Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Amore e morte

“È terribile” disse Colin. “Sono allo stesso tempo disperato e terribilmente felice. È molto piacevole avere così tanta voglia di qualcosa”. “Vorrei” continuò “essere disteso in un prato con l’erba già un po’ secca, su una terra inaridita e sotto il sole, sai, quell’erba gialla come la paglia, che si spezza facilmente, con nugoli di bestioline e un po’ di muschio, anche lui secco. Tu ti metti con la pancia a terra e guardi. Bisogna che ci sia anche una siepe con delle pietre e degli alberi contorti, e tante foglioline. È una cosa che ti fa sentire notevolmente bene”. “E Chloe?” disse Chick. “E Chloe, naturalmente” disse Colin. “Ci vedo anche Chloe”.

In un giorno in cui si parla fin troppo di amore – scontato, mieloso e improbabile come l’anima del commercio – mi piace pensare alle atmosfere sorprendenti e surreali di una lettura libera, incurante del bisturi della critica e dell’impossibilità di cogliere ogni allusione culturale abilmente giocata su un terreno strambo, fantastico e coltissimo.

Penso a La schiuma dei giorni e alle circostanze che hanno fatto sì che amassi Vian per questo libro e per averlo letto prima di altri suoi più duri e dissacranti romanzi.

Penso a tutta la sua poesia ad esclusivo servizio di quell’ombra di pessimismo e di morte che disegna il mondo alla stregua di una trappola facendo sì che una casa rimpicciolisca a poco a poco e si chiuda sui protagonisti coincidendo con l’approssimarsi della tragedia.

La poesia, nonostante tutto, nonostante la chiusura dell’orizzonte.

Perché in questo libro da amare come un amico un po’ pazzo, nel quale accadono le cose più improbabili, nel quale si assiste a matrimoni e a funerali al limite del paradosso, nel quale un farmacista confeziona un farmaco ammettendo a priori che il prezzo stabilito è un furto, o in cui un topo prova a pulire i vetri con le zampette facendosi male e ricevendo in soccorso delle stampelle di bambù e un altro decide il suicidio appoggiando volontariamente la testa nelle fauci di un gatto… in questo libro accade anche di poter afferrare e spezzare un raggio di sole.

Accade che la ninfea, il male che cresce dentro Chloe in quella forma, sia un’immagine forte, indimenticabile, perfettamente evocatrice di un amore bellissimo e mortale.

È forse uno dei più bei romanzi d’amore che io abbia mai letto, di un amore gratuito, effimero e profondo che riscatta l’assenza del lieto fine, un amore che è felicità totale e null’altro che se stesso. Non salva i protagonisti dal proprio destino, ma salva la loro esistenza nel momento in cui esistono.

Chloe non disse niente. Soltanto si avvicinò insensibilmente e il suo respiro si fece più rapido. “Non si annoia vero?” domandò Colin. Chloe fece di no con la testa, e, approfittando di questo movimento, Colin poté avvicinarsi un altro poco. “Io…” disse con la bocca schiacciata contro l’orecchio di Chloe, che, in quel momento, girò la testa come per errore, così che Colin la baciò sulle labbra. Non fu un bacio molto lungo; però il seguente andò meglio. Colin allora sprofondò il viso fra i capelli di Chloe, e restarono là, senza dire nulla.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 febbraio 2005 da in Boris Vian con tag , .

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