Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

La camera azzurra

Storie di vittime e di carnefici, di oggetti del desiderio e di io desideranti destinati alla rovina. Storie di colpevoli senza appello, figli di passioni voraci e devastanti portate fino alle estreme conseguenze e di un peccato avvinto alla più smisurata smania di possesso. Il primo volume dei Romanzi di G. Simenon ricaccia definitivamente nell’angolo il commissario Maigret e lascia spazio alle atmosfere migliori, stringate, asciutte, avvincenti, e a quel fremito delle fantasie che solo il girare morboso intorno alle cose senza chiamarle per nome sa provocare. “Sano erotismo”, suggerisce qualcuno, laddove si parla di passioni sanguigne e sanguinose, come in Lettera al mio giudice o in La vedova Couderc, esplose all’improvviso in vite casuali sprigionandone tutta la possibile energia distruttiva.

Tutti colpevoli, nessuna assoluzione, nessuno scampo: e un profondo senso del peccato e della colpa, che esce da questa prima raccolta e porta dritti alle atmosfere e ai protagonisti de La camera azzurra, alle sue pagine che si leggono tutte d’un fiato sospesi e spaesati dal sovrapporsi dei tempi del racconto e dei fatti. Mi torna in mente il senso di impotenza del lettore di fronte agli eventi che precipitano senza che si possa arginarli, l’amarezza di esserne consapevoli senza riuscire a comunicarne ai protagonisti l’urgenza. Mi torna in mente l’attenzione alla psicologia degli attori, il tentativo di comprenderli nelle loro ragioni profonde anche davanti all’evidenza dei fatti: un tentativo inutile, in fondo, se si pensa all’indolenza di Tony, che mentre racconta e rivive il passato contraddice se stesso persino nella capacità di distinguere le cose realmente accadute da quelle rielaborate. Che quando deve rispondere a domande cruciali “non sa” o “non se l’è mai chiesto”, spiazzando il lettore volenteroso sempre convinto che “tutti agiscano sempre per una ragione precisa”, anche quando tale ragione manca.

Resta l’incantamento di fronte alla forza ed alla nitidezza della scrittura di Simenon: è lei a tenere in pugno protagonisti e lettori, sue vittime disorientate e consenzienti.

[…Com’è diversa la vita nel momento in cui la si vive e quando la si analizza a distanza di tempo! Turbato dai sentimenti che gli venivano attribuiti, Tony era arrivato al punto di non saper più distinguere il vero dal falso, il bene dal male…].

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Questa voce è stata pubblicata il 6 febbraio 2005 da in Georges Simenon con tag , .

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