Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Libri diabolici (come la felicità)

Borges suggerì che certi libri sono infiniti e mutevoli come la sabbia. Si “fanno” nelle nostre mani e nei nostri pensieri. Sono estensione della nostra memoria e della nostra immaginazione, e specchio del nostro universo: non possono avere un inizio e una fine, né un centro (un cuore) che non sia ovunque.

Può terrorizzare il farne esperienza, il toccare con mano lo spazio “pieno” tra due pagine apparentemente consequenziali che in realtà ne generano altre con numerazioni del tutto arbitrarie, lo sperimentare l’esatta misura delle nostre ossessioni popolate da enigmi, clessidre, specchi, labirinti e vertigini.

E l’unico rimedio all’infinita incertezza di cui sono forieri è chiuderli, giocare ad essere ciechi. Tu credi che lèggere spalanchi una finestra a 360 gradi sulla verità, e ciò è tanto vero da far vacillare il tuo equilibrio: invece che risposte, altre domande, invece che certezze, dubbi.
Chiuderli, perderli, distruggerli o abbandonarli…

Intendiamoci: per Borges il libro è strumento di gioia infinita, qualcosa che “infama e corrompe la realtà” e il suo lungo fiume tranquillo, come quella sabbia che mai si fa prendere e sfugge tra le dita. Io sono del suo partito, ma il protagonista del Libro di sabbia sceglie l’abbandono per liberarsi del diabolico oggetto delle sue inquietudini: e come per nascondere una foglia ci vuole un bosco, per “perdere” un simile libro ci vuole almeno lo scaffale di una biblioteca.

È forse questa la ragione per cui è La biblioteca di Babele ad essere infinita, nonostante i numeri e le forme geometriche che vorrebbero circoscriverla, un luogo in cui il nonsenso è normale e il ragionevole quasi miracolosa eccezione. Come ogni biblioteca, luogo di libri perduti e dimenticati in cerca di lettori, corpo vivo fatto di oggetti di perdizione e di felicità e brulicante di energie potenzialmente e spaventosamente infinite.

Da ricordarsene, la prossima volta che ci si imbatta in uno dei tanti roghi – reali e simbolici – con cui la cecità ha inteso ristabilire un ordine minacciato o perduto.

[Perché la felicità, quel sogno indistruttibile che chiamiamo felicità, sta probabilmente nel perpetuo e vertiginoso equilibrio di chi, senza ripudiare per sempre i propri «templa serena», viene continuamente tentato dalle inquietanti sirene dell’infinito e dell’impossibile].

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Un commento su “Libri diabolici (come la felicità)

  1. utente anonimo
    25 settembre 2004

    ciao carissima…..leggerti è sempre stimolante,scusa,ma l’ultima frase te la “rubo” e naturalmente la “marchio”col tuo nome.Che sia tua o di qualcun altro,alla sua nascita,resta in vita col tuo nome e viaggia per chi la crede preziosa.Felice di leggerti,con affetto,Serendipity

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Questa voce è stata pubblicata il 23 settembre 2004 da in Jorge Luis Borges con tag .

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