì, impacchettato a dovere e pronto per essere regalato facendosi messaggio inatteso per un destinatario ancora all’oscuro di tutto.

Le coincidenze mi affascinano… Come le feste letterarie di questo lunario mensile ritmato da stati d’animo e messaggi brevi, euforici e fulminanti, che esordisce naturalmente dedicando il primo numero al piccolo capolavoro di Conrad e traendo da esso la propria dichiarazione di intenti:

Uno sconosciuto arrivato dal mare bisbiglia a un giovane capitano una storia di innocenza e di morte. Lo rende complice della sua salvezza e poi si dilegua, lasciandogli un ricordo enigmatico e ingiudicabile: è “Il compagno segreto” di Conrad, e quanto fa ogni buon libro a un buon lettore.

Le persone e i libri giungono così, misteriosamente ed inspiegabilmente, a trasformare l’estraneità in identità, a coincidere in modo straordinario con la parte di noi stessi più oscura e profonda. Un libro può rivelarsi quasi fosse scritto da noi e per noi, può entrare nella nostra vita, sconvolgerla e non lasciarla mai più anche quando la parola fine sigilla il momento di riporlo sullo scaffale, proprio come lo sconosciuto compagno segreto giunto dal mare nella notte incide la vita del Capitano iniziandolo alla consapevole conoscenza di sé.

Il gioco del “doppio” che altrove conduce alla rovina (come nel caso di Dottor Jekyll e Mr. Hyde) qui si fa dono, trasformando la crisi di identità scaturita dall’inquietante scoperta delle somiglianze e delle affinità con lo “straniero” (l’estraneo di sé) in presa di coscienza e riconquista del senso di responsabilità.

“Quanto fa ogni buon libro a un buon lettore”.

3 Febbraio 2005 Pubblicato da Stefania Mola | Joseph Conrad, Robert L. Stevenson | , , | Ancora nessun commento.