Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Pagine di caos

Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.
(I. Calvino)

E venne il bibliotecario imperfetto, con i suoi occhiali scuri e impenetrabili, raccogliendo una reliquia ad ogni passo e stipandola sotto l’ampio mantello, e a chi cercasse un frammento del discorso, un lemma o un riflesso della vita rispose che si sarebbe dovuto cercare in una delle lettere delle parole delle pagine di uno qualsiasi degli infiniti e polverosi tomi scompagnati e accatastati ovunque.

Una vita piena è un caos, un magma in continuo fermento, un mosaico che puoi pazientemente ricomporre senza sapere se – giunto al termine – scoprirai di aver perso una tessera in corso d’opera, scivolata per il troppo ingombro o il troppo peso e inghiottita dal provvidenziale mulinello di vento che ogni cosa rimescola e ricompone.

Affermano gli empî che il nonsenso è normale nella Biblioteca, e che il ragionevole (come anche l’umile e semplice coerenza) vi è una quasi miracolosa eccezione.

(J.L. Borges)

La vita abita in cose la cui logica interna ci è spesso estranea e incomprensibile, perché non spiega il senso né il suo contrario, specchio in cui si riflette impietosa la tua fragilità, cornice di dubbi contenente solo domande. L’empio si ribella e – forse – non vuole salvarsi: solo rispondere, sfidando l’eccezione.

Ogni tanto prendono il libro più vicino e lo sfogliano, in cerca di parole infami. Nessuno, visibilmente, si aspetta di trovare nulla.

(J.L. Borges)

Il bibliotecario non conosce tutti i libri che amorevolmente è chiamato a custodire. Ogni tanto salta le pagine, richiude il libro prima di terminarlo, lo abbandona perché esso si faccia casualmente e imponderabilmente ritrovare, un giorno. Ogni tanto rilegge, altre volte declama. O tace. Senza che ciò riordini o classifichi nulla. Perché anche le pagine non hanno un ordine, né un numero, perché non ci sono risposte adeguate lì dove non sono state mai scritte.
Ogni tanto riflette ed elogia il nonsenso, e pensa che – in fondo – lì dove si danno alle fiamme i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini.

Poi riflettei che ogni cosa, a ognuno, accade precisamente, ora.

(J.L. Borges)

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Questa voce è stata pubblicata il 21 dicembre 2004 da in Italo Calvino, Jorge Luis Borges con tag .

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