Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Il resto è silenzio

Tsunami.

A pronunciare questa parola – diventata tristemente familiare in pochissimi giorni – sembra di evocare un malefico dio degli abissi e la necessità di esorcizzarlo.

Di sprigionare noi stessi attraverso il suono della nostra voce la furia della Terra che si spacca e cede nel profondo delle sue viscere, e l’oceano, impazzito, che per miglia e miglia si avventa sui continenti e divora le vite, turbando persino l’inclinazione dell’asse del pianeta.

E, a pochi anni dal rinnovato terrore bimillenario, tornano in mente le profezie del crepuscolo del mondo, e i sentimenti attoniti di quanti – pur nello sgomento – di fronte alle forze naturali sono riusciti ad articolare solo un indefinibile analfabetismo carico di emozioni contrastanti: consapevolezza, ma anche riconoscimento dell’incapacità di affrontarle.

«Così, percossa, attonita / la terra al nunzio sta,/ muta».

Da questa incapacità di definire la nostra paralisi emotiva si salva solo la parola delle parole, l’unica in grado di dare corpo al disastro: biblico. Così indeterminato, onnicomprensivo e non afferrabile da potersi associare solo al grado zero di una dimensione primigenia: il mare.

La Bibbia si dischiude, nel non-tempo che precede la creazione, con due realtà senza confini: Dio e il mare.

«In principio Dio creò… E le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque».

Poi, su questa sorta di liquido amniotico del caos che si travagliava in cosmo, pronunciò la luce.

«Cosa buona», notò.

E fu, anche se ancora non aveva evocato il sole, il primo giorno.

Di nuovo disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque».

Fu, allora, il secondo giorno.

Il terzo disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un sol luogo e appaia l’asciutto. E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona».

Cosa non buona fu la venuta dell’uomo. E dell’uomo contro l’uomo. Ma quando un popolo, quello egiziano, ne inseguirà un altro, e questo era l’alleato di Dio, Dio combatterà per lui.

E usò, come arma di sterminio, il mare.

«Tu alza il bastone – disse a Mosè -, stendi la mano sul mare e dividilo. Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore, durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d’Oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. Il Signore disse a Mosè: Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani. E il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani gli si dirigevano contro. Le acque ritornarono e il Signore li travolse così in mezzo al mare… e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare».

Questo è l’Esodo (14). E Giobbe, quando osò, nella disperazione, interpellare Dio sulle ragioni del suo dolore, ne ebbe, «in mezzo al turbine», severissima risposta: «Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra? Chi ha chiuso tra due porte il mare, /quando erompeva uscendo dal seno materno, / quando lo circondavo di nubi per veste e di densa caligine per fasce? / Poi gli ho fissato un limite / e gli ho messo chiavistello e porte / e ho detto: Fin qui giungerai e non oltre / e qui s’infrangerà l’orgoglio delle sue onde» (38).

Il dio di Giobbe annichilito parla con la voce del mare.

Per affrontare questo Dio e questo mare dovremo aspettare Dante, la tentazione dell’inosabile e la sfida dell’impossibile.

L’«alto mare aperto» del suo Ulisse e di pochissimi audaci (fatti non «a viver come bruti,/ ma per seguir virtute e canoscenza») ha la disperante malìa dell’intelligenza umana.

Senza confini è l’orizzonte della prima (immaginata) navigazione oceanica. Il cielo rotea la sua cupola incurvando con sé le costellazioni note che tramontano e cedono ad altre ignote e nuove, e la luna, come una lacrima di Mercurio, andando e venendo, riga la notte. I remi sono ali, giacché quella non è una navigazione, è un volo. Anzi, «folle volo». Infatti, quando l’enigma sta per sciogliere i suoi sigilli, dalle sue radici si sprigiona una forza sovrumana.

«Un turbo nacque». Il mare si muove, si spalanca e si richiude.

È dunque tutto scritto e pensato in anticipo? Restano, irrisolti, allora come oggi, tutti i perché.

E restano, come dall’origine dei tempi, solo parole: quelle del Dio biblico e quelle di un poeta medievale.

Il resto?

Come mormora Amleto morente, «the rest is silence».

(R. Iorio)

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5 commenti su “Il resto è silenzio

  1. tandream
    6 gennaio 2005

    Ed io che pensavo che Amleto dicesse soltanto “to be or not to be”… ; )

  2. zabbio
    19 gennaio 2005

    mi chiedo: ma cosa c’entrano la Bibbia, Ulisse e Dante con il maremoto del sudest asiatico? Ma è così difficile avere un minimo di coscienza critica e scientifica, quel po’ che basta per capire che i movimenti tellurici sono semplicemente dei meccanismi naturali con cui la terra si rinnova, si “rigenera”? … e che – purtroppo – è soltanto dal nostro punto di vista “umano” che un terremoto è interpretato come “catastrofe”? Scusate lo sfogo, ma in questi giorni se ne sentono di tutti i colori su questa vicenda e non se ne può più… 🙂

  3. BibliotecadeBabel
    19 gennaio 2005

    Se leggi con attenzione il post, ti accorgerai che è composto da due parti, evidenziate dall’uso di due colori.La prima, in nero, utilizza per incipit la parola tsunami come puro e semplice spunto offerto dalla cronaca: un vocabolo che pochi, prima del 26 dicembre 2004, hanno usato per indicare un fenomeno assolutamente naturale, ma che in poche ore è diventato tristemente familiare ai queattro angoli del pianeta per gli effetti devastanti che conosciamo.Lo spunto (attraverso l’evocazione fornita dalla parola) serviva ad entrare in considerazioni a margine del fenomeno stesso: l’elemento paura, ad esempio, che da sempre caratterizza il rapporto tra l’uomo e i fenomeni che lo colgono di sorpresa o che sono per lui incomprensibili; il fascino e il terrore del limite umano contrapposti all’elemento indefinibile e terrifico per eccellenza (il mare); le proporzioni immensamente grandi di un disastro (cui si attribuiscono comunemente le qualifiche di biblico o apocalittico: non è così?).Da qui, in estrema sintesi, si dipanano le ragioni che spiegano le “divagazioni” visualizzate dal testo in rosso (firmate da Raffaele Iorio).Cosa c’è che non va, caro Zabbio?Nessuno – qui – ha mai sostenuto che i moti della crosta terrestre siano fenomeni alieni, e tuttavia gli uomini ne hanno sempre avuto sacro terrore: nella Bibbia, nella letteratura e nel nostro benestante, sapiente e distratto mondo contemporaneo.

  4. zabbio
    20 gennaio 2005

    Niente che non va, e mi scuso per il commento un pochino impetuoso.
    E’ stato solo un piccolo sfogo… da parte di un lettore che vi segue sempre con immenso piacere. 🙂

  5. BibliotecadeBabel
    20 gennaio 2005

    Ma ti pare? Grazie per l’assiduità! 🙂

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 31 dicembre 2004 da in Senza categoria con tag .

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