Divertimento

La mucca che fieramente vi osserva dalla copertina appartiene ad una speciale costellazione bovina e rappresenta una sorta di sineddoche divertita. E voi siete al di qua di una tenda che ha un buco nella trama e fa da cornice ad un quadro che altrimenti vi sarebbe sfuggito sotto un’alluvione di parole.
Siete dentro Buenos Aires ma non potete saperlo, perché il Vivi come puoi gravita in una galassia benedetta dallo sguardo della dispersione dall’altra parte dello specchio.
E questo breve post è un plagio, del tutto temporaneo (a causa del mio essere “fuori sede” in questo momento), in attesa di raccontarvi di questo divertimento – che ho avuto la fortuna di godere in anteprima – da oggi in libreria per la gioia di tutti gli appassionati dei labirinti reali e mentali che si sottraggono con successo alla famigerata logica interna delle cose.
«Non vedi le mie mucche? Una plagia l’altra, sedici plagi in bianco e nero; il risultato, una stupenda cartolina in stile idiota. Un capolavoro».
Midsummer
Four days will quickly steep themselves in night:
Four nights will quickly dream away the time.
(I, I, 7-8)
Teseo e Ippolita, ormai prossimi alle nozze, attraversano questa notte in cui tutto può accadere riflettendo sulla consistenza del sogno, dell’immaginazione e della poesia. Cose da lunatici e amanti – date le circostanze – ma anche da quei lettori smarriti che si diventa a perdersi tra una recita e l’altra, affacciandosi dal palcoscenico sul sogno a occhi aperti, senza sapere più cosa sia reale e cosa no, procedendo infine verso l’alba attendendo che la luce fughi le tenebre e restituisca alle cose la parvenza di sempre. Cose che – tuttavia – la traccia residua del sogno impedirà di guardare come prima.
A tutti noi che pensiamo di aver solo dormito, e che la visione sia frutto di fantasia, la regina delle Amazzoni suggerisce: «Four nights will quickly dream away the time». Una bella immagine frutto di un’ellissi quasi intraducibile nella quale il tempo trascorre e si allontana perché sognato: «Velocemente, quattro notti sogneranno via il tempo», lasciando inalterati il rincorrersi e il fuggire tra i vari piani del mondo, a recita finita e luci spente, come nel sogno di un sonno vero.
Bloomsday
Sceso giù in strada mi trovai ancora una volta sperduto, pur qui, nel mio stesso paesello nativo: solo, senza casa, senza meta.
Stamattina Ulisse è salpato da Itaca dopo aver fatto colazione con Penelope e si è recato ad un funerale. La sua odissea cittadina gli ha fatto sfiorare brevemente Telemaco nella sede di un giornale, alla biblioteca nazionale e infine nel quartiere più malfamato.
Il destino ha fatto poi in modo che proprio lì avvenisse l’incontro – quasi un salvataggio – e che Ulisse conducesse quel figlio inconsciamente cercato a casa sua, dove hanno parlato di letteratura, di donne, di assassini e suicidi.
È notte, stanno ancora parlando, e tra poco il giovane artista riprenderà il mare alla volta della sua terra promessa. Mentre Penelope è già a letto, e nella sua mente infedele affiorano pensieri in disordine sparso spinti da una corrente ingovernabile, senza logica interna che non sia quella della prima persona, senza pause né relazioni, cause, effetti.
Un tempo raggrumato e residuale contro il quale il flusso si frange appena, mentre l’iniziale “no” rovina verso la chiusa, e il giorno (e un mondo) muore… yes.
– Ma voi, insomma, si può sapere chi siete?
Mi stringo nelle spalle, socchiudo gli occhi e gli rispondo: – Eh, caro mio…
Io sono il fu Mattia Pascal.
Vento e destino
Il 4 dicembre di 131 anni fa nasceva Rainer Maria Rilke. Il 4 dicembre di cent’anni fa, giorno del suo trentunesimo compleanno, egli arrivava a Capri per un soggiorno che sarebbe durato sei mesi e nel quale il paesaggio intoccato dell’isola e la discreta presenza delle sue ospiti avrebbero favorito la sua spasmodica ricerca di quiete e sintonie.
Una ricerca che taglia trasversalmente le domande cardine dell’esistenza, persegue la congiunzione con gli orizzonti e il dialogo con le lontananze, e si interroga sul senso della vita, della morte, della poesia, di ogni cosa “che passa” insieme al vento, al mare, agli alberi e alle pietre, ai vivi e ai morti, e “che appartiene” ad un unica realtà.
Dentro, le immagini
Otto anni fa, il 5 ottobre 1998, moriva Federico Zeri.
A onorarne la memoria e l’opera di una vita intera arriva a Bologna la Fondazione che ne porta il nome, sistemata nel restaurato convento di Santa Cristina, un complesso architettonico di età rinascimentale adeguato per l’occasione e completamente funzionale ad ospitare “grandi numeri”.
Come quelli della biblioteca di Zeri, composta da circa 90.000 volumi tra libri d’arte, riviste e cataloghi. E soprattutto quelli della fototeca, più di 290.000 immagini provenienti dall’archivio privato del grande storico dell’arte, inventariate, schedate, digitalizzate e trasferite online grazie ad un’accurata catalogazione in corso ormai da tre anni, che ha già raggiunto l’obiettivo della fruibilità per 22.000 fotografie e ne conta altre 40.000 in corso d’opera.
I libri del diavolo
Libri proibiti, libri diabolici, quindi da non perdere in nessun modo.
Per quattrocento anni chi avesse voluto sapere quali fossero i libri assolutamente indispensabili per capire il mondo avrebbe dovuto rivolgersi a quello strumento di censura, intolleranza e paura che fu l’Index Librorum Prohibitorum, vera e propria miniera di capolavori periodicamente incendiati in piazza.
Fino al 14 giugno di quarant’anni fa, quando il Vaticano decise di abolirlo*.
Nel ricordare, oggi, questo anniversario (senza troppi entusiasmi per un futuro sul quale incombono le ombre di indici sempre più subdoli e temibili) resta sempre piuttosto interessante scoprire quali e quanti autori avessero l’onore di far parte della lista nera dei censurati e dei condannati.
Continuando a chiedersi cosa ci sia nei libri per cui valga la pena di morire.
* qui il documento in formato PDF.





Leggere compromette la stupidità





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