Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

O make me a mask

Se è vero che da molti libri si viene trovati senza averli cercati, be’.. quello è il momento delle domande. Come quando qualcuno ti regala un libro che non conoscevi, come è capitato a me con El perseguidor, dono di Simple (con la quale, peraltro, non c’è stata ancora occasione di parlarne).

Confesso che si mette in moto uno strano meccanismo, a causa del quale tale libro viene da me riletto almeno due volte: perché invece di concentrare il mio interesse verso la storia, i personaggi, il contesto, in prima battuta mi distraggo, cercando di seguire tutt’altri “indizi”. Sulle tracce di alcune domande: perché proprio questo libro? Chi me l’ha donato, cosa vuole dirmi di sé? Ovvero, cosa c’è in questo libro che mi riguarda? In definitiva, quale filo lega il mittente al destinatario, e quel libro tanto al primo quanto al secondo?

Immagino che qualcuno penserà che io sia una paranoica senza speranze, ma fateci caso: non si regalano libri solo perché il destinatario li apprezza e leggerebbe qualsiasi cosa. Il libro porta con sé un messaggio (magari simile a quello di molti altri doni) ma è esso stesso messaggio: una proposta o una conferma di affinità elettive, da coltivare e rinsaldare. Per questo un libro ricevuto non si archivia mai, almeno fin quando vive in parallelo all’amicizia che lo ha messo sulle tue tracce.

È il libro il vero persecutore, o piuttosto chi lo riceve, chi – come me – ha cercato di carpire a tutti costi alle sue pagine il segreto di quel dono?
Intanto è su questo filo ambiguo che si dipana la storia, tra il genio sregolato di Bird (nascosto dietro il personaggio di Johnny Carter) ed il cannibalismo amorevole di Bruno, il critico musicale dalle cui mani la magia di Johnny continua a sfuggire, perché la magia (qualunque magia) non può convivere con l’egoismo di salvare l’opinione e l’idea che abbiamo delle cose ignorando la realtà. Nascosta tra le pieghe della storia ho ritrovato l’idea che ciò che è in realtà non esiste finché non entra nella tua vita e non interagisce con te instaurando un dialogo, anche silente. Finché, toccandolo e lasciandoti toccare, puoi “sentirne” l’identità e non considerarlo più “altro da te”. Come quando un incontro fortuito si trasforma nel ritrovare un vecchio amico, qualcuno che conosci da sempre, che da sempre è stato parte di te.
Ho ritrovato frammenti di amori a me familiari, come il Dylan Thomas bisognoso di una maschera che lo renda invisibile al mondo (il segreto desiderio di Johnny quando mostra con spavalderia agli altri le cose di lui che gli altri non vogliono vedere perché spezzano l’incantesimo della sua magia riportandolo brutalmente agli inferi).

Ho ritrovato, insomma, adombrata nelle tante intemperanti identità che realmente caratterizzarono Charlie Parker e che si riflettono nel gioco di maschere e di nomi della finzione del racconto, la rete di rimandi in cui tutti ci dibattiamo consapevoli che la vita non è tutta qui e il nostro mondo è spesso una no man’s land sfinita dalla lotta tra cultura e natura, ciò che le regole ci impongono di essere e ciò che noi vorremmo al di fuori di ogni regola che non sia quella primordiale, insondabile ed istintiva.

Ecco, questo è quanto – d’istinto – mi viene da raccontare. Le analisi sono un’altra cosa, ma non mi competono, qui ed ora. Si parlava di un dono ricevuto e la magia è compiuta, per quel che mi riguarda. Il filo dipanatosi da questo libro, messe da parte le domande, mi ha condotto sugli scaffali di una libreria per una scelta “al buio”; e il “naso” mi ha fatto portare a casa Uno che passa di qui: un titolo che mi somiglia, e che somiglia alle circostanze che fanno incontrare due amici che ancora non sanno di esserlo.

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5 commenti su “O make me a mask

  1. camilla_lo
    20 settembre 2004

    la tua osservazione sulla seconda lettura mi sembra molto saggia. nel momento in cui si innesca il meccanismo che ti suscita la voglia di rileggere stai certo che quel libro ti lascerà qualcosa.. perche è solo ad una lettura più attenenta che le sensazioni e le emozioni e le immedesimazioni si trasformano in pensieri sedimentati.
    d’altra parte non poteva essere altrimenti trovandosi dinanzi un cuoltore dei diritti di pennac 😉 complimentoni.

  2. BibliotecadeBabel
    21 settembre 2004

    Benvenuta, Camilla, tra le nostre pagine (mie e di StregadiCarta)! :-)Anche tu sufficientemente squilibrata da evocare, nel tuo commento, uno dei lettori-tipo indicati da Calvino… ma ne parleremo…E comunque, ri-leggere (almeno per me) è come leggere ex novo, perché c’è sempre tra le pagine qualcosa che non hai scovato, una risposta che non hai avuto semplicemente perché non avevi formulato la domanda…Il libro infinito, il libro di sabbia, Borges… aaah, ma vedi quante connessioni provoca lo scambio di opinioni?Proprio la ragione di questo blog: abbiamo bisogno di squilibrati che si mettano comodi e chiacchierino sorseggiando qualcosa. 🙂

  3. simple
    21 settembre 2004

    Nemmeno io so bene perché, ma ho sentito che poteva essere.

    Forse, nell’intenzione di Cortázar -o magari soltanto nell’intenzione che io ho creduto di vedere in questo libro- El Perseguidor è il protagonista, ma anche l’ammiratore-antagonista e il lettore e lo scrittore stesso: tutti noi inseguitori di una risposta che dia il senso a ciò che stiamo cercando, o a quello che ci è arrivato tra le mani senza averlo mai cercato.
    :-)))

  4. Mariannadeilabirinti
    22 settembre 2004

    Io regalo solo libri che *mi* sono piaciuti, e mi hanno detto qualcosa, che mi hanno emozionato o fatto capire qualcosa di me. Infatti non si dice sempre che in quello che si legge si cercano soprattutto conferme di quanto si pensa/sente?

    Ecco io li regalo istintualmente, sperando segretamente che chi lo riceve ci trovi le stesse “fulminazioni” che ci ho trovato io.

    A volte succede a volte no, perchè un libro deve capitarti tra le mani anche nel momento giusto. E ognuno ha i suoi tempi 🙂

  5. camilla_lo
    22 settembre 2004

    marianna_ è quello che pennac chiama “bovarismo”.. sacrosanto diritto di noi lettori! (e vedi se alla fine il professore francese non si fa tirare sempre in ballo)

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 settembre 2004 da in Dylan Thomas, Julio Cortázar con tag .

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