Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Menti colorate

bardo_odysseusIl multiforme ingegno di cui è dotato è per Ulisse una vera e propria arma, terribile, umana e modernissima, una mente colorata i cui infiniti frammenti si volgono da tutte le parti “come il polpo a cui assomiglia” rappresentando la forma stessa e l’essenza profonda della civiltà di cui siamo parte, inquieta e determinata, sagace, tenace implacabile e a volte crudele, assorta in un ossessivo desiderio di conoscenza.

Ulisse, labirintico e multiforme, è dotato di qualità ermetiche, ama il viaggio, la fuga, la curiosità, la magia, la recitazione, l’inganno, possiede l’arte della seduzione messa in pratica attraverso l’uso della parola, incarna la doppiezza e l’ambiguità prive di valenza morale, ovvero elementi fondanti di una verità che si nutre anche del suo uguale e contrario. Ulisse è freddo calcolo e pianto irrefrenabile, eterna notte del racconto e nostalgia.

Ulisse e Penelope coincidono fascinosamente, ed è forse lei a giocare un ruolo dominante. Entrambi – con il cavallo e con la tela – costruiscono il loro castello di finzioni e menzogne in uno spazio fatto di segni aperti su verità oscure, sulla “religione della casa” (nella quale “il letto costruito nell’ulivo sta come il centro immutabile del mondo”) e sulla maestà del tempo, in nome dell’obbedienza ai capricci e ai destini scritti dagli dèi.

Ma lei, “l’unica in grado di interpretare la scienza dei segni nascosti” e capace di insegnarla a Ulisse, ha il dono del sonno e del sogno, che le permettono di attraversare impartecipe il sangue e l’orrore. È un dono di Atena, che nell’incipiente disperazione le getta un “dolce sonno” sulle palpebre, lasciandola vivere “avvolta dall’ombra, dalla morbidezza, dalla quiete e dall’incertezza dell’inconscio”, mentre Ulisse sperimenta il sonno “simile alla morte”, vuoto di sogni ma costretto ad interpretarli, prima di comprendere che è finito il tempo in cui gli dèi passeggiavano tra gli uomini mostrando il loro vero volto, che la sopravvivenza si lega a più miti consigli e docili accettazioni dei limiti della realtà; che solo ad Itaca, e in nessun altro luogo, può concludersi il suo viaggio.

Solo gli dei ironici, ambigui, che ci ingannano e ci derubano,
hanno la forza e il potere di varcare il confine che ci divide da loro
e di carezzarci con una mano (quasi) amorosa
“.

(P. Citati, La mente colorata, p. 40)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 marzo 2005 da in Eva Cantarella, James Joyce, Piero Boitani, Pietro Citati con tag .

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