Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Bona tempora currunt!

In un Paese in cui vanno di moda bandane e banane circa il 40 per cento delle persone crede che il Decamerone sia un appartamento di dieci stanze o, al massimo, un buon vino rosso; un buon 35 per cento è convinto invece che l’autore de Il nome della rosa sia Sean Connery e solo il 18 per cento, con qualche tentennamento, lo assegna ad Umberto Eco.

Sembrerebbe un caso disperato, invece stamane a Passaparola se ne discuteva con ottimismo.

Argomento centrale: la promozione della lettura, modi, tempi, ragioni, ed un’ampia carrellata di esperienze raccontate dalla viva voce dei protagonisti. Ovvero editori, librai, bibliotecari, organizzatori di eventi, insegnanti, giornalisti, ma – soprattutto – lettori, pronti ad un fruttuoso scambio di esperienze innovative in materia.

Due aspetti sono stati ribaditi con forza, tra i più scontati – forse – ma non per questo da sottovalutare: che promuovere i libri sia cosa diversa dal trasformare in lettori coloro che lettori non sono (uno sconto incentiva e incoraggia il lettore abituale, ma non cattura automaticamente chi non legge); che lettori si diventa, per consuetudine e familiarità con l’oggetto-libro coltivate sin dalla tenera età, alle spalle delle quali dev’esserci un livello di alfabetizzazione un po’ più confortante di quello attuale in Italia (dove solo il 20 per cento dei lettori consuma e sostiene ben l’80 per cento della produzione libraria, e dove il 39 per cento delle persone ha la licenza elementare o nessun titolo, seguito da un abbondante 29 per cento in possesso della licenza media inferiore).

Un terzo aspetto costituisce invece una bella conferma: che nonostante tutto, il mezzo migliore per la promozione della lettura resta il passaparola, il suggerimento ad hoc fornitoci da qualcuno che si rivolge a noi in prima persona e di cui ci fidiamo. Non un testimonial qualsiasi, ma qualcuno che ci conosce e che ci suggerisce quel libro perché tagliato a nostra misura, quello e non un altro. Pennac insegna, d’altronde…

Su queste ed altre considerazioni si è innestato l’ottimismo di Umberto Eco, sostenuto da una carica di simpatia irresistibile: con l’assoluzione di Internet, ormai irrinunciabile quando si pensa alla diffusione “permanente” dei libri, che in rete godono di una vita assai più lunga rispetto a quella media concessa negli scaffali di una libreria.
Una Rete che favorisce diffusione e familiarità con la lettura, ponendo anche una nuova serie di questioni inerenti le librerie e le biblioteche.
Le prime, ad esempio, per antonomasia luoghi del passaparola, dell’incontro e del dibattito, contrariamente a quanto si possa pensare non perdono colpi, anzi, vengono in un certo senso sostenute: si pensi solo al fatto che colossi come Amazon, allestendosi come una libreria, fanno venire voglia di frequentarla, una libreria vera.
Ancor più evidenti i vantaggi per le biblioteche, nelle quali si cominciano a sbaraccare interi e ponderosi scaffali di opere monumentali (pensiamo alla Patrologia Latina, tanto per dirne una, che ha bisogno di una intera stanza per ospitare comodi i volumi di cui è composta!) lasciando spazio a poche e più pratiche postazioni internet; una tecnologia che vale anche per tutto ciò che finisce su CD rom e fac-simile, senza che questa operazione tecnologica abbia mai sostituito i libri cartacei con quelli “virtuali”.

Eco è ottimista, dunque. Crede a un disagio solo temporaneo del libro rispetto alle nuove tecnologie, vedendo nel contempo di buon occhio – e come una sfida da accettare – il massiccio fenomeno della distribuzione dei classici in abbinamento ai giornali, nonché la ormai avviata tendenza al printing on demand a discapito della disonesta usanza delle fotocopie.

Quanto alla buona abitudine e al piacere della lettura, pare che benessere e democrazia non ci vadano d’accordo…
Eco lo dice con un paradosso “inquietante”: grazie alla rielezione di Bush, alla escalation bellica, al terrorismo internazionale che ci costringerà al coprifuoco in ogni angolo del mondo, all’aumento del costo del petrolio… alle Sinistre di tutto il mondo sarà indicata la strada per rintanarsi dietro la lavagna, il Cavaliere sentirà nuova linfa scorrere nelle sue vene, rimarrà altri otto anni al governo, attuerà tutti i suoi insani propositi in materia di fisco, pensioni, pubblica (d)istruzione e sanità, la Rai rimarrà così com’è, la scuola farà viaggiare i giovani solo su Internet… Non ci rimarrà che una cosa, nelle nostre lunghe giornate tappati in casa, e solo quella: lèggere, come accadeva della Russia stalinista, quando si leggeva dieci volte in più rispetto ad oggi:un bell’esempio di civiltà del libro!

Bona tempora currunt, è il caso di gongolare…

[Si scrive solo la metà di un libro.
Dell’altra metà deve occuparsene il lettore
.]

(J. Conrad)

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2 commenti su “Bona tempora currunt!

  1. simple
    10 novembre 2004

    Ho vissuto in posti dove si faceva fatica a comprare qualunque cosa, ma i libri non mancavano mai, e non ci avevo mai pensato…

  2. Pingback: Libro e libertà « Squilibri

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Questa voce è stata pubblicata il 7 novembre 2004 da in Joseph Conrad, Umberto Eco con tag , .

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