Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Verità possibili

Riflettendo sulle infinite possibilità della verità, ma senza alcuna voglia di impantanarmi in disquisizioni insostenibili dalle esigue forze del mio intelletto…

Sono partita da una telefonata ricevuta da oltre Adriatico, in diretta da Delfi, dal Parnaso e dai luoghi di Apollo, passando attraverso un oracolo della Pizia che piacerebbe anche a me accaparrarmi, per finire al ricordo di un libro di Dürrenmatt letto qualche anno fa.

Magnifico!
La morte della Pizia, pubblicato nel 1976, è un racconto breve al confine tra tragico e grottesco, senza che si riesca a circoscrivere né l’uno né l’altro, alla ricerca – durante una lettura senza fiato perché priva di pause e di paragrafi nonché allietata da voluta confusione tra tempi e sintassi – delle nostre convinzioni perdute strada facendo. Un libretto delizioso che, con il pretesto di raccontare la storia di Edipo, cui la Pizia – sacerdotessa del tempio di Apollo a Delfi – aveva predetto che avrebbe ucciso il proprio padre e avrebbe sposato la propria madre, ha il coraggio di ribaltare le situazioni ed imporre il loro continuo ripensamento.
La verità (ecco la riflessione iniziale) è sempre ad un passo, e quando stai per “toccarla” ti beffa, trasmutando in una serie di possibilità “aperte”, tanto da doversi rimettere in gioco con armi, bagagli e masserizie.

Chi è, dunque, Edipo, ora che scopriamo di averlo creduto da sempre ciò che non è mai stato?
Non ha importanza, ci suggerisce Dürrenmatt: ciascuno di noi ha una verità a cui aggrapparsi, che altro non è se non un punto di vista, un aspetto parziale e inaffidabile di quella “mostruosa realtà la quale è impenetrabile non meno dell’essere umano che ne è l’artefice“.

La soluzione dell’enigma, vero sovrano di Delfi esaltato in queste pagine, è assai sconfortante: non esiste una verità assoluta, ma solamente una realtà personale costruita con un collage di altre verità individuali che rimane salda finchè non è “disturbata”, cioè messa in discussione.

Lascia perdere, vecchia”, disse Tiresia ridendo a Pannychis, “non preoccuparti di ciò che può essere stato diverso da come ce l’hanno raccontato e che non smetterà di cambiare faccia se noi continueremo ad indagare… La verità resiste in quanto tale soltanto se non la si tormenta“.

Riletti e “strumentalizzati” in modo siffatto, Edipo e la sua storia si trasformano nel racconto senza tempo dell’onnipotenza del Fato, che gioca a rendere vano qualsiasi tentativo dell’uomo di gestire la propria esistenza, e nell’umana tragedia – anch’essa senza tempo – dell’inutile e affannosa ricerca, se non di una spiegazione, almeno di una soluzione, sempre in precario equilibrio sul trespolo di un oracolo almeno consolatorio.

Per paura di ciò che è terribile, l’uomo va spesso incontro proprio a ciò che è terribile“.

L’enigma è che – forse – davvero nulla accade per caso.

Mettere la Pizia a Delfi è stato un vero colpo di genio…
(Gustave Flaubert, 1851)

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Questa voce è stata pubblicata il 29 novembre 2004 da in Friedrich Dürrenmatt, Gustave Flaubert con tag .

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